Cronaca
Bala Sagor ucciso e fatto a pezzi lo scorso settembre dal cuoco 33enne Dmytro Shuryn
Non ci sarà nessuna perizia psichiatrica per accertare se Dmytro Shuryn, ucraino di 33 anni, sia effettivamente ludopatico e se questo possa aver in qualche modo compromesso la sua capacità di intendere e di volere nelle ore in cui, non potendo restituire un prestito di 200 euro, ha prima ucciso e poi fatto a pezzi Bala Sagor, il richiedente asilo bengalese di 21 anni, con cui aveva lavorato nella cucina di un ristorante del centro storico. La richiesta è stata formulata dalla difesa del 33enne reo confesso, rappresentata dall’avvocato Donatella Panzarola, ma è stata respinta dalla Corte d’Assise di Terni (presidente Tordelli), davanti alla quale ieri mattina si è aperto il processo per l’atroce delitto di Bala Sagor, per tutti “Obi”.

Presente in aula Shuryn, che è recluso nel carcere di Maiano (Spoleto) dalle prime ore del 25 settembre scorso con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, vilipendio e occultamento di cadavere aggravati dalla finalità di celare la morte di “Obi”. Al processo parteciperà anche la famiglia del 21enne ucciso e fatto a pezzi, che si è costituita parte civile con l’avvocato Paola Picchioni, la quale rappresenta i genitori, la nonna e due sorelle di “Obi”.

L'avvocato della famiglia di Obi, Paola Picchioni
La Corte d’Assise di Terni ha, poi, ammesso la perizia sollecitata dalla Procura di Spoleto, ieri in aula col procuratore capo Claudio Cicchella e con il sostituto procuratore Roberta Del Giudice, per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Scremate le liste dei testimoni presentate dalle parti: in aula sarà sentita anche la mamma di Shuryn, il datore di lavoro di “Obi” e un suo collega. Dopo le questioni preliminari, la Corte ha iniziato ad ascoltare gli investigatori dell’Arma, compresi quelli in organico al Ris, e il medico legale Sergio Scalise, che ha seguito il caso fin dalla serata del 22 settembre, quando tra la linea ferroviaria e l’area verde di via Primo maggio sono stati trovati i primi resti di “Obi” e la sua bicicletta elettrica. In aula è quindi emerso che dopo aver accoltellato al collo e ucciso il 21enne, che in quel momento gli sollecitava la restituzione dei 200 euro, Shuryn avrebbe inizialmente tentato di disfarsi del corpo dell’ex collega infilandolo in una valigia rossa che insieme ad altre custodiva nella propria cantina di via Pietro Conti, dove è avvenuto il delitto. Quel bagaglio aveva subito attirato l’attenzione degli investigatori, perché era l’unico tra quelli trovati a non essere ricoperto di polvere. Non riuscendo a chiudere il corpo nella valigia, il 33enne ucraino ha quindi compiuto il agghiacciante smembramento del corpo di “Obi”, liberandosi dei suoi resti in diverse zone della città, dove poi, a seguito della confessione, ha accompagnato gli inquirenti per le operazioni di recupero. Anche gli accertamenti in cantina compiuti dal Ris si è a lungo parlato ieri davanti alla Corte d’Assise, perché quando gli investigatori sono entrati in quel vano, l’ambiente è risultato pulito. Shuryn, infatti, avrebbe utilizzato candeggina per rimuovere le macchie di sangue ed è quindi stato necessario impiegare il luminol e altri reagenti per trovare tracce ematiche.
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