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Referendum

In Umbria fronte del Sì frenato dagli elettori di Forza Italia e Lega, l'analisi di Brachelente e Forcina

Determinante è stato il grado di fedeltà dei votanti rispetto alle indicazioni dei partiti

26 Marzo 2026, 20:05

In Umbria fronte del Sì frenato dagli elettori di Forza Italia e Lega, l'analisi di Brachelente e Forcina

Dalla parte del No - tra le liste di sinistra - una fedeltà molto elevata, tra l’85% e il 95%, mentre sul fronte del percentuali simili si sono registrate solo tra gli elettori destra di FdI. Un’adesione molto bassa, invece, è stata registrata tra le fila di Forza Italia (circa il 60%) e Lega (neanche il 50%). Così nella Sala Valnerina di Palazzo Cesaroni, ieri, il professor Bruno Bracalente e il professor Antonio Forcina, del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia, hanno dato una chiave di lettura al voto per il referendum sulla giustizia che ha visto prevalere in Umbria il No, seppur con uno scarto inferiore al resto d’Italia. L’analisi dei flussi elettorali racconta molto più di un risultato, spiega le dinamiche profonde che determinano una vittoria o una sconfitta. L’analisi dei flussi dalle Europee 2024 al referendum costituzionale sulla giustizia del 2026, è stata presentata grazie allo studio elaborato in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’assemblea legislativa della Regione Umbria.



Forcina ha chiarito che il metodo statistico utilizzato per stimare i flussi si è basato sul confronto con le precedenti elezioni europee, includendo anche il “non voto” (astenuti, schede bianche e nulle) e sul presupposto di una certa stabilità del comportamento degli elettori tra le due consultazioni.
Le stime sono state effettuate su circa 950 sezioni, ripartite in 19 zone di comuni contigui e successivamente aggregate a livello regionale.
Il primo dato rilevato, ha spiegato Bracalente, è che in Umbria il No ha prevalso sul Sì con una forbice più contenuta (3,4%) rispetto al dato nazionale (7,5%). L’analisi ha consentito di valutare sia il grado di fedeltà degli elettori alle indicazioni dei rispettivi partiti, sia le scelte di voto degli astensionisti delle Europee, molti dei quali si sono, invece, recati alle urne per il referendum. Nel complesso, la fedeltà alle indicazioni di voto dei partiti è risultata più elevata nello schieramento per il No e questa appare come la causa principale dell’esito referendario. In particolare, tra le liste di sinistra a sostegno del No, la fedeltà è stata molto elevata, collocandosi tra l’85 e il 95%, mentre, sul fronte opposto, livelli simili (85%) si sono registrati soltanto tra gli elettori di Fratelli d’Italia.
Al contrario, l’adesione alle indicazioni del partito è stata molto più contenuta tra gli elettori di Forza Italia (il Sì non ha superato il 60%) e ancor più bassa tra quelli della Lega (neppure il 50%).
“Dunque, la fedeltà c’è stata – ha chiarito Bracalente – da parte degli elettori del Pd, del M5s e, soprattutto, di Avs, un gruppo granitico che ha votato per il No in tutte le zone; la stessa fedeltà è stata riscontrata anche negli elettori di FdI. Molto meno negli elettori di FI e ancor meno in quelli della Lega. Questa è la ragione del risultato elettorale in Umbria ed è probabile che questo sia avvenuto anche a livello nazionale”.



Più dettagliatamente, nel fronte di sinistra gli elettori di Avs hanno votato quasi unanimemente No, mentre una quota degli elettori del M5s e Pd si è astenuta (rispettivamente 13% e 10%). Solo una minima parte del Pd (3%) ha votato Sì, in linea con una componente interna al partito. Molto diverso è il quadro che emerge sul fronte opposto, caratterizzato soprattutto da livelli elevati di astensione: circa 1/3 tra gli elettori di FI e ben il 45% tra quelli della Lega. A questi deve aggiungersi una quota, per entrambi i partiti, pari all’8-9% di adesioni alle ragioni del No.
Un altro dato particolarmente interessante emerso dall’analisi è stato il grande ritorno al voto degli astenuti alle Europee del 2024: oltre 100.000 elettori sono tornati alle urne, distribuendosi in modo sostanzialmente equilibrato tra i due schieramenti. Un fenomeno sorprendente, sebbene non del tutto inedito: qualcosa di simile era avvenuto anche per il referendum del 2016 (Renzi), quando tornarono al voto oltre 70.000 umbri che si erano astenuti alle precedenti Europee del 2014. “Questo è un segno politico estremamente importante – ha sottolineato Bracalente – perché questi 110.000 elettori sono tornati al voto per motivi opposti: chi per sostenere le ragioni del Sì e del governo, in quanto questo è stato un referendum quasi politico, e chi è tornato a votare per sostenere il No contro il governo”.
L’analisi ha evidenziato, inoltre, che il voto referendario ha diviso in due la regione anche dal punto di vista geografico. “In Umbria il No ha trionfato soprattutto in tre zone: a Gubbio, nella zona del Trasimeno, entrambe tradizionalmente di sinistra, e nell’area urbana di Perugia – ha spiegato Bracalente – invece nelle aree periferiche e nelle frazioni, così come in Valnerina, nella zona di Gualdo Tadino e in quella di Todi, ha vinto il Sì”.
Queste differenze riflettono comportamenti elettorali distinti: nelle aree urbane, prevalentemente orientate al No si è registrata una minore astensione e una maggiore fedeltà alle indicazioni di partito, con l’unica eccezione di FI (con una fedeltà dei propri elettori al sostegno del Sì che si è fermata al 56%). Al contrario, nelle zone periferiche, più favorevoli al Sì, è stato più elevato l’astensionismo degli elettori di quasi tutti i partiti (tranne FI): “nell’Umbria del Sì la Lega si è astenuta al 60%. Anche il Pd e FdI si sono astenuti più nell’Umbria del Sì e molto meno nell’Umbria del No, perché nelle aree più periferiche e nei piccoli centri si è scelto di non votare”. Del resto, nonostante il boom di affluenza, l’astensionismo è rimasto comunque elevato: il 35% in Umbria e il 41% a livello nazionale. 

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