Calcio
Profondo cordoglio a Terni per la morte di Piero Cucchi, uno degli eroi della prima promozione in serie A (1971-72). Cucchi, rossoverde per 3 anni, ha poi avuto una buona carriera da allenatore ma la sua vita privata è stata funestata dalla tragica morte del figlio Enrico, giocatore dell’Inter, nel 1996 a soli 30 anni. Da quel momento in poi Piero non ha voluto più apparire pubblicamente, né rilasciare interviste. Fece un’eccezione per i 40 anni dalla promozione in serie A proprio col Corriere dell’Umbria. Riproponiamo quella intervista pubblicata il 23 luglio 2012 (nella foto).
A Terni non è più venuto, così come negli ultimi anni ha declinato l’invito per ogni occasione pubblica. Una scelta, quella di Piero Cucchi, dettata dal dramma personale che lo ha colpito nel 1996, quando il figlio Enrico, apprezzato centrocampista lanciato nel grande calcio dall’Inter, se ne andò a soli 30 anni stroncato da un male incurabile. Il suo ricordo vive oggi anche in un’associazione, che ha sede a Tortona, e che si occupa di cure palliative per i pazienti la cui malattia incurabile è in rapida evoluzione. E a Tortona vive anche Piero Cucchi, che dopo il calcio giocato ha intrapreso una buona carriera di allenatore, in serie C (tre campionati vinti con Ischia, 90-91, Juve Stabia, 91-92, e Catania, 98-99). Di Terni e della Ternana non si è certo dimenticato ed anzi la (non facile) impresa di averlo rintracciato dà l’occasione anche a lui di rituffarsi in ricordi piacevoli. “Non ho più sentito i miei vecchi compagni di quegli anni - racconta - anzi, se è in contatto con qualcuno di loro mi farebbe piacere salutarli. Da qualche anno ho deciso di non apparire più in pubblico, lei mi capirà, però ho ricordi nitidi della grande impresa che centrammo e soprattutto della città, dove ho trascorso 3 anni meravigliosi”. Cucchi, legatisssimo a Viciani, era uno dei leader del gruppo. Per la serie A, però, la società decise di non confermarlo. “Ne presi atto e non feci polemiche - ricorda - avevo 33 anni ma stavo bene, visto che giocai ancora due anni ad Arezzo e Savona. Viciani riusciva a tirar fuori da ognuno di noi veramente qualcosa in più. Ricordo come attaccavamo le fasce, anche con i difensori. Era veramente un piacere vederci giocare”.
Nei ricordi di Cucchi, l’altra grande carta vincente fu il gruppo. “Tutti bravissimi ragazzi, debbo dire che raramente nel calcio si trova gente votata al lavoro e ad aiutarsi a vicenda per raggiungere gli obiettivi come quell’anno a Terni. Un gruppo oltretutto umile: solo verso la fine del ritorno, quando vedevamo che eravamo così avanti e che dominavamo dappertutto, capimmo che potevamo davvero farcela”. Ed oggi? “Ho superato un problema alle anche, ora sto bene. Pensi, faccio una sessantina di chilometri al giorno in bici: sono rimasto magro come quando giocavo. Mi saluti i ternani e Terni, che mi riporta alla mente un bellissimo momento della mia vita”.
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