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POLITICA

Lo Stretto di Hormuz chiude e il prezzo del petrolio schizza alle stelle: la Regione Umbria chiede una svolta energetica radicale

L'assessore regionale Thomas De Luca: "Serve un grande balzo in avanti sulle rinnovabili: un impianto fotovoltaico per ogni tetto"

Andrea Pescari

02 Marzo 2026, 16:03

Chiusura dello Stretto di Hormuz, la Regione Umbria chiede la svolta energetica: "Un impianto fotovoltaico per ogni tetto"

Quanto paventato nel giugno del 2025 è purtroppo divenuto realtà. La chiusura dello Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio e corridoio vitale che collega il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America, rischia di trascinare l'economia globale in un quadro di profonda incertezza". Con queste parole l'assessore regionale Thomas De Luca torna a ribadire l'urgenza di una svolta energetica radicale per l'Umbria.

Lo stretto è un corridoio vitale attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. La sua chiusura ha già provocato un'impennata del prezzo del Brent, salito del 10% a 80 dollari con proiezioni che vedono quota 100 dollari al barile nel brevissimo periodo. "Mentre - prosegue De Luca - Donald Trump dichiara cinicamente di 'non essere preoccupato' per l'impatto sui prezzi, noi ci troviamo nuovamente a pagare duramente le violazioni del diritto internazionale e le strategie di tensione di Netanyahu. In questa situazione la Regione Umbria non può rimanere ostaggio di chi rallenta la transizione energetica. Il governo deve comprendere che non possiamo permetterci di puntare tutto sul nucleare che richiederà decenni per essere operativo. Abbiamo bisogno di impianti ora: idroelettrici, eolici e fotovoltaici sono le uniche risposte concrete per mettere in sicurezza le nostre famiglie e le nostre imprese. Anche di grandi impianti situati nella giusta collocazione".

"Non è più solo una questione ambientale, ma di sicurezza della nostra comunità regionale. Il Piano delle aree di accelerazione è in fase di completamento del percorso di valutazione ambientale, saremo tra le prime regioni ad avere questo strumento ma serve un grande balzo in avanti" - dice l'assessore De Luca, richiamando l'attenzione sulla legge regionale “Energia Umbra”.

"È bene ricordare che oggi ogni edificio è area idonea. Quindi installare un impianto fotovoltaico su qualsiasi copertura è oggi un percorso assolutamente semplificato, anche in area vincolata. La Regione sta facendo la sua parte ma serve uno strumento straordinario di finanziamento da parte del Governo al fine di garantire concretamente il diritto all’autoproduzione di energia”. Conclude l'assessore: "Se non intendono chiamarlo Superbonus, lo chiamino come vogliono ma è evidente che oggi più che mai è necessario che ci sia un impianto fotovoltaico per ogni tetto".

La chiusura dello stretto di Hormuz

Le navi hanno cessato di attraversare lo Stretto di Hormuz, il cruciale passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

Il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e che è una degli assi marittimi tra i più importanti al mondo, ha subito un forte rallentamento sabato dopo gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. E' quanto sostengono gli esperti del settore e i dati marittimi analizzati dal New York Times.

La piattaforma di monitoraggio navale MarineTraffic ha registrato un calo del 70% del traffico marittimo attraverso lo Stretto, secondo quanto riferito da Dimitris Ampatzidis, analista senior di Kpler. La maggior parte delle navi presenti nell'area ha effettuato inversioni di marcia, deviato su rotte alternative o iniziato a navigare a velocità ridotta nel Golfo di Oman, ha aggiunto. "Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Qatar sono i paesi più esposti" ha osservato Ampatzidis evidenziando come "la maggior parte delle loro esportazioni di greggio e Gnl via mare passi per lo Stretto di Hormuz".

Tuttavia una chiusura completa dello Stretto di Hormuz sarebbe un'impresa difficile anche per l'Iran, poiché richiederebbe una presenza militare continua e nello stesso tempo ridurrebbe la capacità dell'Iran per effettuare altre operazioni, ha sototolineato Ampatzidis. Secondo TankerTrackers.com, una società che monitora le spedizioni globali di petrolio, 55 petroliere rimangono nelle acque iraniane, 18 cariche di greggio e 37 a vuoto. Il collo di bottiglia nello stretto minaccia le forniture globali di petrolio e le esportazioni petrolifere dell'Iran.

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