VOLLEY
C’è chi la chiama egemonia. Chi preferisce parlare di ciclo. A Perugia, più semplicemente, la chiamano abitudine. Perché la Sir Susa Scai Perugia ha fatto della Supercoppa italiana casa propria. Davanti ai 6300 del PalaTrieste, la squadra del presidentissimo Gino Sirci ha piegato 3-1 Verona Volley e ha messo le mani sulla settima Supercoppa della sua storia. Un numero che profuma di leggenda: finora solo la Sisley Treviso era arrivata a tanto. Ma Perugia ha fatto di più. Molto di più. Perché questo è il quarto trionfo consecutivo. Quattro di fila. Nessuno, nella pallavolo italiana, c’era mai riuscito. Non è solo una vittoria: è un solco scavato nella storia.
E se i numeri raccontano una squadra dominante, le percentuali fanno quasi sorridere: sette successi su otto finali disputate. Unico inciampo contro Modena Volley nel 2016-17. Per il resto, una marcia trionfale che trasforma la Supercoppa in una questione privata. La coppa è di Perugia. Punto. Il 3-1 a Verona, seconda in regular season, è anche un messaggio in bottiglia lanciato verso i playoff scudetto. Nelle ultime settimane gli scaligeri sono stati battuti due volte: 3-0 in campionato in casa loro, 3-1 nel giorno che vale un trofeo. Un doppio schiaffo che cancella le scorie: le due semifinali perse nelle ultime edizioni di Coppa Italia e quel 3-2 incassato all’andata in campionato. La memoria, nello sport, è corta quando si alzano le coppe.
E attenzione: Perugia ha vinto da grande squadra vera. Senza Loser e Ishikawa, con Solè a mezzo servizio. Verona, è vero, era priva (parzialmente) di Mozic. Ma quando alzi un trofeo così, con le rotazioni accorciate e la pressione addosso, significa che hai struttura, mentalità, profondità. Ora il conto in bacheca dice 17 trofei: tre Mondiali per club, una Champions League, due scudetti, quattro Coppe Italia e sette Supercoppe. Non male per una realtà che fino a pochi anni fa inseguiva le grandi. Oggi è lei il riferimento.
E poi c’è Angelo Lorenzetti: sesta Supercoppa personale. Un allenatore che dove passa lascia impronte pesanti. Se vincere aiuta a vincere, Perugia arriva al finale di stagione con il vento in poppa. Scudetto e Champions sono lì, dietro l’angolo. E quando una squadra entra in questa dimensione mentale, non si limita a partecipare: pretende. Il messaggio al campionato è chiaro. La Sir non è sazia. E quando la fame si accompagna alla storia, di solito, finisce che ne scrivi altra.
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