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ROMA

Anche il Corriere alla conferenza stampa di Giorgia Meloni

La premier incontra i giornalisti nel tradizionale evento di inizio anno organizzato dall'Ordine dei giornalisti. Presente anche il nostro direttore

Redazione Web

09 Gennaio 2026, 10:26

Anche il Corriere alla conferenza stampa di Giorgia Meloni

 

Il video integrale della conferenza stampa.

Aggiornamento ore 14.20: La conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni è terminata.

Aggiornamento ore 14.19:  “Il governo sta offrendo tutta la sua disponibilità e tutte le risposte che può dare per aiutare ad arrivare alla verità su questo tema”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera rispondendo a una domanda sul caso Paragon. “Io non ho mai detto che questa è una questione di campagna elettorale, una questione secondaria – aggiunge –. Ho sempre detto che il tema era molto serio, e che avremmo fornito tutte le informazioni che potevamo fornire per trovare una soluzione a questo problema”. “Sottoscrivo in pieno poi le parole di Papa Leone sul fatto che le informazioni personali delle persone non vengono utilizzate per screditare, però – attacca la premier – io non ho trovato la vita scandagliata e buttata sui giornali, o i conti in banca spiati, o i fatti sul padre morto undici anni prima, o sulla situazione patrimoniale della madre, di altri. Ci ho visto le mie. Per cui si figuri se non capisco di che cosa sta parlando. Mi pare chiaro che in Italia ci siano dei problemi da questo punto di vista, perché escono nell’inchiesta sui dossieraggi, nell’inchiesta su Equalize, nella vicenda di Paragon, c'è un problema. Ma o si sostiene la tesi che io mi sono messo a spiare anche i miei conti in banca, oppure forse bisogna fare attenzione alle accuse”.

Aggiornamento ore 14.18: “Su Gedi il governo si è mosso tempestivamente. Il sottosegretario Alberto Barachini ha convocato tempestivamente i vertici di Gedi, i cdr delle testate del gruppo, ovviamente anche l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi. Ha parlato anche con Theodore Kyriakou, l’imprenditore greco che sarebbe in trattativa per l’acquisto del gruppo. Abbiamo ribadito a tutti fondamentalmente l’importanza per noi della difesa dei livelli occupazionali. Allo stato non c’è nulla di deciso, ma chiaramente continuiamo a seguire la vicenda”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera.

Aggiornamento ore 13.44: Sul caso della famiglia nel bosco “la questione è questa secondo me: io penso che quando si tolgono dei bambini ai genitori si debba avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori. Cioè, penso che il caso dei bambini che vengono sottratti alle famiglie siano dei casi che dovrebbero essere nel nostro ordinamento molto estremi, casi di pericolo, casi di rischi per l’incolumità, perché se la questione diventa morale, signori, abbiamo un problema. Se la questione diventa ideologica, penso che abbiamo un problema”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. “Se la questione diventa stabilire quale è giusto il contesto di educazione, allora qualcuno mi deve spiegare perché dei bambini non possono crescere in un bosco, ma possono crescere in un campo rom, in una baraccopoli e possono essere mandati a chiedere l’elemosina”, aggiunge la premier spiegando che l’ordinamento italiano “storicamente di fronte a una famiglia in difficoltà lavora per aiutare la famiglia in difficoltà, non per aggiungere anche il trauma della separazione di fronte alla difficoltà. E io credo che quello sia il modo giusto di procedere. Il nostro ordinamento lavora così, però questo fenomeno, a mio avviso, potrebbe essere un pò sfuggito di mano” e questa è “la ragione per la quale ho chiesto a Nordio di mandare un’ispezione quando abbiamo avuto la notizia, ma ho anche chiesto al ministro di avere un quadro complessivo su quanti siano i casi di minori sottratti alle famiglie in Italia”. “La cosa incredibile – conclude Meloni – è che non esiste un monitoraggio. Tant'è che noi abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che sta in Parlamento e che istituisce fondamentalmente due registri su questo tema: uno presso ogni tribunale e uno presso la presidenza del Consiglio, perché si possa avere un quadro complessivo di quanti sono questi casi e di come sta andando nel nostro ordinamento, anche per decidere se sia il caso di intervenire su un piano legislativo. Però credo che sia arrivato il momento su questa questione di studiarla un pò più a fondo. Il governo ha messo in campo gli strumenti che sono propedeutici a farlo con il monitoraggio, ma non escludo che in futuro possa essere necessario un intervento”.

Aggiornamento ore 13.10: Meloni: "Mi basta quello che sto facendo, non penso al Quirinale"

Se penso al Quirinale? "Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona quello che sto facendo. Chiaramente se lo farò ancora nella prossima legislatura, a questo livello, dipenderà dal voto degli italiani. Quindi attualmente diciamo non c'è nei miei radar quello di salire di livello. Ecco, diciamo mi faccio bastare il livello mio". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera.

Aggiornamento ore 13.07: “Il tema del sovraffollamento carcerario c'è ed è stato oggetto di dibattito anche all’interno della maggioranza. Però io penso che uno Stato serio questo tema lo debba affrontare in modo strutturale, con risposte strutturali, perché i provvedimenti, semplifichiamo, di amnistia, di indulto, di uscite anticipate, sono provvedimenti tampone, che sono stati sperimentati in molte volte in passato, e che non hanno risolto nulla. Anzi, per paradosso, oltre chiaramente a minare il principio della certezza della pena, hanno consentito alla politica di fare finta che il problema non esistesse più”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. “Noi abbiamo il sovraffollamento carcerario che abbiamo proprio perché negli anni scorsi la politica ha sempre pensato che a un certo punto si faceva un provvedimento che metteva le persone in libertà in modo anticipato e risolveva il problema del sovraffollamento carcerario – aggiunge –. Dopodiché io credo che un governo serio debba affrontare il problema per quello che è: in Italia non ci sono abbastanza posti nelle carceri. E quindi che cosa sta facendo il governo? Il governo sta facendo il piano per arrivare a coprire la carenza di posti che ci sono che oggi c'è nelle nostre carceri”.

Aggiornamento ore 12.31:  “Credo che” quanto avvenuto a Crans-Montana “sia stato devastante per tutti e mando ancora un abbraccio alle famiglie che sono state coinvolte”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. “Sarò abbastanza chiara: quello che è successo non è una disgrazia, quello che è successo è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare i soldi facili. E le responsabilità devono essere individuate e devono essere perseguite”, sottolinea la premier. " Leggo che si sarebbero dei video della responsabile di questo locale che è stata ripresa mentre scappava con la cassa, e se questo è vero, penso che bisogna essere implacabili. Implacabili”, conclude.

Aggiornamento ore 12.29Per quanto riguarda la legge elettorale, “ci sono interlocuzioni con l’opposizione. La ragione per la quale io penso che Elly Schlein ma non solo Elly Schlein dovrebbe vedere favorevolmente una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: è un vantaggio per tutti. E potrebbe anche forse rappresentare un vantaggio per l’opposizione più che per la maggioranza, cioè la partita sarebbe più che aperta e potrebbe dare al campo avverso in caso di vittoria una maggioranza più ampia che otterrebbe con l’attuale legge elettorale”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. “Il tema non è solo vincere è anche riuscire a governare. Per me la cosa importante è che i cittadini hanno un potere reale, chi ha preso un voto in più può governare in base alle indicazioni dei cittadini e non ci sono scelte che i cittadini che fanno che vengono composte e ricomposte all’interno del palazzo, è anche questo che crea disaffezione al voto. Si può parlare dei dettagli e di molte cose, l’indicazione che mi sono permessa di dare a FdI e che condivido con la maggioranza è cercare che ci sia una composizione più possibile ampia, su una cosa che dovrebbe interessare a tutti. Il tema è fare una legge che garantisca anche una stabilità e questo non è mica solo un problema mio. Tutti dovrebbero avere un interesse a fare una legge di questo tipo”, ha aggiunto.

Aggiornamento ore 12.07"Per quello che riguarda la Russia nel G8, e i contatti con Putin, Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti dell'Italia come Macron l'ha fatta, per esempio, sui rapporti con l'Europa. Noi siamo in un ambito che è quello anche della cooperazione e dell'Unione Europea e penso che però Macron abbia ragione su questo. Cioè, io credo che sia arrivato il momento in cui anche l'Europa parli con la Russia. Perché se l'Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. "Dopodiché però dov'è il problema di questo? Il problema di questo è chi lo deve fare. Perché se noi facessimo l'errore di decidere da una parte di riaprire le interlocuzioni con la Russia e dall'altra di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin e l'ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin. Noi abbiamo avuto questo problema dall'inizio delle negoziazioni, sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono. La ragione per la quale mi sono sempre detta favorevole all'indicazione di un inviato speciale dell'Europa, sulla questione Ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi, ma di parlare con una voce sola", ha aggiunto la premier.

Aggiornamento ore 12Riforma giustizia, Meloni: "22-23 marzo data del referendum, nessuna forzatura"

“A norma di legge noi dobbiamo dare una data” per il referendum sulla giustizia sulla separazione delle carriere “entro il 17 di gennaio, quindi lo farà il Consiglio dei Ministri. La data del 22 e del 23 marzo è oggi quella che mi sembra più probabile, quindi diciamo mi sentirei di confermarla”.

“E aggiungo anche che vedo anche io un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi ma non c’è nessuna impasse, nel senso non c’è da parte nostra alcun intento di forzare, stiamo facendo le cose a norma di legge, non abbiamo ragione per forzare e quindi la data ci sembra una data ragionevole ed è dal nostro punto di vista anche una data che ci consente di portare nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. 

Aggiornamento ore 11.53“Sicuramente” sul tema della sicurezza “bisogna fare di più. Ci sono altri provvedimenti che stiamo studiando: uno riguarda proprio il tema delle baby gang, altra situazione fuori controllo, ma non è solamente questo il tema di cui ci dobbiamo ci vogliamo occupare. Voglio dire che in qualche maniera alcuni di questi provvedimenti cominciano a dare dei risultati perché i dati dicono che nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera.

Aggiornamento ore 11.48: Per quanto riguarda l’Ucraina “non c'è questa opzione sul campo oggi, quella di un intervento della forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite. Quello di cui si sta parlando oggi, e che è inserito anche nella definizione degli accordi di pace, è l’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi, senza quindi l’ombrello dell’Onu, per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia di sicurezza. La ragione per la quale io non ritengo necessario l’invio dei soldati italiani in Ucraina è che il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è il cosiddetto 'Article 5-like', cioè un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato. Ora, se c'è un sistema di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato, è quella la principale forma di garanzia di sicurezza per l’Ucraina”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. "Poi, l’invio dei soldati per rafforzare l’esercito ucraino può essere ed è probabilmente un di più, e infatti io non contesto le nazioni che lo vogliono fare, ma non lo considero necessario da parte dell’Italia”, aggiunge la premier.

“Mi pareva che sul non invio delle truppe italiane in Ucraina ci fosse anche una quasi unanimità del Parlamento. Adesso leggo che invece cominciano ad esserci posizioni diverse da parte di esponenti del Partito Democratico. Se è cambiata posizione, si presenta in Parlamento una mozione in questo senso e si formalizza la proposta”, aggiunge ancora Meloni ribadendo che “ad oggi io non lo considero necessario” l’invio di soldati italiani “anche perché quante sono le truppe che noi dovremmo mandare in Ucraina per essere efficaci sul piano della deterrenza a fronte di un esercito che ha circa un milione e mezzo di persone in Russia?”. “Quindi io dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti e serie garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri del fatto che oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia. E lo dico anche perché nei lunghi mesi in cui abbiamo trattato questa materia, molto spesso ho ascoltato politici e osservatori che deridevano l’Italia per una proposta totalmente campata in aria, evidentemente così campata in aria non è”.

Nico Perrone direttore dell’agenzia di stampa Dire

Aggiornamento ore 11.38: Di Groenlandia "ne abbiamo parlato lo scorso anno, voglio dire che non ho cambiato idea, io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avviino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, azione che chiaramente non condividerei. L’ho già ha messo nero su bianco ma credo che non converrebbe a nessuno, credo non converrebbe neanche agli Stati Uniti d’America per intenderci. È quello che è stato ribadito anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. "L'ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump", ha aggiunto.

"Penso che il dibattito" sulla Groenlandia "non sia solo un dibattito che coinvolge l’Europa, ma che deve coinvolgere la Nato. Credo che sia chiaro a tutti le implicazioni che avrebbe per il futuro dell’Alleanza Atlantica" in eventuale intervento militare Usa nell’area ed è "il motivo per cui io non la credo realistica, francamente. Dopodiché sicuramente l’Europa devecontinuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza nell’area artica. È quello che c'è scritto nello statement dei principali leader europei e quello che c'è scritto anche nei documenti della Nato, anche se forse poi bisogna essere un pò più concreti, è quello su cui lavorano gli italiani", aggiunge la premier.

Aggiornamento ore 11.35: “Il governo italiano si occupa quotidianamente da 400 giorni per quello che riguarda la vicenda di Alberto Trentini, ma come sappiamo Alberto Trentini non è l’unico italiano detenuto in Venezuela. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali sia politici che diplomatici che di intelligence, e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fin quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio. Ne ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà. È molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposte nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera.

Aggiornamento ore 11.28: L'intervento della premier Giorgia Meloni:

Non voglio rubare molto tempo, anche perché abbiamo una lunga mattinata davanti a noi. Rispondo volentieri ad alcune sollecitazioni che ho ascoltato dal presidente Bartoli.

Parto dal tema della sicurezza dei giornalisti. Sono ovviamente soddisfatta che venga riconosciuto l’impegno che il Governo aveva assunto, tra l’altro proprio in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori dell’informazione inviati all’estero – in particolare nelle aree sensibili e ad alta intensità bellica – di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.

Il presidente Bartoli ha citato numeri che colpiscono, e che colpiscono ciascuno di noi. Voglio cogliere questa occasione per rinnovare non solo la mia solidarietà, ma anche il mio ringraziamento a tutte quelle colleghe e a quei colleghi che, con professionalità e coraggio, ci permettono di vedere ciò che altrimenti resterebbe invisibile. In Italia come all’estero. Perché non parliamo solo di teatri di guerra, ma anche di territori segnati dalla criminalità organizzata, luoghi fisici e simbolici che senza il lavoro dei giornalisti resterebbero fuori dallo sguardo dell’opinione pubblica.

Molti di loro, anche nella storia recente, hanno perso la vita. È per questo che considero molto importante rendere omaggio alla loro memoria. In questa direzione va il primo via libera parlamentare alla proposta di legge che istituisce una giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. La legge è già stata approvata dalla Camera ed è ora all’esame del Senato. Confido che l’iter si concluda in tempi brevi.

Tornando al tema della sicurezza, ricordo che nei mesi scorsi la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri hanno organizzato, anche con la vostra collaborazione, un seminario specifico su questo tema. Nel decreto-legge Ucraina, licenziato negli ultimi giorni dello scorso anno, è stata inserita una norma che prevede che i giornalisti iscritti all’Ordine che esercitano la professione in forma autonoma e indipendente, senza un rapporto di lavoro subordinato, e che vengono inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato, debbano ricevere una formazione adeguata sui temi della sicurezza e disporre di una copertura assicurativa idonea.

Per rendere questa norma effettiva sono necessarie risorse. Per questo abbiamo introdotto una misura sperimentale per il 2026, finanziata nell’ambito del bilancio della Presidenza del Consiglio, che prevede il riconoscimento di un contributo agli editori che ne facciano richiesta, proprio per garantire formazione e copertura assicurativa ai giornalisti inviati in questi contesti.

Sono stati poi ricordati, sempre dal presidente Bartoli, casi di giornalisti che anche in Italia hanno subito intimidazioni e attentati. Mi permetto di aggiungere anche l’assalto alla sede del quotidiano La Stampa: anche se i giornalisti non erano presenti al momento dei fatti, erano chiaramente il bersaglio di quell’atto intimidatorio. La solidarietà del Governo non è mai mancata, è stata sempre chiara e netta, e voglio ribadirla anche oggi. La libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di una democrazia, e tutti siamo chiamati a difenderla.

È stato poi affrontato il tema del recepimento della direttiva europea contro le querele temerarie, cioè quelle azioni giudiziarie abusive finalizzate a intimidire chi partecipa al dibattito pubblico: giornalisti, ma anche attivisti e operatori dell’informazione in senso lato. Nella legge di delegazione europea 2025 è stato approvato un emendamento del Governo che conferisce la delega per recepire la direttiva entro il termine del 7 maggio. Siamo quindi pienamente nei tempi.

Preciso che l’estensione dell’ambito di applicazione anche alle controversie esclusivamente nazionali è esclusa dalla direttiva stessa, che è espressamente limitata ai casi con implicazioni transfrontaliere. Il Governo recepirà la direttiva apportando le modifiche necessarie al nostro ordinamento, che peraltro già prevede sanzioni per l’abuso del processo, disciplina le liti temerarie e prevede strumenti acceleratori e compensazioni in caso di rinuncia o archiviazione.

È stata richiamata anche la vicenda delle denunce presentate da Francesco Cancellato e da altri soggetti in relazione a presunte intrusioni nei dispositivi informatici. La questione è stata oggetto di un approfondito lavoro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che nella relazione approvata all’unanimità nel giugno 2025 ha escluso l’utilizzo del sistema Graphite nei confronti del giornalista. Restano aperte due indagini della magistratura e confidiamo che possano fornire ulteriori risposte. Posso assicurare che il Governo, tramite le agenzie di intelligence, sta offrendo tutta la collaborazione necessaria.

Passando alle questioni editoriali, procedo per punti. Su Radio Radicale, il Governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico, che si aggiunge a quello ordinario. Per Agenzia Dire abbiamo garantito massima attenzione, sollecitando l’editore al pagamento delle retribuzioni arretrate; nei giorni scorsi è stato rinnovato anche il contratto di fornitura con la Presidenza del Consiglio, elemento positivo in questo contesto.

Sulla vicenda Gedi il Governo si è mosso tempestivamente. Il sottosegretario Baracchini ha convocato i vertici del gruppo, i comitati di redazione, l’Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della Stampa, e ha avuto interlocuzioni anche con l’imprenditore greco interessato all’acquisizione. A tutti è stata ribadita l’attenzione prioritaria per i livelli occupazionali. Al momento non c’è nulla di definito, ma la vicenda è costantemente monitorata.

Sul tema dell’equo compenso, so quanto stia a cuore. Ci stanno lavorando più ministeri e ci sono state oggettive lungaggini. Stiamo cercando di semplificare e, anche grazie a un confronto recente con il Ministero della Giustizia, ritengo che entro febbraio potremo disporre delle tabelle necessarie per rendere operativo il provvedimento, che considero particolarmente importante.

Infine, sul contratto nazionale, seguiamo la questione con attenzione. Il contratto è scaduto da tempo e comprendiamo pienamente la rilevanza del tema. Questo Governo ha dimostrato con i fatti di avere a cuore il rinnovo dei contratti. Detto questo, non mi è chiara la ragione di una mobilitazione rivolta al Governo, considerando che la competenza e la responsabilità diretta non sono in capo all’esecutivo.

Possiamo parlare di aumenti contrattuali, di tutto ciò che volete. Ma resta un problema di fondo: rischiamo che, da qui a qualche decennio, la professione giornalistica – come molte altre – semplicemente non esista più.

Ed è su questo che, forse, a un certo punto dovremo fermarci e fare un ragionamento serio. Io sono apertissima a farlo. Ricorderete che in occasione del G7 abbiamo posto con forza il tema dell’intelligenza artificiale, legandolo proprio al futuro delle professioni nel mercato del lavoro.

Su questo sappiate che ci sono.
Grazie. Grazie mille.

Aggiornamento ore 11.19: L’intervento del Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli:

L’Italia continua a essere il Paese con il maggior numero di querele per diffamazione e con richieste di risarcimento danni esorbitanti. Oltre l’ottanta per cento di questi procedimenti viene archiviato o si conclude con una soluzione, spesso però dopo molti anni. Chi presenta una querela intimidatoria deve essere punito, non coinvolto né tutelato.

Per questo riteniamo che il modo in cui è stata recepita la direttiva europea sulle querele temerarie rappresenti un’occasione persa. Ci inquieta inoltre lo scandalo delle captazioni illegali e dello spionaggio ai danni di diversi giornalisti, tra cui il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Attendiamo ancora che venga fatta piena luce su chi e perché abbia fatto spiare giornalisti in spregio alle regole italiane ed europee.

L’autonomia dei giornalisti è messa in discussione anche dal profondo mutamento dell’editoria. Ci preoccupa la scomparsa di ciò che resta dei grandi gruppi storici, il destino di quotidiani come Repubblica e La Stampa e il futuro di Radio Radicale. Tutto questo mentre web e social media continuano a essere una terra di nessuno, governata da pochi manovratori il cui unico scopo è arricchirsi, con grandi piattaforme digitali che saccheggiano impunemente il lavoro dei giornalisti, non pagano le tasse e non rispondono dei reati commessi.

Particolarmente dolorosa è la mancanza di una norma che assicuri un equo compenso a decine di migliaia di giornalisti. Una recente ricerca ha scattato una fotografia drammatica del lavoro autonomo nel settore: la media delle retribuzioni per i giornalisti freelance è di 17.000 euro l’anno, per i collaboratori coordinati e continuativi di circa 11.000 euro. Stiamo parlando di poco più di mille euro al mese lordi, ben al di sotto dei mille euro netti mensili, una cifra con cui è impossibile vivere in maniera dignitosa.

Torno a ripetere, anche quest’anno, che nel dicembre 2023 il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha consegnato al Ministero della Giustizia la proposta di tabelle per l’equo compenso, definite sulla base di una legge che porta come prima firmataria il suo nome, gentile Presidente. In venticinque mesi il Ministero non ha ritenuto di dare seguito, per i giornalisti, a quella legge.

Oggi le norme sull’equo compenso stanno per diventare tre: una legge speciale di tredici anni fa, una legge ordinaria di tre anni fa e un disegno di legge sulle professioni in discussione al Senato. Nessuna, però, trova applicazione. Al Parlamento e al Governo chiediamo quindi di decidere presto.

Le condizioni in cui versano migliaia di colleghi sono inaccettabili, mentre gran parte dei proprietari dei giornali – quelli che pagano compensi da fame – compare nella lista degli uomini più ricchi d’Italia.
Una situazione intollerabile, una vergogna per un Paese civile.

Aggiornamento ore 11.10: Inizia a parlare il Presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli.

Aggiornamento ore 11: La premier Giorgia Meloni è arrivata in aula per la conferenza stampa di inizio anno.

La premier Giorgia Meloni oggi risponderà a tutte le domande della stampa italiana. I giornalisti pronti a chiederle dei rapporti con Trump alla posizione italiana per l’Ucraina, sicuramente si parlerà anche della manovra del governo e dei prossimi appuntamenti politici e parlamentari. Si tiene alle ore 11, nell'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati, la conferenza stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in collaborazione con l'Associazione della Stampa Parlamentare.



Tra i giornalisti presenti, anche quest’anno, il direttore del Corriere dell’Umbria e del Gruppo Corriere, Sergio Casagrande. I  aula anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, con delega all’Editoria, Alberto Barachini

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, con delega all’Editoria, Alberto Barachini

I principali dossier internazionali, dalla guerra in Ucraina alla crisi in Venezuela passando per gli sviluppi della situazione in Medio Oriente e la ricostruzione di Gaza. E poi le questioni di politica interna come la riforma della giustizia - con l’indicazione della data sul referendum sulla separazione delle carriere che potrebbe arrivare già lunedì in Cdm (l'ipotesi più accreditata è quella del 22 marzo) - la legge elettorale da modificare in vista delle elezioni politiche e le polemiche sul fronte sicurezza alimentate dai ripetuti casi di cronaca. Sono solo alcuni dei temi che troveranno spazio nella conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio.

Marco Damilano, già direttore de L’Espresso, in cerca del posto

Quaranta le domande previste per la premier, in un momento particolarmente delicato soprattutto a livello internazionale principalmente a causa delle ultime mosse del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tra il blitz di Caracas con la cattura del presidente Nicolas Maduro e le mire degli States sulla Groenlandia che agitano l’Europa. La situazione in Venezuela peraltro è seguita con particolare attenzione dal governo per il caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere nel paese sudamericano da più di un anno senza accuse formali.

Emilio Carelli, direttore de L’Espresso, anche lui in cerca del posto

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