CALCIO
A Perugia succede qualcosa di strano, quasi innaturale per un calcio italiano abituato all’autosabotaggio: mentre tutto intorno sembra scricchiolare, la squadra tiene botta. Mentre la società potrebbe tremare, il campo dice la sua. E mentre il presidente è chiamato a rispondere davanti a un giudice, il Grifo prova a rispondere sul prato verde. Una dicotomia evidente, quasi schizofrenica, che però racconta bene il momento del Perugia.
La “cura” Tedesco–Novellino–Gaucci sta producendo effetti concreti, al di là del punticino in extremis con il Bra. Non miracoli, ma lavoro. E nel calcio di oggi, già questo è un atto rivoluzionario. Il Perugia ha smesso di sembrare una squadra allo sbando e ha ricominciato ad avere una faccia, se non ancora un’anima definitiva. I risultati non sono casuali, ma figli di una gestione tecnica che ha scelto il pragmatismo al posto delle chiacchiere.
Eppure, mentre il pallone gira meglio, fuori dal campo resta un rumore di fondo impossibile da ignorare. Le vicende argentine del presidente Faroni incombono come una nuvola carica di pioggia: il 19 gennaio è una data cerchiata in rosso, quella della comparizione davanti al giudice per una serie di accuse che nulla hanno a che vedere con schemi e moduli. Nessuna sentenza, sia chiaro, ma abbastanza interrogativi da rendere fragile qualsiasi castello societario.
La vera notizia, però, è che il Perugia non si è sbriciolato. Anzi. La società ha fatto quadrato, come si dice nei momenti in cui o ci si stringe o si affonda. Dirigenti, staff e squadra hanno scelto una linea chiara: isolamento dalle tempeste esterne e concentrazione totale sull’obiettivo sportivo. Una scelta finora efficace.
Anche il mercato racconta questa resilienza. Nonostante i timori di una possibile crisi societaria, il club si è mosso con intelligenza, sfruttando le risorse arrivate dalle cessioni per rinforzare l’organico. Nessuna follia, nessun colpo da copertina, ma operazioni funzionali, coerenti con il progetto tecnico. Un segnale forte: il Perugia non è in liquidazione, né tantomeno in fuga. È una società che, almeno per ora, governa l’emergenza invece di subirla.
Resta però una domanda sospesa, fastidiosa come una zanzara di notte: quanto può durare questo equilibrio instabile? Perché il calcio vive di risultati, sì, ma anche di credibilità. E le ombre giudiziarie, per quanto tenute ai margini, prima o poi chiedono il conto. Il rischio è che una situazione oggi “messa in secondo piano” torni prepotente al centro della scena nel momento meno opportuno.
Il Perugia, oggi, è una squadra che lotta contro due avversari: uno in classifica e uno fuori dal campo. Contro il primo sta imparando a giocarsela. Sul secondo, molto dipenderà da eventi che non si decidono nello spogliatoio.
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