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VOLLEY

Fatal Verona anche per la Sir, dal Bentegodi al taraflex: la storia si ripete

Luca Mercadini

09 Febbraio 2026, 12:32

Fatal Verona anche per la Sir, dal Bentegodi al taraflex: la storia si ripete

Alla fine non è una casualità, ma una sentenza che si ripete. La Sir Susa Scai Perugia cade ancora contro Verona e lo fa nel modo più doloroso possibile: senza combattere. Nella semifinale di Coppa Italia a Bologna, il verdetto è stato impietoso: 3-0, partita mai in discussione e Perugia rispedita a casa con più domande che risposte.

Negli ultimi tempi la Sir aveva già imparato a conoscere il sapore amaro di certe notti veronesi. La Coppa Italia persa lo scorso anno al tie-break, sempre contro Verona, aveva lasciato la sensazione di un’occasione scivolata via per dettagli. Anche una delle rarissime sconfitte in campionato era arrivata allo stesso modo, 3-2, contro la seconda forza della SuperLega, al termine di una battaglia vera. Stavolta no.

Stavolta non c’è stato il dramma sportivo, non c’è stata l’epica del quinto set. C’è stata solo una squadra che ha imposto il proprio gioco e un’altra che lo ha subito. Dal primo set è stata una scorribanda di colpi e muri vincenti con i soliti Mozic, Darlan e Keita a dettare legge ben orchestrati dal regista hawaiano Micah Christenson.

Ed è qui che il termine “Fatal Verona” smette di essere una battuta e diventa una chiave di lettura. Perché certi incroci nella storia dello sport assumono un valore che va oltre la tecnica. Come nel calcio del 1973, quando il Milan di Nereo Rocco, primo in classifica, si presentò a Verona nell’ultima giornata con un punto di vantaggio su Lazio e Juventus. Doveva essere una formalità, si trasformò in un incubo: 5-3 al Bentegodi e scudetto regalato alla Juventus, vittoriosa a Roma. Da allora, “Fatal Verona” è diventata un marchio a fuoco nella memoria sportiva italiana.

Oggi quel fantasma sembra essersi materializzato anche nel volley. Perugia arriva da capolista, da 21 vittorie consecutive, da dominatrice della stagione regolare. Ma in certe partite, quelle che non ammettono repliche, a volte qualcosa si inceppa. A Bologna la Sir è apparsa contratta, prevedibile, fragile da subito. Verona, al contrario, ha giocato con lucidità, ferocia e una serenità da squadra che sa esattamente cosa fare e quando farlo. La gara della Unipol Arena ha ricordato tanto quel 3-0 secco di Roma, quando la Sir di Anastasi uscì sempre in semifinale di Coppa Italia contro Piacenza.

La stagione della Sir non è finita, certo, ma questa eliminazione pesa come un macigno. Non tanto per il risultato in sé, quanto per il modo. Perché perdere può capitare, perdere così no. E quando la storia comincia a ripetersi, non è più sfortuna: è un segnale. Perugia dovrà guardarsi allo specchio e chiedersi se la Fatal Verona sia solo una suggestione romantica o un limite mentale da spezzare prima che diventi una condanna sportiva permanente.

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