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INTERVISTA ESCLUSIVA

L'ambasciatore iraniano Mohammad Reza Sabouri al Corriere: "Gli attacchi israeliani al Libano mettono in discussione i negoziati"

"La pace non è un concetto irraggiungibile. Ma il regime sionista ne indebolisce le basi"

Sergio Casagrande

10 Aprile 2026, 15:00

L'ambasciatore iraniano al nostro giornale: "Gli attacchi israeliani al Libano mettono in discussione i negoziati"

La tregua tra l’Iran e Usa-Israele c’è. Ma la guerra in Medio Oriente no, quella non si è ancora fermata perché su Beirut sono piovute ancora bombe. Parte da qui, dalla pausa accettata da Donald Trump e dalla volontà di Netanyahu di non interrompere le operazioni in Libano, la nostra conversazione con l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran in Italia, Mohammad Reza Sabouri.

Una tregua che ha evitato il peggio, ma che non ha spento il fuoco. Perché mentre Washington e Teheran sembrano voler dialogare, Gerusalemme continua a usare le armi. Nel mezzo, un equilibrio fragile. E una trattativa che rischia di nascere già sotto pressione. E allora la prima domanda diventa inevitabile: Ambasciatore, la mediazione del Pakistan ha portato a una tregua accettata da Donald Trump ed ha evitato un’escalation globale quando si era ormai vicinissimi a un punto di non ritorno, ma la pace è davvero possibile? E i 10 punti che avete proposto per far proseguire la tregua hanno margini per essere trattati se Usa e Israele faranno delle proposte alternative?


Senza dubbio, la pace non è un concetto irraggiungibile, anche se la sua realizzazione richiede una volontà autentica e uno sguardo basato sulle realtà sul campo.

L’iniziativa del Pakistan per ridurre le tensioni è un passo positivo e costruttivo. Il piano in dieci punti dell’Iran offre un quadro di principi per il dialogo. Qualora vengano presentate proposte alternative volte a garantire gli interessi legittimi dell’Iran, esse avranno certamente la possibilità di essere esaminate al tavolo dei negoziati.

- Mentre si parla di cessate il fuoco, Israele continua a colpire il Libano: l’Iran sostiene che il Libano rientri nel perimetro della tregua, mentre gli altri lo escludono. E’ per voi una linea rossa? Ovvero, se questa ambiguità non viene sciolta subito, il rischio concreto è che la trattativa non abbia mai inizio?

Il cessate il fuoco in Libano è parte integrante del cessate il fuoco tra Iran e America e anche il rispettato primo ministro del Pakistan ha dichiarato nel suo tweet che il Libano rientra nell’ambito di questo cessate il fuoco, e che anche gli Stati Uniti lo hanno accettato.

La continuazione degli attacchi del regime sionista contro il Libano in tali circostanze può indebolire le basi della fiducia e mettere seriamente in discussione l’intero processo negoziale.

- Che speranze reali ci sono di veder riaperto lo stretto di Hormuz?

La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre dichiarato che lo Stretto di Hormuz non è completamente chiuso, ma che il transito delle navi deve avvenire con un coordinamento sotto la supervisione e il controllo delle forze militari e sovrane iraniane.
La Repubblica Islamica dell’Iran, che si trova sotto una vasta aggressione militare da parte degli Stati Uniti e del regime sionista, non può consentire il passaggio alle navi che operano per i nemici dell’Iran.

- I nodi sul tavolo intanto sono sempre gli stessi: nucleare, missili, sanzioni, rapporti con Hezbollah e Houthi. Qual è, concretamente, il primo passo che gli Stati Uniti devono ora compiere per rendere credibile un dialogo? E quali Israele?

Il primo passo in qualsiasi percorso diplomatico è la costruzione della fiducia, ma purtroppo gli Stati Uniti non sono mai riusciti a dimostrare di essere un interlocutore sincero su cui si possa fare affidamento.

Un esempio evidente è la guerra dei 12 giorni del giugno 2025 e il recente conflitto, avvenuti nel pieno della diplomazia e durante i negoziati, proprio nel momento in cui si prevedeva di raggiungere un accordo finale.

Purtroppo, sembra che il regime sionista e la sua lobby negli Stati Uniti esercitino il maggiore controllo sul governo americano.

- Dopo settimane di attacchi, l’Iran in che condizioni si trova? Perché Mojtaba Khamenei non appare in pubblico? E perché siete convinti di poter negoziare da una posizione di forza?

La serie di ampie aggressioni militari da parte degli Stati Uniti e del regime sionista contro il nostro Paese si è verificata per la seconda volta.

Le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran, insieme a tutti i cittadini iraniani, in questo periodo hanno dimostrato, con il loro coraggio e la loro presenza attiva su tutti i fronti, una resistenza ed una fermezza esemplari, che hanno portato al fallimento del nemico in tutti i suoi obiettivi.

L’assenza della Guida Suprema della Rivoluzione è dovuta a motivi legati alle condizioni di guerra e alla sicurezza.

- Se la tregua dovesse interrompersi quali strategie intendete portare avanti? L’Iran è nelle condizioni di continuare a tenere testa agli attacchi qualora si intensificassero? E la minaccia di Trump che voleva distruggere l’intera civiltà persiana quanto realmente vi intimorisce?

La nostra strategia si basa sulla deterrenza e sulla legittima difesa. In caso di violazione del cessate il fuoco, le risposte saranno proporzionate e nel quadro del diritto internazionale.

L’Iran dispone delle capacità necessarie per gestire situazioni complesse e adotta un approccio ponderato di fronte alle pressioni.


Per quanto riguarda le minacce, va detto che la civiltà iraniana è troppo radicata per essere scossa da tali dichiarazioni; prendiamo sul serio le minacce, ma le consideriamo anche un fattore di rafforzamento della coesione nazionale.

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