politica
La segretaria del Pd Elly Schlein
“No a una riforma che indebolisce la democrazia”. Al teatro Pavone di Perugia ieri la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha spiegato le ragioni del no al referendum costituzionale sulla giustizia, attaccando frontalmente l’impianto della riforma voluta dalla maggioranza. “Non una vera riforma della giustizia, né della separazione delle carriere, ma – secondo la leader dem - una modifica costituzionale, funzionale a un governo che cerca di sfuggire a ogni controllo, che vive come un fastidio ogni limite, un governo che vorrebbe arrivare a scegliersi i magistrati e addirittura sostituirsi ad essi”. Pur riconoscendo le criticità strutturali del sistema giudiziario italiano – processi troppo lunghi, ritardi nella digitalizzazione, carenza cronica di organico negli uffici giudiziari e sovraffollamento carcerario – Schlein ha sostenuto che la riforma non inciderebbe sull’efficienza: “La giustizia in Italia non è perfetta ma di certo non migliora mettendo i magistrati sotto il controllo del governo”. Al centro dell’intervento il tema dell’autonomia della magistratura, definita “presidio essenziale di ogni paese democratico”. La segretaria, accusando l’esecutivo di voler alterare gli equilibri costituzionali, ha ricordato che “in ogni democrazia ogni potere deve incontrare un limite adeguato, per evitare i disastri del passato, i totalitarismi e i nazionalismi” .
Forte anche la preoccupazione espressa sulla trasformazione del ruolo dei pm: “Si rischia di creare dei superpoliziotti, slegati da una vera cultura giurisdizionale. Diventerebbero inquisitori alle dipendenze del potere esecutivo”, ha affermato, ribadendo che “l’indipendenza della magistratura non tutela i magistrati, ma i cittadini, che da soli non hanno il potere e la forza per far valere altrimenti le proprie ragioni, i propri argomenti, i propri diritti”. All’incontro è intervenuto anche il professor Mauro Volpi, che ha espresso timori per gli effetti della riforma sul modello costituzionale di governo autonomo della magistratura: la previsione di tre CSM distinti ne determinerebbe un indebolimento strutturale, aggravato dal sistema di nomina tramite sorteggio. Il vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, che ha accusato il governo di voler mettere in discussione l’impianto antifascista della costituzione.
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