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Cronaca

Omicidio Bala Sagor, Shuryn in aula in lacrime: “Obi era un amico. Chiedo scusa alla famiglia”

L'assassino reo confesso davanti alla Corte d'Assise di Terni ha parlato per 40 minuti: "Non pensavo di poter fare una cosa simile". Sulla ludopatia: “Ero arrivato a pensare solo al gioco”

05 Maggio 2026, 05:30

bala sagor

Bala Sagor, il 21enne ucciso e fatto a pezzi a Spoleto il 18 settembre 2025

“Non cambierà il dolore, ma voglio chiedere scusa alla famiglia di Obi”. Lo ha detto ieri pomeriggio in lacrime, davanti alla Corte d’Assise di Terni, Dmytro Shuryn, 33 anni, in carcere per il omicidio volontario aggravato dai futili motivi di Bala Sagor, per tutti Obi, 21 anni, e per vilipendio e occultamento di cadavere aggravati dalla finalità di celare la morte del giovane. Il cuoco ucraino reo confesso si è sottoposto per circa 40 minuti all’interrogatorio, ricostruendo sia il delitto avvenuto la mattina del 18 settembre scorso nella cantina della palazzina di via Pietro Conti in cui viveva, che le atroci operazioni di smembramento della salma, quindi le uscite servite a nascondere i resti del bengalese in diversi punti di Spoleto e, infine, l’accurato intervento di pulizia compiuto in quella cantina. Shuryn, difeso dall’avvocato Donatella Panzarola, ha definito Obi un “amico che ho sempre aiutato”: i due si conoscevano da tre anni e mezzo e diverse volte il 21enne gli avrebbe prestato soldi per il vizio del gioco, che lui ha sostenuto di avergli sempre restituito. L’ultimo debito era di 150 euro, perché 50 euro Shuryn le aveva già date indietro alla vittima, che la mattina del delitto ha insistito nel tentativo di recuperare anche le restanti.

I due erano in cantina quando, secondo la ricostruzione fornita in aula da Shuryn, Obi lo avrebbe spinto tre o quattro volte. A quel punto il 33enne avrebbe afferrato un coltello, che ha sostenuto di aver trovato in cantina, ha colpito al collo “l’amico”, il quale sarebbe morto nel giro di pochi secondi. Il cuoco ucraino ha poi riferito di aver pensato di chiamare i soccorsi, poi non lo avrebbe fatto per paura, limitandosi a coprire il corpo con un lenzuolo. La sera stessa Shuryn è comunque andato regolarmente al lavoro in un ristorante del centro, mentre Obi nella cucina dell’altro locale non è mai arrivato, con gli amici che nelle ore successive ne hanno denunciato la scomparsa. Le macabre operazioni di smembramento del corpo, il 33enne le ha collocate sempre in cantina, dove sarebbero avvenute a partire dalla mattina dopo l’omicidio, quando ha anche avviato la dispersione dei resti, che avrebbe nascosto in quattro sacchi neri a loro volta trasportati sia con uno zaino che con un borsone.

Quando il sostituto procuratore Roberta Del Giudice in aula ha insistito su alcuni punti, Shuryn si è bloccato: “Non riesco - ha detto - non ero più io in quel momento, non pensavo di poter fare una cosa simile”. Davanti alla Corte d’Assise di Terni (presidente Tordelli), l’imputato ha anche parlato della sua presunta ludopatia, riferendo di avere il vizio del gioco da prima del suo arrivo in Italia, risalente al 2016, e scommette sia in un centro che online: “Pensavo solo al gioco, non dovevo arrivare a questo punto”. E qui si inserisce la nuova richiesta avanzata dalla difesa, tornata a sollecitare una perizia per accertare sul 33enne la ludopatia o altri disturbi che possano aver determinato il suo agire, ma sul punto la Corte si è riservata di decidere al termine del dibattimento.

Ieri in aula è stata sentita anche un’amica di Shuryn, la quale ha sostenuto che tra la primavera e l’estate 2025 l’imputato sarebbe arrivato a rubarle circa 8 mila euro che teneva in casa. Sul banco dei testimoni anche i ristoratori di cui l’imputato e Obi erano dipendenti, lo spoletino che ha trovato la bici e i primi resti della vittima in via Primo maggio, un vicino di casa dell’imputato che nel vano garage della palazzina aveva notato delle tracce ematiche e il titolare del centro scommesse che Shuryn frequentava. In aula si torna tra un paio di settimane.

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