L'INTERVISTA
Fratelli d'Italia riparte dai territori dopo lo “schiaffo” del referendum. Arianna Meloni, capo della segreteria politica e responsabile del tesseramento - nonché sorella della premier - a Foligno ha voluto incontrare i principali rappresentanti di FdI di Umbria e Marche per fare il punto. E indicare le priorità. Sulla strada per ripartire, mette in fila quanto fatto dal governo nazionale.
- Qual è la strategia di ripartenza di FdI dopo il referendum, sia a livello nazionale sia locale?
Pochi giorni fa, con il Decreto Primo Maggio, il governo ha varato misure da un miliardo per incentivare l’occupazione, introducendo per la prima volta il principio del salario giusto, con quattro obiettivi principali: più assunzioni tra le donne e tra i giovani, più assunzioni all’interno della Zes - la Zona economica speciale che dallo scorso autunno comprende anche l’Umbria e le Marche - e la stabilizzazione dei contratti. Altri 10 miliardi sono destinati al Piano Casa, risposta organica e strutturata all’emergenza abitativa: parliamo di 100 mila alloggi tra popolari e affitti calmierati che saranno disponibili nei prossimi anni. Casa e lavoro, due pilastri del nostro sistema sociale: se vogliamo parlare di ripartenza, ripartiamo da dove non ci siamo mai fermati. In tre anni e mezzo di governo Meloni l’occupazione è cresciuta costantemente, oggi abbiamo 1,2 milioni di posti di lavoro in più e mezzo milione in meno di contratti precari. E, anche in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo, con il decreto energia e il taglio al costo di benzina e diesel il governo ha dato una mano concreta a famiglie e imprese. Andiamo avanti, continuiamo a lavorare sul programma per cui gli italiani ci hanno votati e continuano a darci fiducia. Il governo di Giorgia Meloni è diventato il secondo più longevo della storia e secondo gli ultimi sondaggi il Presidente del Consiglio è la leader che riscuote più fiducia in assoluto nel panorama nazionale. Certo, c’è ancora molto da fare: ma non stiamo cambiando traiettoria, stiamo accelerando sulla stessa strada. E gli incontri che stiamo facendo in tutte le regioni, insieme al responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, ci danno l’opportunità di ascoltare le esigenze del territorio e tradurle in azione.
- Una regione centrale come l’Umbria rischia spesso di subire il protagonismo di altri territori.
Non negli ultimi tre anni e mezzo: l’attenzione del governo verso l’Umbria è misurabile da tante misure che hanno lasciato il segno. Dall’impegno per la ricostruzione post-sisma, tra Umbria e Marche, con il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, alle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Fino all’ampliamento della Zes, la Zona economica speciale, che nel Mezzogiorno ha portato a una ripresa senza precedenti e comincia a dare i suoi primi frutti anche in Umbria e Marche, grazie alla semplificazione burocratica e a un sistema di incentivi a sostegno delle imprese.
- Le regionali sono lontane, ma già si può anzi si deve iniziare a studiare una strategia per le candidature, in Umbria e in Toscana: dovranno essere nomi di partito o della società civile? E nelle Marche, per il dopo Acquaroli?
In questo momento siamo concentrati sul governare bene nelle regioni in cui siamo maggioranza e fare un’opposizione concreta e costruttiva dove non lo siamo. Quando sarà il momento lavoreremo per trovare il miglior candidato, a partire da una classe dirigente preparata e radicata sul territorio.
- Le amministrative, invece, sono vicine. In Toscana in particolare si va al voto in tre comuni capoluogo: Arezzo, Prato e Pistoia. Come vede queste sfide?
E’ sicuramente una tornata importante e ci arriviamo preparati. Siamo presenti ovunque con liste competitive e candidati di livello. La Toscana non è più così rossa, tutte le città sono contendibili. Ad Arezzo, centro imprenditoriale nevralgico per l’intera regione che interessa particolarmente i vostri lettori, siamo reduci da anni di governo di centrodestra e intendiamo proseguire con una candidatura forte: Marcello Comanducci, civico sostenuto da Fratelli d’Italia e tutto il centrodestra unito.
- Crede che la crisi internazionale abbia intaccato il consenso di FdI e il governo di sua sorella Giorgia Meloni?
I sondaggi ci dicono che gli italiani hanno ancora ampiamente fiducia in Fratelli d’Italia e in Giorgia Meloni. Anzi, per la prima volta nella storia della Repubblica, dopo tre anni e mezzo di governo il consenso nei confronti del Presidente del Consiglio è cresciuto. Credo sia un segnale del fatto che gli italiani sono capaci di andare oltre gli attacchi puramente ideologici. Hanno capito che Giorgia Meloni sta facendo l’interesse dell’Italia in ogni contesto, a partire proprio dai tavoli internazionali aperti in questa fase, complessa e delicata da gestire.
- Andrà avanti la proposta di legge elettorale con il proporzionale e il premio di maggioranza nazionale?
L’Italia ha bisogno di stabilità, mai come in questi ultimi anni abbiamo capito quanto sia preziosa per la nostra credibilità, la crescita, la tenuta dei conti. E per ottenerla abbiamo bisogno di una legge elettorale che garantisca un vincitore certo e una maggioranza certa. Gli italiani sono stufi dei governi nati dagli accordi di palazzo. E al di là delle prese di posizione strumentali, credo che anche larga parte della sinistra lo sappia e abbia l’interesse a lavorare con noi a una legge elettorale migliore di quella attuale.
- Se dovesse indicare le tre priorità di Fratelli d’Italia per questo finale di legislatura?
Andiamo avanti con quelle che sono sempre state le nostre priorità per rimettere in piedi questa nazione. A partire dal sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, con una particolare ai più deboli. Ovviamente non trascureremo un tema molto sentito dagli italiani: la sicurezza. Lo stiamo affrontando con determinazione. Con l’ultimo decreto sicurezza abbiamo reso più stringenti le misure contro la detenzione illegale di coltelli, oggi molto diffusa anche tra i giovanissimi. Continuiamo a sostenere l’operato delle forze dell’ordine, attraverso maggiori tutele e interventi concreti su contratti e assunzioni. In questo contesto si inserisce anche il protocollo Italia-Albania, per agevolare i rimpatri dei migranti irregolari. Un accordo tanto ostacolato in Italia, che adesso tutta Europa ci copia. L’Europa ci guarda e sempre più spesso ci indica come modello, per la tenuta dei conti, per le soluzioni innovative ai problemi che riguardano tutto il Vecchio continente: siamo tornati ad essere un interlocutore credibile. Abbiamo riportato l’Italia al centro dello scacchiere internazionale e non smetteremo di lottare per difendere il ruolo che merita.
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