L'anniversario
La foto scelta dal figlio Federico per ricordare Ilario Castagner
- Federico Castagner, due anni fa ci lasciava suo papà Ilario, un uomo che ha dato tanto al calcio italiano e a Perugia in particolare. Il suo ricordo è sempre vivo, non crede?
E’ vero, ogni volta che incontro qualcuno, anche che non conosco, quando scopre come mi chiamo cambia atteggiamento. Quando dico “Castagner” e capiscono che sono il figlio di Ilario vedo le persone che si aprono in un sorriso, come se mi volessero abbracciare. Il ricordo di papà effettivamente è vivo in tutti coloro che l’hanno vissuto, anche di diverse generazioni, dai più vecchi degli anni ‘70 a quelli un po’ più giovani che lo ricordano negli anni ‘90.
- Una considerazione che va al di là degli stessi aspetti legati al calcio...
Ho sempre percepito un grande affetto nei confronti di mio padre. E’ stato sicuramente un ottimo allenatore - il Perugia dei miracoli, il Milan, l’Inter e tutto il resto - ma quello che fa più piacere è quando ti senti dire: “Suo papà, che gran brava persona che era!”. Questo ti riempie il cuore.

- Diceva che le persone si aprono in un sorriso al ricordo di Ilario. Ed è proprio con il suo sorriso che lei lo volle ricordare, due anni fa, annunciando la sua scomparsa...
Scelsi una foto che meglio lo rappresentava (in alto sotto al titolo ndr), la definizione “il più bel sorriso del calcio” gliela diede un giornalista, Luigi Luccarini, che mi piace ricordare ora, che secondo me lo inquadrava perfettamente e mi era rimasta tanto impressa. Quando ci fu quel momento triste, in cui bisognava dare quella tristissima comunicazione, mi tornarono in mente quelle parole di Luccarini. E le usai, insieme alla foto che lui aveva scelto quando scrisse la sua biografia e che lo rappresenta molto.

- Qual è la prima immagine di suo padre che le viene in mente quando le chiedono di lui?
Probabilmente proprio quella foto, che esprime la sua grande serenità e il suo modo di essere, lo rispecchia in tutto. Poi, come ogni figlio, sono stati tanti i momenti vissuti insieme. Io peraltro sono stato un bambino fortunatissimo, perché ho vissuto il mondo del calcio dal suo interno senza neanche rendermene conto, l’ho capito solo dopo. Per me il fatto che suonasse il telefono a casa e dall’altra parte ci fosse, per esempio, Giampiero Boniperti che chiedeva di papà, era una cosa normale. O che il giorno del mio compleanno chiamasse Paolo Rossi, in quel momento capocannoniere della serie A, per farmi gli auguri.
- In tanti ricordano Ilario anche nelle vesti di commentatore televisivo, una “second life” ugualmente ai massimi livelli...
Nel 1986, subito dopo l’esonero all’Inter, venne chiamato dalla tv di Capodistria, che si vedeva in Italia e trasmetteva i Mondiali del Messico. Insieme a Gianni Cerqueti, giornalista della Rai, fu la prima esperienza di “seconda voce”, che fino a quel momento non c’era mai stata. Poi continuò con Tele Montecarlo, oggi La7, e poi 10 anni a Mediaset, con anche una finale di Champions commentata. Raccontava divertito come in ogni stadio dove andava ci fosse qualcuno che lo accusava di essere tifoso della squadra rivale. Che so, se commentava la Juventus che fosse interista o se c’era l’Inter gli davano del milanista. Invece era molto equilibrato, vedeva il calco con l’occhio dell’allenatore.

- Ricorderete papà con una cerimonia religiosa?
Sì, per l’anniversario della scomparsa (martedì 18 febbraio 2025 ndr) alle 18, alla chiesa di Ferro di Cavallo.
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