Sanità
Il Punto nascita del San Matteo degli Infermi è chiuso dall'ottobre 2020
Il Comitato percorso nascita regionale si “astiene” sulla riapertura in deroga del Punto nascita e rispedisce la palla per la decisione alla presidente Stefania Proietti. L’organismo, composto da 35 membri nominati nel novembre scorso dalla giunta regionale, ieri mattina ha quindi deciso di non esprimere un parere, rinviando al nuovo Piano sociosanitario la definizione dell’organizzazione della rete materno infantile dell’Umbria.
A pesare sulla “astensione” del Comitato anche il “Richiamo agli standard nazionali per la sicurezza materno-infantile” recapitato a Proietti dalla Società italiana neonatologia, dalla Società italiani pediatri, dalla Società italiana medicina d’emergenza e urgenza, oltreché dall’associazione culturale pediatri e della Federazione italiana medici pediatri. Il documento in questione indica nell’oggetto il Punto nascita di Spoleto e richiama “lo standard di riferimento di almeno 1000 nascite l’anno”, esprimendo quindi “forte preoccupazione rispetto a ipotesi di riapertura di punti nascita con volumi di attività inferiori alle soglie previste (almeno 500 nati, ndr)”, in assenza di documentate e insuperabili criticità geografiche e logistiche, e senza un chiaro e verificabile rafforzamento dei percorsi di emergenza materno-neonatale.
È, dunque, in questo quadro che va inserita l’astensione del Comitato percorso nascita regionale, che si traduce in un nulla di fatto per il primo vero snodo dell’iter a ostacoli verso la riattivazione del Punto nascita.
Sul mancato parere ieri è intervenuto anche il Partito democratico spoletino provando a chiarire la propria posizione sulla partita, sottolineando, di fatto, che “in Umbria sono presenti sette ospedali sede di Dea (cinque di primo livello e due di secondo livello), ma soltanto Spoleto (che è un Dea di primo livello) non ha il Punto nascita dall'ottobre 2020, quando è stato scelleratamente chiuso dalla giunta Tesei per convertire l'ospedale in struttura Covid”. I democratici, quindi, sostengono che “riattivare il Punto nascita significherebbe innanzitutto sanare un’asimmetria che penalizza fortemente questo territorio, ristabilendo equità e corretta assegnazione delle risorse”: sarà ora il Pd spoletino - è scritto in una nota - a battersi in ogni sede per la pari dignità degli ospedali sede di Dea, attraverso scelte basate su sicurezza, ottimizzazione delle risorse e corretta distribuzione, tenendo conto delle rispettive caratteristiche.
A parlare ieri anche il Movimento 5 stelle che, facendo riferimento al documento delle società scientifiche, ha detto di “confidare nella presidente Proietti e nella sua capacità di valutare con equilibrio le esigenze del territorio umbro, tra cui quello di Spoleto e Valnerina, nella stesura del prossimo Piano sociosanitario”.
Tuttavia, nel merito della lettera recapitata a Proietti, il M5s ha sottolineato che “applicando rigidamente lo standard dei mille nati in Umbria dovrebbero rimanere aperti solo i punti nascita di Perugia e Terni”, perché nel 2025 Foligno si è fermata a circa 800, comunque andando ben oltre la soglia minima dei 500 nati, Castello ne ha contati 502 (e quindi con ogni probabilità nel 2026 non raggiungerà la soglia minima), Branca 433 e Orvieto 194. In questo senso, per il M5s non riaprire il Punto nascita di Spoleto significherebbe “ignorare le caratteristiche orografiche della nostra regione e le distanze che molte gestanti dovrebbero affrontare per raggiungere i centri hub”.
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