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L'INTERVISTA

"Vado in Canada e torno". A breve Turriziani sarà di nuovo alla guida del St. Catharines Roma Wolves: "Ma sogno l'Europa"

Il tecnico: "Il Grifo? Ora Tedesco non guardi in faccia a nessuno. La Ternana può sognare"

Tommaso Ricci

20 Febbraio 2026, 14:49

"Vado in Canada e torno". A breve Turriziani sarà di nuovo alla guida del St. Catharines Roma Wolves: "Ma sogno l'Europa"

Il Canada chiama e Federico Turriziani risponde. Anzi, risponderà. “Mi godo ancora qualche giorno a Perugia e poi si riparte per la nuova stagione”, sorride lui.

Che è l’allenatore, ormai da cinque anni, del St. Catharines Roma Wolves, la società fondata nel 1967 dagli italiani emigrati in Canada, che il tecnico classe 1981 di Montebello ha portato dalla Terza divisione fino alla League 1 Premier, la nostra serie A.

“A metà marzo si riparte per la preparazione in vista del campionato che scatterà un mese dopo, più, aspettiamo solo il calendario. L’11 aprile - fa ancora Turriziani - giochiamo il primo turno di Coppa e, sette giorni più tardi, la prima di campionato”.

Ventidue partite, più quelle di Coppa, appunto, concentrate in cinque mesi, per cui a fine agosto si torna a casa. “Soprattutto in giugno e luglio ci sono tanti turni infrasettimanali da giocare - sono ancora le parole dell’allenatore -. Mi fa sorridere quando qui in Italia si storce il naso se si fanno tre partite in una settimana: a me è successo di giocare anche venerdì e domenica, per dire”.

Il St. Catharines Roma Wolves gioca per migliorare il piazzamento della passata stagione. “Lo scorso anno siamo arrivati a metà classifica - aggiunge Turriziani - e ci piacerebbe fare un passo in avanti, nonostante abbia perso due giocatori importanti che hanno firmato bei contratti da professionisti negli Usa. Li abbiamo rimpiazzati crediamo anche a dovere, ma poi come sempre sarà il campo a dircelo”.

Intanto, però, Turriziani passa le piovose vacanze perugine con la moglie e il figlio di due anni e mezzo e seguendo il calcio di C. “Sì, ho seguito finora da vicino soprattutto le vicende del Grifo - prosegue - ma ho buttato un occhio anche a quello che stavano facendo Ternana e Gubbio. Credo che, almeno a livello tecnico, il Perugia dopo il mercato abbia una delle rose più competitive tra le formazioni che lottano per non retrocedere, ma l’insidia più grande è il tempo, che non c’è .

Tedesco si ritrova una squadra rivoluzionata e deve darle un’impronta in fretta, provando a salvare il salvabile. Purtroppo il calcio di C, in Italia, è in difficoltà: non si programma più, si cambiano allenatori, dirigenti e proprietà di continuo e così non è facile giocare a pallone facendo risultati. Io, ad esempio, la stagione in cui siamo stati promossi in A, ho fatto un punto nelle prime cinque gare, eppure sono rimasto al mio posto e dopo due o tre anni abbiamo cominciato a raccogliere i frutti della programmazione. Ecco, in Italia questo non è concesso ed è un peccato.

Eppure, finito il campionato in Canada, mi piacerebbe tornare in Italia o in un club professionistico in Europa, così da poter vivere anche di più la famiglia. Ma vediamo...”.

E Ternana e Gubbio? “Il Gubbio è stato rallentato da una serie di infortuni importanti, soprattutto in attacco, ma credo quella attuale sia la sua dimensione. La Ternana, delle tre umbre, è quella col gruppo squadra-allenatore più solido. Si sono ripresi da un periodo no e devono cercare di chiudere al quarto o quinto posto, perché da che mi ricordi solo una volta la sesta dei playoff è salita in B, era il Cosenza.

Comunque, ora Tedesco, Liverani e Di Carlo, ciascuno per i propri obiettivi, non devono più guardare in faccia a nessuno, ma fare scelte anche impopolari per dare equilibrio e serenità alla squadra. Poi i conti si fanno alla fine. Tanto, nel caso, sarà sempre l’allenatore a pagare”.

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