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Dopo vent’anni di digiuno, la Formula 1 torna finalmente a parlare italiano. E lo fa con l’accento emiliano, la faccia da ragazzo e il piede pesantissimo di Kimi Antonelli. Il 2026 si apre con la migliore delle notizie possibili per chi tifa tricolore: la Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha messo in pista la monoposto da battere. Nel paddock lo si intuiva già dai test, ma una cosa è avere la macchina giusta, un’altra è avere il pilota capace di trasformare il potenziale in storia. Antonelli, appena diciannovenne, ha deciso di non perdere tempo. Al Gran Premio della Cina il giovane fenomeno bolognese ha fatto capire subito l’aria che tira. Sabato ha piazzato la pole position a 19 anni, 6 mesi e 17 giorni, diventando il più giovane poleman della storia. Un record che racconta molto: talento purissimo, sangue freddo e quella spavalderia tipica di chi non è ancora stato educato dalla paura. Ventiquattr’ore dopo è arrivato il capolavoro. Antonelli ha controllato la gara con la maturità di un veterano e la fame di chi sa di avere davanti un’occasione enorme. Alla bandiera a scacchi la storia era scritta: prima vittoria in carriera, a 19 anni, 6 mesi e 18 giorni. Più giovane di lui, nell’albo d’oro dei vincitori, c’è solo Verstappen. E non è una compagnia qualunque.
Ma per capire davvero il peso di questo successo bisogna riavvolgere il nastro. L’ultima volta che un pilota italiano aveva vinto un Gran Premio risaliva al 2006. Era il Gran Premio della Malesia 2006 e sul gradino più alto del podio salì Giancarlo Fisichella con la Renault. Da allora, silenzio. Vent’anni di attese, illusioni, talenti mai sbocciati e un movimento che sembrava destinato a vivere di ricordi. Tra quattro giorni sarebbero diventati vent’anni esatti senza una vittoria italiana. Antonelli ha deciso che il conto era già abbastanza salato.
La sua impresa non è solo un risultato sportivo: è uno scossone emotivo per un Paese che la Formula 1 l’ha sempre vissuta con passione quasi religiosa. Perché per anni l’Italia ha prodotto ingegneri, tecnici, meccanici, ma non il pilota capace di stare stabilmente davanti a tutti. Ora quel pilota sembra esserci. Giovane, velocissimo e seduto sulla macchina giusta al momento giusto. Naturalmente una vittoria non fa ancora una carriera. La Formula 1 divora promesse con la stessa velocità con cui le crea. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, quello di Antonelli ha il sole alto nel cielo.
E allora la domanda non è più se l’Italia abbia trovato un vincente. La vera domanda è quanto durerà questa nuova era. Perché quando talento, giovinezza e una macchina dominante si incastrano così presto, la storia - di solito - non si limita a un solo capitolo.
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