L’intervista
È stato tra gli arbitri di calcio più noti anche in serie A facendosi apprezzare, in Italia e all’estero, per la sua correttezza, lo stile e l’imparzialità. Oggi, a 53 anni, per Paolo Tagliavento è iniziata una nuova avventura, completamente diversa anche se il clima da stadio, a dire il vero, sta contagiando sempre di più anche la politica.
A lui il sindaco Stefano Bandecchi, a cui è legato da un solido e pluriennale rapporto di stima, fiducia e collaborazione professionale, ha assegnato l’incarico di assessore allo Sport e quello, estremamente delicato, di vicesindaco.
- Come è arrivato a questo debutto in politica e come ha trascorso questi primi giorni a palazzo Spada?
Il sindaco mi ha chiesto di mettere le mie capacità e le mie esperienze professionali al servizio della mia città e io ho accettato con grande entusiasmo. Voglio portare avanti l’ottimo lavoro avviato da Marco Schenardi, che mi ha preceduto, e tagliare nuovi traguardi per rilanciare il mondo dello sport a Terni. In queste prime ore di lavoro mi sono messo a studiare, confrontandomi con i dirigenti comunali e tutto il personale amministrativo per comprendere a fondo il meccanismo con cui dovrò relazionarmi.
- Il suo ufficio è vicino a quello di Bandecchi, una scelta che conferma la sua vicinanza al primo cittadino.
Certo, lavorerò in strettissimo contatto con lui. Per quanto riguarda la logistica, come accade sempre in questi casi, ci sono state delle modifiche in Comune e io ho preso posto nell’ufficio al primo piano, prima occupato dall’ex assessore Maggi.
- Come è stato il suo primo incontro con Bandecchi?
Nel 2018 ebbi un colloquio con lui. Mi voleva portare nella Ternana ed io, all’inizio, ero molto dubbioso. Non avevo idea su come potessi trovarmi in questo nuovo ruolo. Ma dopo 20 minuti di chiacchierata mi convinse e da allora mi ha cambiato completamente la vita. Un po’ come sta accadendo adesso con questo nuovo incarico in giunta.
- Quali sono oggi le priorità della sua agenda?
Intanto vorrei restituire il camposcuola ai ternani. Mi auguro di farlo prima possibile, già a primavera. E poi stiamo lavorando per la terza edizione del torneo giovanile di calcio under 14-Memorial Ernesto Bronzetti e Corrado Viciani. E’ una manifestazione prestigiosa a livello internazionale, l’anno scorso vinse il Real Madrid. A questo torneo ha dedicato molto tempo ed energie Marco Schenardi e dunque, anche in questo caso, voglio portare avanti il suo lavoro. Poi, tra le mie priorità, c’è quella di incontrare tutte le società sportive del territorio per avviare un confronto serrato con loro e capire quali sono le criticità su cui intervenire rapidamente.
- Che cosa porterà della sua precedente attività di arbitro nel nuovo lavoro che ha appena iniziato a svolgere?
Sicuramente la concentrazione sull’obiettivo senza curarsi di critiche ed elogi, lavorando sodo ed a testa bassa.
- Ma se da arbitro era imparziale ora, per forza di cose, dovrà essere di parte.
Io sono dalla parte della città di Terni e su questo tutti dovrebbero concordare, opposizione compresa.
- Lascerà la Ternana Women di cui è amministratore delegato?
No, ho preso un impegno che sto portando avanti con il cuore e lo continuerò. Ho un ottimo team su cui contare per il prosieguo del campionato.
- Qual è il suo giudizio sul progetto stadio-clinica?
Credo che sia un’occasione decisiva per il futuro della città. Perderla sarebbe un danno gravissimo per la nostra comunità. Intanto aspettiamo di vedere che cosa deciderà al riguardo il Tar dell’Umbria.
- Come immagina Terni nel 2028 quando si andrà di nuovo al voto?
Una città migliore. E’ già stato fatto molto da quando Stefano Bandecchi è diventato sindaco e continueremo su questa strada. La recente indagine del Sole 24 Ore ha confermato che la città sta guadagnando numerose posizioni scalando la classifica della qualità della vita in Italia. E i numeri, come è noto, valgono più di mille parole.
- Sua moglie ed i suoi due figli come hanno preso la sua decisione di entrare in politica?
La mia famiglia mi ha sostenuto anche stavolta. Sono orgogliosi del fatto che potrò dare il mio contributo al servizio della nostra città. Il supporto di mia moglie, come sempre, è stato determinante.
Senza di lei non avrei potuto raggiungere tanti importanti obiettivi. In questi giorni convulsi ho avuto appena il tempo di cenare una volta con loro e di tornare a casa a dormire. Continueranno a vedermi poco. Ma questo fa parte della mia vita e del mio lavoro e devo dire che ormai ci hanno fatto l’abitudine.
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