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Perché Santa Giuliana non è ancora stadio Ilario Castagner

Claudio Sampaolo

08 Marzo 2026, 16:24

Perché Santa Giuliana non è ancora stadio Ilario Castagner

Forse ci siamo. Forse si riusciranno a sistemare alcuni tasselli di ordinaria burocrazia e completare il puzzle per intitolare a Ilario Castagner lo stadio di Santa Giuliana. Come aveva deciso il precedente consiglio comunale, all’unanimità, nel marzo del 2023, per mettere insieme due monumenti:  quella che è stata la casa del Grifo dal giorno dell’inaugurazione (4 settembre 1938) fino all’ultima partita del campionato  della promozione in A (74-75) e l’uomo che ha segnato l’epoca d’oro del nostro calcio.

Perché, allora, fino ad oggi la situazione è rimasta in perfetto stallo, bloccata dalla interpretazione di regolamenti così rigidi da non ammettere (quasi) repliche?

Tutto parte dal “no” della Prefettura, che deve approvare le scelte fatte in questo senso dalle amministrazioni comunali, datato 7 febbraio 2024. Un documento nel quale si legge, tra l’altro, che “non si esprime il nulla osta… in quanto, su conforme parere della Deputazione, non sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Ilario Castagner e non sussistono i presupposti per una deroga”.

La firma è del vice Prefetto vicario, Nicola De Stefano.

Per chiarire meglio: la Deputazione della Storia Patria dell’Umbria è un ente morale che ha sede a Palazzo della Penna ed esprime sempre un parere su intitolazioni di vie, monumenti o altro. Ma  occupandosi per statuto di “tutela e valorizzazione del patrimonio storico e artistico”, temiamo che, probabilmente, in questo caso non si sia andati oltre l’ordinario, mancando un adeguato approfondimento sulla storia di Ilario Castagner.

Qual è la via di uscita, allora? Richiedere, come sta facendo con discrezione Pierluigi Vossi, che ha ereditato il dossier, una revisione della decisione puntando su una deroga possibile  in caso di personalità che abbiano anche “rilevanza nazionale o internazionale”.

Eccoci al punto, allora. Castagner non è stato solo un mito per noi perugini, grazie alle 280 panchine e le 84 partite da grifone (con 32 reti), condite dalle vittorie di due campionati di B e uno di C.  La “rilevanza” è data da una cosa talmente esclusiva che nessuno potrà mai superare: Ilario è stato il primo allenatore della storia del campionato italiano a terminare una stagione imbattuto alla guida della sua squadra. Sappiamo tutti che si parla del 1978-79, col secondo posto raggiunto senza perdere mai, eguagliato, anni dopo, prima dal Milan di Capello (1991-92) e poi dalla Juventus di Antonio Conte (2011-2012).

Castagner, per proseguire sulla strada della “conoscenza” fuori dalle nostre mura urbiche, ha vinto per ben due volte il “Seminatore d’Oro”, come miglior allenatore italiano (74-75 e 78-79), un premio “pesante” visto che la votazione viene fatta tra gli stessi allenatori. Sì, insomma, diciamo che Ilario era ben conosciuto anche in altre città. Valga per tutte Milano sponda Milan (serie B vinta col record di 77 reti segnate) e sponda Inter (terzo posto e semifinale di Coppa Uefa),  senza contare due anni alla Lazio e le esperienze di Pescara, Pisa e Ascoli. In tutto 540 panchine.

Ma non basta, perché bisogna aggiungere che è stato tra i pionieri del commento tecnico alle partite come spalla del telecronista, iniziando a Tele Capodistria per poi passare a Tele Montecarlo, e Mediaset. E, come disse Gianni Cerqueti, suo iniziale compagno di viaggio e poi uomo di punta della Rai: “Ha insegnato a tutti noi come si vede una partita di calcio e come si interpreta, col suo modo esauriente, ma concreto di analizzare le partite”.

Ecco perché, a conti fatti, l’intitolazione dello stadio pare quasi un atto dovuto. A Ilario e ad un altro grande protagonista del calcio perugino e nazionale, il collega Mario Mariano, che ha lanciato l’idea, ma se n’è andato troppo presto per vederla realizzata.

P.S. : se può servire, non solo il San Paolo di Napoli è diventato stadio Diego Armando Maradona il giorno dopo la morte del “Pibe”, ma una identica procedura è stata seguita per l’intitolazione dello stadio di Taranto ad Erasmo Jacovone.

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