CALCIO
Matteo Passeri con la terna della finale di Coppa Italia del 2021
Non segna gol, non alza coppe, non finisce negli album delle figurine. Eppure senza di lui il calcio di Serie A perderebbe equilibrio, rigore e credibilità. Domenica 8 febbraio, in Roma-Cagliari, con la discrezione che da sempre lo accompagna, Matteo Passeri taglierà un traguardo che profuma di storia: 280 presenze nel massimo campionato italiano (per lui il 18esimo consecutivo) nel ruolo di assistente arbitrale. Numeri da record, numeri da élite. Numeri da eugubino vero. Perché Passeri non è solo un segnalinee: è una certezza lungo la fascia, un metronomo umano che corre, osserva e decide mentre tutto intorno accelera. In un calcio sempre più isterico, urlato e iper-tecnologico, lui resta fedele all’essenza del ruolo: occhi lucidi, passo costante, bandierina che parla chiaro.

Il 13 aprile dello scorso anno, all’Olimpico Grande Torino, aveva festeggiato la sua 250esima presenza in Serie A, nel derby della Mole tra i granata e la Juventus e, ancor prima, nel 2023 in occasione di Fiorentina-Monza, era diventato recordman di presenze tra gli assistenti nel massimo campionato.
Ora, arrivare a 280 gettoni in Serie A non è questione di longevità, ma di affidabilità assoluta. Vuol dire aver convinto stagione dopo stagione i designatori, aver superato esami silenziosi ogni domenica, aver resistito alla pressione di stadi bollenti e replay spietati. Vuol dire non sbagliare quando sbagliare è vietato. Da Gubbio e grazie all’indimenticato papà Elvio, Passeri ha portato sui campi più prestigiosi d’Italia uno stile che non fa rumore ma lascia il segno. Altro che comprimari: gli assistenti arbitrali sono il confine tra caos e regola, tra polemica e verità. E Matteo Passeri, quel confine, lo presidia da anni con una naturalezza disarmante.
Domenica 8 febbraio sarà un’altra partita, un’altra linea da controllare, un’altra corsa da macinare. Ma dietro quella bandierina ci saranno 280 capitoli di una carriera esemplare, costruita senza slogan e senza scorciatoie.
Il calcio passa, le mode cambiano. Passeri resta. E Gubbio, ancora una volta, può guardare la Serie A dall’alto… della linea laterale.
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