Le testimonianze
Una delle proteste contro Khamenei. Sopra Reza Sarabi e sotto Soheil Baghdadi
“E' una tragedia mai vista, indescrivibile, i morti non sono 500 come dicono ma oltre duemila. Io non sento mia madre, che non sta bene, mia sorella e i miei familiari da 3 giorni, da quando il governo degli Ayatollah ha deciso di provocare il blackout di internet. L'esercito, fatto di mercenari, non sta risparmiando nessuno e il popolo è a mani nude. Con, mi dispiace dirlo, complice il silenzio dell'Europa. Serve un intervento esterno, è purtroppo la sola via d'uscita al momento: e l'unico che potrebbe farlo è Trump, è il male minore. Oppure si dovrebbe scioperare al 100%, come è successo quando è stato rovesciato lo Shah. Ora la nostra unica speranza è proprio il figlio dello Shah, Reza Palhavi, che guida la rivolta. Tutto questo non finirà se non con una guerra civile e un interventi militare di forze esterne”.
E’ la testimonianza di Reza Sarabi, iraniano, arrivato in Umbria negli anni ‘80, come dissidente di Khomeini, dopo la rivoluzione islamica. Maestro di karate Goju Ryu, istruttore di fitness, Sarabi è diventato un’istituzione nel mondo dello sport regionale e non solo. Per un periodo ha aperto anche una palestra ad Ellera con Serse Cosmi. Attualmente sono 300 gli iraniani residenti in Umbria e Sarabi è stato tra i primi a venire a Perugia, nel 1979, appena terminato il servizio militare.
"In quel periodo eravano 5 mila iraniani, tra sfudenti e non, a Perugia, usciti dall'Iran come dissidenti di Khomeini. In 47 anni ci sono state tre rivolte, nel 2009, nel 2019 e nel 2022, ma mai come questa in corso, che vede oltre il 90% della popolazione aderire, a partire dai commercianti. Con il governo sono rimasti quattro gatti e le immagini di sostenitori degli Ayatollah sono pochissimi. Hanno bloccato internet proprio per non fare vendere le reali immagini e quelle che veicolano sono falsate. Per far tornare la rete l'unica strada è Starlink di Elon Musk ma il timore è che, dopo i dissidi con Trump, non voglia entrarci. Comunque vada, questa volta non può finire come per le altre sommosse. Non si può tornare indietro", conclude Reza Sarabi.
Soheil Baghdadi è in Italia, a Perugia, da 13 anni, insieme alla moglie. Con il fratello Sepher (che è stato intervistato dalla Tgr su Rai 3 domenica pomeriggio) è fisioterapista alla Fisiogama e oltre a lavorare studia. Anche lui ha lasciato la sua terra, l'Iran degli Ayatollah, per venire in Italia a studiare. Anche lui ha la famiglia in Iran e non la sente da giorni. "Da quattro o cinque giorni - spiega - non sentiamo i nostri parenti, hanno chiuso tutto, c'è il blackout di internet e anche a livello nazionale non funziona il telefono. I nostri connazionali non possono neanche sentirsi fra loro. Noi ci sentiamo impotenti ma non ce ne stiamo con le mani in mano. Stiamo andando a protestare all'ambasciata iraniana a Roma e chiediamo aiuto attraverso i social. Sono fisioterapista da dieci anni e sono 13 anni che sto in Italia. Ma quello che sta succedendo deve interrogare e mobilitare. Hanno ucciso molti giovani, quasi tremila persone. Per noi non è una semplice protesta ma una protesta a scopo di rivoluzione. Il governo islamico ci ha lasciato senza libertà, senza pane e senza dignità. Il valore della nostra moneta è sceso in picchiata, come in Venezuela. Siamo angosciati e allibiti. L'Unione europea dovrebbe chiudere tutti i rapporti politici con l'Iran. Il governo italiano purtroppo è stato in silenzio, solo Renzi ha detto qualcosa. Confidiamo nell'aiuto promesso da Trump. Si tratta di un aiuto a una popolazione indifesa per la sua liberazione, un po’ stile seconda guerra mondiale contro il nazifascismo".
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