CALCIO SERIE C
Al di là delle simpatie o antipatie personali, la vicenda che coinvolge il presidente Javier Faroni in Argentina espone il Perugia a una zona grigia dove il campo conta meno delle carte bollate. E nel calcio italiano, si sa, le società non vengono giudicate per le intenzioni ma per le garanzie.
Il primo rischio è amministrativo e regolamentare. La FIGC non valuta la provenienza “romanzesca” dei capitali, ma la loro tracciabilità, solidità e continuità. Se emergessero dubbi sulla capacità della proprietà (cosa in questo momento comunque da escludere) di sostenere il club nel medio periodo - o se venissero meno fideiussioni, scadenze o requisiti formali - il Perugia potrebbe andare incontro a più di un problema.
Il secondo rischio è giudiziario-riflesso. Anche qualora le indagini o le controversie fossero esterne e riguardassero il presidente a titolo personale o in altri ordinamenti, l'effetto sul club sarebbe tutt'altro che neutro. Un presidente sotto pressione giudiziaria è un presidente meno libero di operare, meno credibile nei rapporti istituzionali e soprattutto meno bancabile. Sponsor, partner e investitori non amano le società che finiscono nei fascicoli prima che nelle classifiche.
C'è poi il rischio sportivo indiretto, spesso sottovalutato. Di fronte a queste voci e con il mercato che incombe qualcuno potrebbe pensare di guardare altrove. In Serie C - dove i margini economici sono già minimi - basta poco perché una stagione diventi un esercizio di sopravvivenza invece che un progetto di crescita.
Infine c'è il rischio reputazionale, forse il più subdolo. Il Perugia è un club storico, con una tifoseria identitaria e un nome che pesa più della categoria in cui milita. Se dovesse finire in narrazioni che parlano più di flussi finanziari che di calcio (nonostante la squadra sia in netta risalita) significa consumare capitale simbolico, quello che non compare a bilancio ma che tiene in piedi una società nei momenti difficili.
Il punto, quindi, non è stabilire colpe o sentenze - quello spetta ai tribunali - ma capire che nel calcio moderno l'opacità è già una condanna. Se la proprietà non chiarisce rapidamente il perimetro della propria solidità e della propria credibilità, il rischio è che a pagare non sia il presidente, ma il club.
E come spesso accade, chi resta davvero senza tutela sono solo i tifosi.
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