Politica
Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino e presidente della Provincia di Perugia
E’ il momento delle scelte difficili, delle riforme, delle infrastrutture, anche quelle potenzialmente divisive. C’è l’antidoto: la partecipazione. Sul fronte istituzionale è il momento dell’Italia di mezzo. Estesa a tutto il centro Italia, per creare una “cerniera” che riunisca il Paese. Il presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, indica gli obiettivi politici, economici e sociali. Il patto per l’Umbria lasciato dal presidente di Confindustria Giammarco Urbani lo trova d’accordo. Adesso è il momento dei fatti. Sulla sanità “serve un salto di qualità importante”.Si parte con una sottolineatura: l’importanza fondamentale dell’ente Provincia.
- Presidente, un bilancio ad oggi dell'attività della Provincia, anche in rapporto alle altre istituzioni umbre, Regione in primis...
Non faccio confronti, sono concentrato sul lavoro da fare e sulle risposte da dare a cittadini ed imprese. Abbiamo tante sfide da affrontare centinaia di milioni di euro da investire in diversi ambiti, viabilità, opere pubbliche, scuola su tutti, ma non solo. Le Province sono enti di area vasta e di prossimità, hanno un ruolo fondamentale, azzoppato da una riforma sciagurata fatta dal centrosinistra, ma continuano ad operare a pieno grazie all’impegno ed alla professionalità straordinaria di tutti i nostri collaboratori, persone speciali alle quali non sarò mai abbastanza grato, così come sono grato ai consiglieri di opposizione che svolgono il loro ruolo con grande serietà ed impegno, merce rara di questi tempi. Sono certo che riusciremo senza clamore e senza l’ansia di dover apparire a tutti i costi, a centrare tanti degli obiettivi che ci siamo prefissati.
- Il neo presidente di Confindustria Urbani ha lanciato l'idea di un patto per l'Umbria con tutti i protagonisti economici, sociali e istituzionali: è d'accordo?
In questi mesi ho incontrato molto spesso le parti sociali. Reputo imprescindibile un confronto franco, aperto, leale, nessuno si salva da solo. E se è pur vero che la politica e le istituzioni hanno l’onore e l’onere delle scelte, l’ascolto ed il confronto costante sono il carburante più potente per compierle con senso di responsabilità nell’interesse esclusivo dei cittadini amministrati e della crescita che tutti auspichiamo. Non amo gli uomini e le donne sole al comando, stimo molto di più chi fa una critica anche severa se giusta e costruttiva, agli yes man, il confronto o è di merito e serrato o non è, non abbiamo tempo da perdere il momento è ora, quindi ben venga la proposta di Confindustria, che condivido.
https://radio.corrieredellumbria.it/video/home/421283/giorgio-mencaroni-presidente-confcommercio-l-umbria-puo-crescere.html
- La stagione politica del patto avanti, dimostratasi vincente, prosegue, siamo al secondo anno: è tutto rosa e fiori - se lo è mai stato - come all'inizio?
Una coalizione o è plurale o non è, ma la somma algebrica delle sigle non può considerarsi sufficiente, serve una strategia ed obiettivi chiari, una visione complessiva in tutto il territorio, nessuno escluso, guai a pensare che la nuttata sia passata. Del resto se a votare va meno del 50% degli aventi diritto mi pare evidente che abbiamo tutti un grande problema, in primis la tenuta della nostra democrazia. Il centro sinistra ha un’occasione storica, dimostrare di aver compreso che i cittadini e le imprese si aspettano risposte ai loro bisogni quotidiani e non una campagna elettorale permanente che allontana sempre di più dalla politica. Il centrosinistra sarà credibile e crescerà se al populismo ed al nazionalismo risponderà con un riformismo coraggioso ed una capacità di interloquire con tutti i corpi attivi della società in maniera seria e pragmatica.
- Ci indichi tre sfide che secondo lei l'Umbria deve vincere per uscire dalle principali problematiche (regione in transizione, isolamento, riforme da attuare).
Va ripreso e di gran lena il percorso dell’Italia di mezzo, o Italia mediana che dir si voglia: l’Umbria da sola non andrà da nessuna parte, il confronto istituzionale con le altre regioni del centro Italia è fondamentale. Infrastrutture materiali ed immateriale, rete aeroportuale e ferroviaria, sono fattori di crescita se affrontati sinergicamente e con una visione strategica di medio e lungo periodo e non con lo sguardo teso sempre e soltanto alle imminenti scadenze elettorali. Così come è indubbio che su sanità ed istruzione abbiamo l’obbligo di fare un salto di qualità importante, la popolazione invecchia di più e meglio per fortuna, ma i dati demografici sono allarmanti. Per questo dobbiamo avere un approccio riformista anche in questi ambiti, riorganizzare al meglio non significa tagliare, ma adeguare servizi e strutture alle nuove esigenze di salute e di istruzione. Per questo penso sarebbe importante aprire una grande e molto stringente fase partecipativa, su sanità, scuola, trasporti, economia e welfare, perché queste sono le sfide da vincere. E’ l’ora del coraggio, delle scelte difficili ma necessarie per riaccendere la speranza nel futuro, per costruire nuovi ponti e non erigere nuovi muri.
https://corrieredellumbria.it/news/attualita/417835/la-giunta-presciutti-fa-i-conti-sindaco-e-assessori-hanno-tracciato-le-linee-del-2026-settimane-cruciali-per-il-recupero-dell-ospedale-calai.html
- E’ stato siglato giusto venerdì il patto tra Umbria e Toscana...
Ok all’accordo con la Toscana ma dobbiamo fare una grande discussione di merito con tutte le regioni del centro, quindi anche con Marche, Lazio ed Abruzzo: l’Italia mediana come cerniera che ricuce il Paese e ne diventa grande fattore di attrattività e competitività.
- Come sindaco di Gualdo Tadino ha ben presente i problemi delle aree interne: basta una legge ad hoc per invertire la tendenza?
Assolutamente no. La strategia aree interne, una grande intuizione dell’ex ministro Barca, non è stata mai nei fatti concretamente sposata a piena da nessun governo, tanto meno da questo ultimo che ne ha addirittura paventato l’estinzione. Nelle aree interne vivono milioni di abitanti, questa è una battaglia che il centro sinistra deve fare propria non a parole ma nei fatti, servizi ed opportunità vanno garantiti a tutti non solo a chi vive nelle città o nei grandi centri urbani.
- Lei viene dal sindacato: come sono messe le forze sociali sindacali oggi a suo parere?
Il sindacato è stato per me una grande palestra, ho imparato molto in quegli anni, sono cresciuto sotto tutti i punti di vista. Ho gestito crisi aziendali da far tremare i polsi, ho contribuito nella mia esperienza a costruire progetti e proposte visionarie ed innovative, su tutte il sistema edilizia, oggi fiore all’occhiello su scala nazionale per la nostra regione. Sono sempre stato testardamente unitario, perché le divisioni indeboliscono sempre. Ecco oggi vedere un movimento sindacale diviso su tanti aspetti cruciali mi rattrista molto, non giudico ovviamente ma osservo con forte preoccupazione.
- Cosa è cambiato da quando è presidente della Provincia di Perugia?
Sento il dovere di restituire con l’impegno quotidiano il grande privilegio che i cittadini mi hanno concesso, servire la comunità, perché mi sento davvero un privilegiato. Per questo non ho mai lesinato energie, coraggio e schiettezza, darò il massimo finché mi sarà concesso, nella speranza di lasciare a chi verrà dopo l’opportunità di svolgere al meglio il proprio lavoro nell’interesse della comunità. So cosa significa guadagnarsi la pagnotta ogni giorno, ho ben chiaro il senso del sacrificio necessario per raggiungere gli obiettivi, e nell’epoca della comunicazione virtuale e frenetica che rischia di farci perdere di vista i veri valori, voglio ostinatamente restare me stesso, umile, appassionato a volte anche un po’ sopra le righe ma con un amore profondo per la nostra terra e per chi ci vive.
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