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Cronaca

Disabili maltrattate: rinviate a giudizio badante e responsabile della casa di riposo

Il fascicolo era stato aperto dopo il decesso, per cause non legate ai fatti, di una delle due donne che è emerso vivevano in una casa “fatiscente” a Onelli di Cascia

29 Gennaio 2026, 15:10

Disabili maltrattate: rinviate a giudizio badante e responsabile della casa di riposo

Rinviate a giudizio per maltrattamenti aggravati ai danni di due disabili sia la badante 70enne che la responsabile della casa di riposo del Reatino in cui le due invalide soccorse a Onelli (Cascia) avrebbero dovuto trovarsi. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Spoleto, Teresa Grano, accogliendo così la richiesta formulata dalla Procura di Spoleto, che sul caso ha indagato inizialmente col sostituto Andrea Claudiani.

Il processo a carico delle due, difese dagli avvocati Mattia Contessa e Matteo Di Vittorio, si aprirà il 27 maggio davanti al giudice monocratico Ludovica D’Agostino. Il fascicolo d’inchiesta per maltrattamenti è stato aperto nel febbraio 2023 dopo che il personale sanitario del 118 è dovuto intervenire nella sperduta frazione di Onelli (Cascia) per soccorrere una 48enne invalida al 100 per cento che nelle ore successive è poi deceduta per cause non legate ai presunti maltrattamenti. In quell’intervento il medico del 118 ha notato la presenza di ecchimosi sul corpo della disabile e ha quindi allertato i carabinieri, i quali intervenuti a Onelli hanno trovato la seconda disabile che viveva nel paesino a quasi mille metri di altitudine. La donna, affetta da deficit cognitivo, che pure è poi stata affidata alle cure del 118, ha riferito al personale sanitario di essere stata picchiata più volte, ma poi si sarebbe contraddetta e nell’ambito delle indagini preliminari non è stato disposto un incidente probatorio per stabilire la sua attendibilità.

A seguito dei soccorsi dell'invalida 48enne poi deceduta, comunque, è emerso che le due disabili non vivevano nella casa di riposo del Reatino a cui l’assistente sociale del Comune di residenza, anche questo nel Lazio, ha sostenuto di averle affidate, bensì nella casa di Onelli considerata “fatiscente” dagli inquirenti, anche perché priva di riscaldamento.

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