TERNI
Diversi “sassolini” tolti dalle scarpe - a volte più simili a bordate - dopo l'estromissione dalla giunta comunale con il rimpasto di San Valentino deciso dal sindaco Stefano Bandecchi. Ma anche precisazioni e, soprattutto, la convinzione di aver operato bene e in una fase straordinaria dal punto di vista delle opere pubbliche in città.
L’ex assessore comunale Giovanni Maggi, per circa due anni e mezzo al vertice dei lavori pubblici, Pnrr, edilizia residenziale, parla della sua esperienza nell'esecutivo di palazzo Spada.
Partendo da un dato: "Durante il mio incarico sono stati gestiti circa 120 lavori, fra progettazioni e interventi, per un ammontare prossimo ai 120 milioni di euro."
Una fase senza precedenti condotta grazie allo sforzo degli uffici.
Poi c'è tutto il resto. A partire dalla sua esperienza di politica attiva, "che è conclusa, in ragione anche dell'età e un po' della delusione provata."
"Sarò ben lieto invece di mettere a disposizione idee e consigli a chi vorrà, nell'interesse della città".
Si parte dal reset della giunta, rivelatosi alla fine dei conti parziale: "In questi due anni e mezzo il sindaco non ha mai sollevato obiezioni verso il sottoscritto e il mio operato, ma ha sempre apprezzato e condiviso il lavoro svolto.
La scelta di estromettermi dalla giunta, oltre che un fulmine a ciel sereno, mi è ancora incomprensibile, per metodo e motivazioni. Anche in ragione del rapporto fiduciario che c'è sempre stato, avrei apprezzato un colloquio franco che sarebbe stato coerente con la considerazione sul piano personale e umano che ho per Bandecchi."
"Così non è stato e anche la motivazione avanzata, quella di voler esprimere una accelerazione all'azione amministrativa, si scontra con altre dichiarazioni del sindaco, in particolare quella di avere bisogno di figure che firmino gli atti e basta."
"Se questa è la ragione, ha fatto bene a mandarmi via perché mai avrei condiviso in modo acritico scelte non ritenute giuste per la città".
Su quest'ultimo punto, Giovanni Maggi afferma di aver evidenziato, nel tempo, punti di vista diversi – e non tutti accolti o accolti subito – su alcune operazioni: "Ad esempio la settima e ottava corsia del camposcuola, idea fortunatamente caduta e che avrebbe creato problemi di tipo economico, sui tempi ed anche alle stesse società sportive.
Ora Terni potrà contare su un impianto perfettamente tarato sulle esigenze della città e del suo movimento sportivo".
Maggi si dice anche favorevole all'accensione di mutui da parte del Comune, "ed è un bene che il sindaco abbia cambiato orientamento, perché le condizioni delle strade sono un'emergenza e come tale va affrontata, anche con il supporto di ditte esterne.
Avevo già avanzato la proposta di contrarre mutui per le strade per il 2026, non era stata accolta, ma ora mi pare che sia stata fatta proprio questa scelta".
Poi, sul lavoro condotto come assessore: "È stata una bella esperienza in una fase che, per quantità e portata di progetti e lavori coordinati dall'ufficio tecnico, non credo abbia precedenti a Terni. E non parlo soltanto del Pnrr, peraltro molto complesso in relazione al rispetto della normativa nazionale e sul quale non c'è un solo lavoro in ritardo, come certificato anche da soggetti esterni. Ma mi riferisco pure ad opere come il sottopasso di Cospea, la variante Staino-Pentima, che speriamo ora prosegua, il campo da rugby di San Valentino, la pista ciclabile del lago di Piediluco, il nuovo playground di Borgo Bovio, le risorse reperite per l'efficientamento delle scuole."
Ecco – precisa l'ex assessore comunale – sulle scuole vorrei chiarire che non ho mai affermato che il sindaco ha tagliato i fondi, ma solo che l'amministrazione ha proceduto con finanziamenti estemporanei in relazione alle necessità del momento, attingendo di volta in volta dal fondo del sindaco. Metodo che mi pare venga modificato, ora, in modo migliorativo con manutenzioni programmate."
Sempre a Bandecchi è diretto l'ultimo messaggio: "Dopo il cambio della giunta, un passaggio di un suo comunicato mi ha lasciato amareggiato: quello in cui afferma, di fatto, che gli assessori hanno tutti “un prezzo” e che chi lo merita avrà incarichi nelle sue aziende e non verrà lasciato “a piedi”.
La verità è che c'è ancora chi aderisce ad un progetto politico perché ci crede davvero, perché crede ai principi, e non perché ha bisogno di soldi".
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