SPORT
Francesco Taccetti
Figlio d’arte, sì. Ma senza scorciatoie. Perché se il cognome Taccetti richiama inevitabilmente l’odore dell’erba e gli spogliatoi del calcio che fu, Francesco ha scelto un altro parquet e un’altra fatica. Oggi, a 48 anni, è il nuovo primo allenatore della Pallacanestro Trieste in Serie A. E non è un premio alla nostalgia: è il risultato di una scalata silenziosa, testarda, tutta costruita sul lavoro. Classe 1977, ingegnere, manager alle Cementerie Barbetti di Gubbio prima di buttarsi a capofitto nella sua vera ossessione: la pallacanestro. Una scelta controcorrente, quasi romantica in tempi di carriere pianificate al millimetro. A 35 anni, quando molti allenatori hanno già un curriculum consolidato, Taccetti riparte dalle basi. Settore giovanile, palestre fredde, trasferte in pullman. Nessuna corsia preferenziale, nessun cognome a spalancare porte.
I primi passi li muove a Ravenna, nel vivaio del Basket Ravenna Piero Manetti. È la stagione 2016/2017 quando passa alla prima squadra: assistente, ruolo spesso oscuro ma decisivo. Lavora e studia sotto tre guide diverse – Antimo Martino, Andrea Mazzon e Massimo Cancellieri – assorbendo idee, metodologie, linguaggi. Un apprendistato vero, senza luci della ribalta ma con tanta sostanza.
Il salto di qualità arriva con la chiamata di Attilio Caja a Reggio Emilia. Non una piazza qualunque: una società che nel 2022 si gioca la finale di FIBA Europe Cup contro il Bahcesehir Koleji. Alta pressione, basket europeo, dettagli che fanno la differenza. E Taccetti c’è. Poi Brescia. Dal 2022/2023 entra nello staff della Pallacanestro Brescia guidata da Alessandro Magro. È la stagione della storia: Coppa Italia vinta da outsider nel febbraio 2023, partendo dall’ottavo posto del tabellone. Un colpo che ribalta gerarchie e pronostici. Anche lì, dietro le quinte, c’è il lavoro maniacale di Taccetti, soprattutto sulla video analysis: studio degli avversari, scomposizione dei possessi, cura dei dettagli.
E adesso Trieste. La promozione a primo allenatore non è un azzardo, ma la naturale conseguenza di un percorso lampante. Porta in dote un mix raro: mentalità aziendale e cultura del parquet. Metodo, organizzazione, numeri. Ma anche empatia, gestione del gruppo, fame. In una Serie A sempre più esigente, la Pallacanestro Trieste sceglie un tecnico che ha dimostrato di saper crescere nell’ombra per farsi trovare pronto alla luce. Figlio d’arte, certo. Ma soprattutto figlio del lavoro. E ora la parola passa al campo. Perché le favole, nello sport, durano un attimo. Le carriere solide, invece, si costruiscono un allenamento alla volta. Proprio come ha fatto Francesco Taccetti.
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