SANITÀ
Non ci sono solo le 72 mila prestazioni diagnostiche e ambulatoriali in lista d’attesa, in Umbria, così come sono state certificate allo scorso mese. In una regione che invecchia sempre di più è allarmante un altro dato: 1.519 anziani che sono rimasti fuori dalle Rsa, le residenze sanitarie assistite e protette. Il dato è anche questo certificato e lo ha reso noto la governatrice Stefania Proietti in uno degli ultimi question time in consiglio in risposta a un’interrogazione del consigliere regionale Nilo Arcudi di Umbria civica.
Il totale delle persone in lista d'attesa è di 1.519: 708 nella Usl Umbria 1 e 811 nella Umbria 2. Per la presa in carico in convenzione dei pazienti, il costo ammonta a 60 euro al giorno. Nel 2024 la spesa è stata di oltre 24 milioni: 11,8 milioni nella Usl Umbria 1 e 12,5 milioni nella Umbria 2.
Ed è destinata ad aumentare: in Umbria gli ultra 80enni rappresentano il 9% dei residenti. Le esigenze di anziani soli e non autosufficienti sono quindi in continua crescita, ammette Palazzo Donini. Per andare incontro alle difficoltà delle famiglie “c’è stato un significativo aumento dello stanziamento”. Ma non basta. Il totale dei posti letto accreditati in residenza protetta in Umbria è di 2.247.
Al 31 gennaio 2026 risultano 1.588 posti letto convenzionati: 733 nella Usl Umbria 1 e 855 nella Umbria 2. Nel nuovo piano socio sanitario è annunciato un raddoppio. Però c’è l’incognita dei tempi. Il documento doveva essere già stato preadottato, in realtà. S parlava di dicembre. Adesso siamo arrivati a marzo. Per ora. Aspettare ancora non si può. Il dato della coda di oltre 1.500 soggetti in lista d’attesa è preoccupante e drammatico, visto che i numeri continuano ad aumentare. “Non possiamo aspettare altri 11 mesi, fino all’approvazione del Piano, per affrontare questo problema. I posti letto costano da 2600 a 4 mila euro al mese e questo crea grande disagio per le famiglie. Si tratta di un tema strategico da affrontare con maggiore determinazione. Le risorse provenienti dall’aumento delle tasse dovrebbero servire per queste necessità”, ha evidenziato Arcudi. Le risorse, volendo, ci sarebbero per un intervento in tempi rapidi. La manovra regionale ha previsto l’incremento dell’addizionale Irpef per che produrrà maggiori entrate, 184 milioni in tre anni, potenzialmente destinabili a servizi prioritari come la presa in carico degli anziani non autosufficienti.
Che poi andrebbero a creare un circolo virtuoso di cui beneficerebbe la sanità regionale. Sì perché ad oggi molti di questi anziani con patologie croniche in assenza di spazi nelle Rsa e nelle residenze protette vengono spesso ricoverati - in modo non appropriato - nei reparti di medicina interna dei vari ospedali del Cuore verde. Liberando posti letto si risolverebbe anche questo problema. Un vulnus pure economico: secondo i drg, diagnosis related group, il costo di un ricovero ospedaliero giornaliero per posto letto va tra i 500 e gli 800 euro. Soprattutto verrebbero soddisfatte le esigenze di tante famiglie umbre.
Oggi ci sono cittadini di serie A e B. Chi accede ai posti in gestione diretta o convenzionati. E chi invece, pur in possesso dei requisiti clinici e sociali, resta in lista d’attesa per insufficienza di posti ‘contrattualizzati’, con conseguenti costi economici insostenibili per famiglie e caregiver. Si somma una seconda evidente disparità: molte strutture private, sia profit che non profit, già accreditate secondo gli standard regionali, restano escluse dalle convenzioni da parte delle aziende sanitarie, “senza motivazioni trasparenti o fondate su criteri oggettivi” evidenzia il consigliere di Umbria civica.
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