Martedì 31 Marzo 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Attualità

Femminicidio Papadia, Romita in aula: “Abbiamo litigato tutta la notte”

Il racconto del 48enne: “L’ho spinta contro l’armadio, poi non ricordo nulla”. Gli avvocati delle parti civili hanno chiesto la perizia sui cellulari dell'imputato e della vittima. Il fratello di Laura: "Dopo il matrimonio era cambiata"

31 Marzo 2026, 08:56

Femminicidio Papadia, Romita in aula: “Abbiamo litigato tutta la notte”

Laura Papadia

“Abbiamo litigato tutta la notte, l’ho spinta contro l’armadio, avevo perso la ragione e non ricordo cosa è accaduto dopo”. Questa alcune delle dichiarazioni rese ieri in aula da Nicola Gianluca Romita, 48 anni, che il 26 marzo del 2025 ha strangolato e ucciso la moglie Laura Papadia, 37 anni, nell’appartamento di via Portafuga. L’imputato reo confesso è stato sentito per oltre quattro ore davanti alla Corte d’Assise di Terni (presidente Tordelli), dove è tornato a parlare delle liti con la moglie scaturite dal desiderio di lei di avere un figlio, mentre lui non ne voleva, perché già padre di due ragazzi avuti da precedenti relazioni.

Romita ha collocato alla fine del dicembre 2024 l’inizio delle tensioni con la moglie, ammettendo i suoi ripetuti allontanamenti dall’appartamento di Spoleto, inquadrandoli come interruzioni della relazione coniugale, che però poi riprendeva. Incalzato dal sostituto procuratore Alessandro Tana e dagli avvocati delle parti civili, l’agente di commercio 48enne ha anche riferito di due rapporti non protetti avuti con la moglie nelle prime settimane del 2025, coi test di gravidanza che poi hanno dato esito negativo.

Su quanto accaduto tra la sera del 25 marzo e le prime ore del 26 marzo, quando ha ucciso la moglie, l’imputato continua a sostenere di “non ricordare”, affermando che la notte di lite sfociata in femicidio “nella mia testa non dura più di un minuto”, a causa di quella che ha definito “una percezione del tempo alterata”. Romita ha quindi ricostruito la giornata del 25 marzo, iniziata con un suo risultato professionale, proseguita con alcune compere fatte con la moglie, la cena a casa e, infine, l’ennesima lite per il desiderio di maternità di lei.

Dell’aggressione, culminata con lo strangolamento e l’uccisione di Laura Papadia, l’imputato ha detto più volte: “Non ero lucido, non ero io, avevo perso la ragione”. Difeso dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, Romita ha ricostruito i tentativi compiuti per togliersi la vita, anche se poi “non ce l’ho fatta, non ho avuto lucidità o forza, sono debole”: il 48enne è stato infatti fermato sul Ponte delle Torri di Spoleto dalle forze dell’ordine.

Nell’ambito dell’udienza di ieri, poi, gli avvocati delle parti civili hanno chiesto alla Corte di disporre una perizia per estrapolare e quindi analizzare i dati dell’iPhone di Romita e del dispositivo Android di Papadia, recuperati in due tempi nell’area al di sotto del Ponte delle Torri, dove il 48enne li ha gettati. In base a quanto emerso, infatti, il contenuto dei due smartphone non sarebbe stato analizzato per questioni tecniche a cui, però, il consulente portato ieri in aula dalle parti civili, Salvatore Filograno, ha sostenuto di poter tentare di ovviare. Sul punto la Corte si è riservata di decidere al termine dell’istruttoria dibattimentale.

Ieri, infine, è stato sentito anche l’altro fratello della vittima, Fabio, che ha raccontato di come la sorella fosse cambiata dopo il matrimonio con Romita, diradando di molto i rapporti e allontanandosi di fatto da lui. In aula si tornerà il 9 aprile per proseguire l’esame dei testimoni.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie