MONDO VINO
C’è un filo rosso che lega le colline di Montefalco ai salotti della nobiltà romana dell’Ottocento, passando per l’ingegno contadino e arrivando, oggi, fino alle prestigiose terre dello Champagne. È la storia della Cantina Scacciadiavoli, un’istituzione dell’enologia umbra che dal 1884 sfida il tempo e le convenzioni, trasformando il misticismo di un nome in un marchio di eccellenza globale.
Le origini: il sogno "francese" del Principe
Tutto inizia nel 1884, quando il Principe Ugo Boncompagni Ludovisi, esponente dell’aristocrazia romana, decide di investire un in Umbria. Il progetto è rivoluzionario: creare un’azienda vitivinicola in perfetto stile francese. Mentre il territorio era ancora legato alla "vite maritata" (fatta arrampicare sugli alberi), il Principe impianta il primo vigneto specializzato della regione, introducendo il metodo Guyot. Il nome "Scacciadiavoli" evoca un passato denso di suggestioni: dai rituali esorcistici di una zona ricca di leggende (come il vicino Ponte del Diavolo di epoca romana) all'uso del Sagrantino come vino da messa. In pochi anni, la tenuta diventa un modello tecnologico: il "Cantinone", imponente struttura a quattro piani progettata per sfruttare la forza di gravità, inizia a produrre quello che già nel 1888 veniva definito il "Premiato Vino di Montefalco", esportato fino in Giappone e negli Stati Uniti.
La dinastia Pambuffetti: quattro generazioni di passione
Nel 1954 la storia della cantina si intreccia con quella della famiglia Pambuffetti. Amilcare Pambuffetti, che in quella stessa tenuta aveva lavorato come fattore a soli 14 anni, la acquista, dando inizio a un passaggio di testimone che giunge oggi alla quarta generazione. Sotto la guida di Amilcare e Carlo, insieme ai giovani Liù e Iacopo, l’azienda ha saputo coniugare il rispetto per l’architettura originale con l’avanguardia della viticoltura di precisione. Oggi Scacciadiavoli gestisce 130 ettari complessivi (di cui 40 vitati), con una produzione di circa 300.000 bottiglie l’anno. La filosofia aziendale punta dritta alla sostenibilità: dal 2023 la tenuta è in transizione biologica, ottimizzando le risorse e riducendo l’impatto ambientale grazie a una gestione sito-specifica dei vigneti situati tra i 350 e i 450 metri di altitudine.
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Il Sagrantino: tra rito e bollicine
Il cuore pulsante della produzione resta il Sagrantino, vitigno simbolo del territorio che deve il suo nome ai "sacramenti" dei frati francescani. Se il Montefalco Sagrantino DOCG (nelle versioni Secco e Passito) rappresenta l'identità più profonda, Scacciadiavoli ha saputo osare: nel 2005 è stata la prima cantina a vinificare il Sagrantino con il Metodo Classico, creando spumanti Brut e Rosé che hanno sorpreso il mercato per carattere e struttura.
Il ponte tra Umbria e Francia: l'avventura Marie Clugny
L'ultima frontiera di questa evoluzione è scattata nel 2023. L'amore per lo stile d'oltralpe, che fu già del Principe fondatore, si è concretizzato nell'acquisizione del marchio di Champagne Marie Clugny. Si tratta di una co-produzione franco-umbra che vede il team tecnico di Scacciadiavoli (gli enologi Stefano Chioccioli e Liù Pambuffetti insieme al cantiniere Daniele Fanali Mariani) protagonista tra la Côte des Blancs e la Vallée de la Marne.
Dalle argille umbre ai gessi di Cramant, Scacciadiavoli oggi non è solo una cantina storica, ma un laboratorio internazionale dove la tradizione del Sagrantino e del Trebbiano Spoletino dialoga con i "cru" più famosi del mondo. Una realtà che, pur guardando al futuro con macchine che ottimizzano, continua a far invecchiare i suoi vini nelle vasche in cemento del 1909, custodi di una memoria che non accenna a sbiadire.

Per saperne di più consultate il loro sito: https://cantinascacciadiavoli.it/
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