CALCIO SERIE C
Il Perugia si è già rimesso l’elmetto, ma non per andare all’assalto: per proteggersi dai colpi che continua a prendersi. L’effetto fine anno-inizio anno, sbandierato come una possibile svolta dopo due vittorie consecutive (contro Forlì al Curi e in casa del Guidonia), è durato lo spazio di una promessa elettorale. Tre partite dopo, il bilancio è impietoso: un solo punto, raccolto in extremis contro il Bra, e due sconfitte che fanno male dove fa più male – nel derby col Gubbio e ieri ad Ascoli in una gara notoriamente molto sentita dalla tifoseria. A questo punto è chiaro: il pareggio acciuffato allo scadere con il Bra non è stato un segnale di carattere, ma un campanello d’allarme soltanto rimandato di una settimana.
Le due gare casalinghe, che dovevano essere il fortino della riscossa, si sono trasformate in un peso. E l’attacco, che doveva dare continuità alle vittorie di fine dicembre-inizio gennaio (6 reti appunto con Forlì e Guidonia), ha smesso di pungere, tornando fragile, prevedibile, spesso sterile.
La classifica intanto non aspetta nessuno. Il Perugia è dentro la zona playout con appena 19 punti, terzultimo davanti soltanto a Torres (17) e Pontedera (15) e non per un complotto astrale. È lì perché non segna abbastanza, perché concede troppo, perché nei momenti chiave smarrisce lucidità e coraggio. E ora il calendario si fa davvero spietato: venerdì sera al Curi arriva il Ravenna, Ravenna, secondo in classifica che ancora sogna la rimonta sulla capolista Arezzo distante 7 lunghezze, squadra solida e cinica, esattamente ciò che il Perugia non è in questo momento. Subito dopo, la trasferta contro la Sambenedettese, attualmente a quota 23, scontro diretto dal sapore amaro, con i marchigiani che lottano per non farsi risucchiare e i biancorossi già in piena zona playout.
Sullo sfondo, come un’ombra che si allunga sul Curi, resta la vicenda argentina del presidente Faroni, con la magistratura che osserva e una società che appare più silenziosa che rassicurante. In campo mancano gol, fuori dal campo certezze. Il mix rischia di essere tossico. Il Perugia non è ancora spacciato (ci mancherebbe altro), ma è pericolosamente fermo, e in Serie C chi si ferma non riflette: sprofonda.
Servono risposte immediate, non slogan. Perché il tempo delle attenuanti è finito, e quello degli alibi pure.
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