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Inter-Juventus 3-2: decide il protocollo (sbagliato). Ma così ci rimette il calcio

Il problema non è il Var, ma le regole del suo (non) utilizzo

Luca Mercadini

16 Febbraio 2026, 09:07

Inter-Juventus 3-2: decide il protocollo (sbagliato). Ma così ci rimette il calcio

A Inter-Juventus non ha vinto soltanto l’Inter. Ha perso il buon senso. E quando perde il buon senso, perde il calcio. Il 3-2 resterà negli archivi come una partita spettacolare, vibrante, degna della rivalità eterna tra Inter e Juventus. Ma resterà soprattutto per un episodio che rischia di avvelenare il campionato: l’espulsione di Pierre Kalulu per una seconda ammonizione che definire generosa è un eufemismo. Un semplice appoggio del braccio al petto dell’avversario trasformato in colpo proibito. Secondo giallo. Rosso. Partita girata. E campionato che si carica di ombre. Già, perché mentre Kalulu prende la via degli spogliatoi, dall’altra parte c’è Alessandro Bastoni — già ammonito — che cade a terra come colpito da un cecchino invisibile, urla, si contorce, poi si rialza e, come per miracolo, trova l’energia per esultare come un forsennato davanti all’espulsione dell’avversario. Se quella non è simulazione, allora il vocabolario va riscritto. E la simulazione, da regolamento, vale ammonizione. Che per Bastoni avrebbe significato secondo giallo ed espulsione. Un’inversione clamorosa. Una sliding door arbitrale che cambia la storia della gara.

Il punto, però, non è — o non dovrebbe essere — la solita crociata contro il VAR. Il VAR è uno strumento. Il problema è il protocollo. Per regolamento, infatti, la tecnologia non può intervenire sul secondo cartellino giallo. Può correggere un rosso diretto, può segnalare un rigore, può intervenire su uno scambio d’identità. Ma davanti a un errore evidente su un’ammonizione che porta a un’espulsione? Mani legate. Ed è qui che il sistema mostra la sua crepa più grande. Perché se uno strumento nasce per evitare errori gravi e plateali, non può fermarsi davanti a un formalismo burocratico proprio quando l’errore diventa decisivo. Non è il VAR da eliminare. Sono le regole del suo utilizzo che vanno riscritte. Il protocollo va aggiornato, non difeso come un totem intoccabile. Il calcio chiede uniformità e buon senso.

E invece troppo spesso si assiste a un’applicazione distorta della tecnologia: falli di mano valutati con metri diversi, pestoni giudicati a corrente alternata, spinte analizzate al microscopio in una partita e ignorate in quella successiva. Interpretazioni variabili, trattamenti difformi, casi analoghi risolti in modo opposto. Così si mina la credibilità del sistema. Così si alimentano sospetti. Così si sposta il dibattito dal campo alle moviole. Inter-Juve meritava di essere ricordata per il calcio giocato. Invece sarà ricordata per un braccio appoggiato che diventa “manata”, per una caduta teatrale trasformata in arma tattica e per un protocollo che, in nome della rigidità, sacrifica la giustizia sportiva.

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