cronaca
In conferenza stampa
Sulla base di 260 parametri l’algoritmo, sviluppato anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, è in grado di dare una risposta predittiva sulla possibilità che una determinata azienda finisca in mano alle mafie, sempre che già non lo sia. Uno strumento, potenzialmente molto utile alle pubbliche amministrazioni, in materia di appalti e alle forze dell’ordine, che potrebbero beneficiare dei dati emersi. L’algoritmo, brevettato dalla Rozes Intelligence, è stato ideato dal professor Antonio Parbonetti, ordinario di economia aziendale e prorettore dell’Università di Padova che ieri mattina, insieme alla presidente dell’Assemblea Legislativa, Sarah Bistocchi e il consigliere regionale, Fabrizio Ricci, che presiede la Commissione antimafia del Consiglio Regionale lo ha presentato a Palazzo Cesaroni.
La regione Umbria sarà infatti la prima in Italia ad adottare, grazie a un progetto tra l’Assemblea legislativa e l’Università di Padova, l’algoritmo predittivo antimafia. “L’Assemblea legislativa - sta scritto nella nota ufficiale - ha finanziato il progetto con 25mila euro, disponibili grazie ai fondi per la prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata e di stampo mafioso e per la promozione della cultura della legalità, fino ad oggi mai impiegati”.
Il funzionamento è stato illustrato dal professor Parbonetti che ha spiegato l’idea iniziale: “Volevo capire in che modo le mafie si infiltrassero nell’economia legale, così ho cominciato a studiare i casi di quelle aziende collegate a persone condannate per mafia e ho trovato dei tratti distintivi che si ripetevano”. L’analisi di questa enorme mole di dati è partita dieci anni fa, poi nel 2018 il team del docente di Padova ha iniziato a usare l’intelligenza artificiale, con l’intenzione - poi riuscita - di creare un algoritmo che grazie all’analisi di alcuni dati, potesse dare un esito. “Abbiamo allenato l’algoritmo immettendo i dati relativi a tantissime aziende in cui un individuo condannato per mafia deteneva almeno il 10 % o ne era amministratore e dati di aziende sane che, nello stesso periodo, hanno operato negli stessi luoghi”.
La differenza infatti, ha spiegato, è assolutamente individuabile: “Le aziende mafiose - sta scritto nella presentazione dell’algoritmo che ieri mattina, prima della conferenza stampa, è stata fatta al procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia, Sergio Sottani e al comandante regionale della guardia di finanza, Generale di divisione, Francesco Mazzotta - sono diverse da quelle legali, sia qualitativamente che quantitativamente”. I risultati ottenuti fino ad ora, è stato spiegato, restituiscono per la stragrande maggioranza, assoluta affidabilità. Per questo motivo l’Assemblea legislativa ha deciso di adottare l’algoritmo - che verrà adattato al territorio umbro - e mappare le eventuali zone o settori di rischio nella nostra regione.
Del gruppo di lavoro dovrebbero far parte anche la guardia di finanza, che ha un ruolo preminente per la lotta alla criminalità organizzata in campo finanziario, come dimostra anche la recente misura di prevenzione che ha portato al sequestro di 5 milioni di un condannato per mafia, la Dia - ieri alla conferenza hanno partecipato il colonnello Alfonso Pannone e il tenente colonnello Riccardo Piccinni della Direzione investigativa antimafia di Firenze, e l’intenzione è coinvolgere anche le due prefetture. Un lavoro che durerà un anno, al termine del quale, verranno illustrati i risultati. La presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi ha detto: “Trasparenza e legalità sono i principi che ispirano la nostra azione e stanno a significare partecipazione e rispetto delle leggi. Non possiamo restare indietro di fronte all’avanzare delle infiltrazioni mafiose e dobbiamo anche noi andare avanti con tutti i mezzi a disposizione per contrastarle. E dobbiamo contrastarle ogni giorno, non solo nelle giornate espressamente dedicate alle riflessioni su un determinato tema. Non dobbiamo cadere nell’errore, sia pure in assoluta buona fede, di pensare che lo Stato sia altro rispetto a noi, lo Stato siamo tutte noi e tutti noi”. Il consigliere Fabrizio Ricci, sottolineando l’attenzione che sta riscuotendo il progetto in Italia, ha spiegato che l’Umbria non è immune alle infiltrazioni e anche per questo la Commissione Antimafia da lui presieduta “lavora in modo da stimolare un proficuo gioco di squadra per alzare difese sempre più robuste di fronte ai tentativi di infiltrazioni mafiose e le vicende relative ai beni confiscati in Umbria segnalano da tempo questi tentativi”. Ricci ha inoltre ricordato i tanti immobili confiscati alle mafie in Umbria, e le operazioni sospette: “Bankitalia - ha concluso - dice che nel 2024 sono state 1.366 le operazioni segnalate per un miliardo di euro complessivo, con 1.500 imprese potenzialmente a rischio”.
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