Basket
Marco Belinelli alla presentazione del docufilm: "The Basketball Dream"
Metti una mattina a Roma con un mito del basket italiano (e non solo): Marco Belinelli. L’occasione è data dalla presentazione, in anteprima alla stampa, del docufilm “The Basketball Dream” dedicato all’unico giocatore italiano della storia che possa mostrare a figlie, nipoti e discendenti futuri il mitico “anello” dei vincitori dell’Nba. Padroni di casa dell’evento la società “Frame by Frame”, che ha realizzato il progetto, con la produzione di Red Private in collaborazione con Rai Documentari e il patrocinio di Fip e Lba.

La presentazione è stata l’occasione per scoprire un Belinelli mediaticamente... inedito, che ha toccato tutti le fasi della sua carriera, ben raccontati nel docufilm: dagli inizi alla serie A, dai trionfi Nba ai complimenti di Obama, al gran ritorno finale a Bologna. Rispondendo alle domande dei giornalisti, tra cui noi del Corriere dell'Umbria. Ecco alcuni temi trattati dal “Beli”.
IL DOCUFILM “Mai pensato in vita mia di fare una cosa del genere, sono stato sempre molto schivo e riservato nei rapporti con la stampa. Quando invece ho parlato con loro (la produzione, con l'ideatrice del progetto Ellida Bronzetti, lo sceneggiatore Francesco Zippel, il regista Giorgio Tosti ndr) ha condiviso questa grande idea di fare questo docufilm anche per essere d’ispirazione soprattutto a tanti giovani, ma non solo, e non solo nello sport”.

IO E LA STAMPA “Per questo docufilm ho fatto sicuramente l’intervista... più lunga della mia vita, durata tipo 4 ore! (opportunamente utilizzata in fase di montaggio: “The Basketball Dream” dura 87’ ndr). Ma mi sono veramente sentito a mio agio e poi nella mia carriera la stampa e le critiche sono servite tantissimo per farmi ottenere i risultati che sono riuscito a conseguire. Quando qualcuno scriveva male di me l’ho sempre accettato ma con un unico pensiero: ‘Devo farti cambiare idea!’”
NBA EUROPE “Tutti dicono che si farà ma poi quando si passa alla domanda: ‘Ma come si farà?’ nessuno in realtà sa rispondere. Quindi, se non lo sa chi dovrebbe organizzarla, figuratevi cosa possa dirvi io, fermo restando che chiaramente è un’idea che piace a tutti, me compreso. Da parte mia mi rendo disponibile qualora venga ritenuto che io possa dare una mano a questo progetto. E penso potrei essere d’aiuto”.

IO E LA NAZIONALE “Il più grande rammarico della mia carriera è stato quello di non aver vinto nulla con la maglia azzurra. Perché sarebbe stato veramente la ciliegina sulla torta. Sono stato sempre contento ed anzi veramente orgoglioso di rappresentare l’Italia, per me stesso, per la mia famiglia e per tutto il mio Paese. Anche perché da giocatore Nba ritengo che giocare in Nazionale abbia un valore ancora più importante. Non aver conquistato nessun trofeo è stato davvero molto pesante. Ho ricordi che mi provocano grande sofferenza di alcune partite perse, penso a quella di Torino contro la Croazia ma purtroppo ce ne sono state anche altre. Per almeno una decina d’anni sono andato tutte le estati con l’Italia, se non sbaglio la prima convocazione fu nel 2005 con Recalcati. Forse a mancarci è stata un po’ di fortuna, anche se in quegli anni le avversarie erano molto diverse da quelle di oggi, pensate a come erano la Lituania, la Croazia, con un livello molto più alto. Nonostante la nostra squadra fosse veramente forte, penso a quella di Berlino. Forse non avevamo ancora l’esperienza necessaria, mi ci metto io per primo”.
L’UMBRIA... A TAVOLA “Il primo anno di Nba arrivo a San Francisco e tramite il mio agente vado in questo ‘Ristorante Umbria’ che in quel momento era il miglior ristorante italiano della città. Lì conosco questo personaggio clamoroso che si chiama Giulio Tempesta (il proprietario ndr) che è stato come un secondo papà per me, al di fuori della pallacanestro. All’inizio mi ha aiutato tanto per esempio con la lingua, visto che il mio inglese non era certo eccezionale. Da lì è nato questo grandissimo rapporto con lui, con la cucina italiana, con l’Umbria. E’ stato veramente molto bello e nel docufilm è raccontato molto bene”.

I PIU' GRANDI “I giocatori più forti con cui ho giocato nella mia carriera? La scelta è difficile, perché ho avuto la fortuna di condividere il parquet veramente con grandi campioni, però ti dico Kobe Bryant, anche se l’ho sempre affrontato come avversario. Ma è stato qualcosa di unico, e lui ha avuto anche belle parole per me. Io sono nato con Michael Jordan e lui come idoli. Poi Manu Ginobili, molto importante nella mia carriera perché mi ha introdotto nel mondo dei San Antonio Spurs in modo davvero ‘easy’. Poi Chris Paul, che in quell’anno mi ha fatto veramente sentire un giocatore Nba”.
I PIU' DIVERTENTI “I compagni di spogliatoio con cui ho riso di più? Debbo dirti tanti. Sicuramente Baron Davis (presente nel docufilm ndr), Matt Bonner a San Antonio, Nate Robinson a Chicago”.
3X3 A LOS ANGELES “Le Olimpiadi nel 3x3? Sarebbe molto bello e... romantico. Con Andrea (Bargnani ndr) viviamo a 5’, spesso ci incontriamo ad accompagnare i bambini a scuola. Simpaticamente ne abbiamo parlato, ci siamo fatti qualche risata. E anche col Gallo (Gallinari ndr). Probabilmente servirebbero... meno acciacchi ma sarebbe bello, l’occasione per partecipare alle Olimpiadi, a cui purtroppo ho fatto solo da spettatore”.
Chissà Beli, mai dire mai...

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