PERUGIA
Il segretario regionale del sindacato Angelo Manzotti
Cisl Umbria con un documento della segreteria regionale “rilancia il dibattito sulla sanità, voce principale del bilancio regionale e in modo particolare sul Piano socio sanitario, decisivo per la qualità della vita futura dei cittadini. In modo particolare, in linea con quanto affermano sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità che le normative nazionali, la Cisl Umbria ritiene che il modello di governance dovrà essere basato sulla centralità del cittadino, lavoratore e pensionato”, è scritto nel testo del sindacato.
Ad una valutazione dei bisogni “dovranno corrispondere azioni proporzionate; per una presa in carico efficace servirà l'integrazione delle risorse e delle competenze con processi strutturati e soprattutto condivisi”.
La Cisl Umbria ribadisce che l’organizzazione “deve partire dalla conferma di due aziende ospedaliere a due aziende sanitarie”. Poi va improntata una sanità “vicina alle persone”. Territoriale e innovativa. Le criticità da sanare sono tante. “Mancano medici di base - scrive il segretario regionale del sindacato Angelo Manzotti - in alcuni casi i medici sono mal distribuiti; in altri i medici sono oberati da incombenze burocratiche venendo sottratti all’attività clinica. Ne consegue il rischio di prescrizioni inappropriate che ingolfano il sistema”.
Per la Cisl Umbria la chiave è “attuare pienamente la riforma dell’assistenza distrettuale prevista dal DM 77/2022, puntando sulle case di comunità e sugli ospedali di comunità”.
Queste strutture “dovranno diventare un presidio fondamentale di prossimità e un filtro efficace agli accessi impropri nei pronto soccorso a condizione che siano organizzate tenendo presente i fabbisogni di personale”.
Per far funzionare le case di comunità finanziate dal PNRR “servono professionisti, medici, infermieri, OSS. Seguitare nel medio periodo ad affidarsi a professionisti esterni ha un costo ben superiore rispetto all’assunzione diretta”. Serve creare un monitoraggio lavorativo.
“Insieme dobbiamo mettere in campo un lavoro per ridurre la percezione negativa sull’offerta sanitaria regionale. Bisogna a questo avviso qualificare l’offerta pubblica e destinare al privato accreditato un ruolo integrativo, non sostitutivo, su precisa regia della Regione ricercando il benessere di lavoratori, pensionati, giovani”, fa sapere il sindacato. Relativamente all’assistenza agli anziani non autosufficienti, alle persone con disabilità e con disturbi mentali, alla rete oncologica, “serve lavorare su una riforma profonda dell’assistenza residenziale e domiciliare che riequilibri la dotazione dei posti, che riveda tariffe, standard di assistenza e criteri di compartecipazione degli utenti”. Occorre anche “una cultura del digitale che se da una parte ha il compito di alleggerire e semplificare, dall’altra deve mirare sempre alla cura e all’assistenza alle quali le persone non possono e non devono rinunciare. Per questo servirà investire sia nella formazione degli operatori che nell’alfabetizzazione digitale dei cittadini”. Per quanto riguarda le infrastrutture la Cisl Umbria ritiene che “la discussione sul nuovo ospedale di Terni debba trovare presto fine, cercando la migliore soluzione possibile per l’intera comunità. Così come è necessario programmare investimenti per le strutture esistenti, confermando gli impegni sull’ospedale Narni-Amelia e terzo polo Foligno-Spoleto”.
Più in generale alla comunità umbra “servirebbe una riflessione collettiva sul modello di sanità pubblica, simile a quella che nel 1978 portò alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale”. “Come Cisl Umbria crediamo in un sistema pubblico, universalistico e di qualità, ma dobbiamo sapere che ha un costo, sostenuto dalla fiscalità generale”, è il passaggio finale. Il rapporto Crea 2024 evidenzia come il Servizio Sanitario Nazionale è ormai più universale che equo: basti pensare che solo il 20 per cento dei cittadini versa abbastanza per coprire i costi medi necessari al funzionamento del sistema, mentre la parte restante versa meno del valore dei servizi sanitari che sempre in media riceve dallo Stato.
La Cisl, nel finale, “ribadendo la propria contrarietà all’aumento delle addizionali Irpef, propone che almeno le risorse in più che entreranno nelle casse regionali vengano destinate esclusivamente alla sanità e non destinate altrove”.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy