POLITICA
Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia; Mohammad Hannoun
La sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi nega qualsiasi tipo di rapporto con Hannoun: "Le opposizioni hanno presentato le interrogazioni nel luogo deputato al confronto politico, il Consiglio comunale, ma non sono riuscite a esimersi dal fare propaganda sui media, alimentando un dibattito costruito sull'insinuazione anziché sul confronto istituzionale. Proprio per questo ritengo corretto e doveroso che il chiarimento avvenga in quella sede. Parallelamente, i miei legali stanno verificando con attenzione ogni affermazione pubblica che possa risultare lesiva della mia persona, di quella dei componenti della Giunta comunale e, soprattutto, dell'onore dell'istituzione che mi onoro di rappresentare", scrive la prima cittadina in un post condiviso sui propri canali social.
La sindaca Ferdinandi ha chiesto alla presidente del consiglio comunale che le due interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione siano iscritte al primo consiglio comunale utile "perché le insinuazioni sulla mia persona e l'utilizzo politico di un'indagine della magistratura non possono essere piegati in modo distorto a fini propagandistici". Scrive di non aver mai conosciuto personalmente Mohammad Hannoun, né di aver mai avuto "rapporti diretti o indiretti con lui - prosegue la prima cittadina - Ho appreso della sua esistenza e dell'indagine in corso esclusivamente attraverso le notizie di stampa, dopo l'arresto. Ogni tentativo di attribuirmi conoscenze, relazioni o consapevolezze che non esistono è strumentale e politicamente scorretto. La magistratura sta svolgendo il proprio lavoro e va rispettata fino in fondo. In uno Stato di diritto il garantismo non è una concessione, ma un principio fondativo, vale per tutti, sempre, e impone di non sovrapporre il giudizio politico al lavoro della giustizia né di anticipare sentenze attraverso la polemica pubblica. La verità sarà accertata nelle sedi competenti, a noi spetta il compito di rispondere alle interrogazioni, anche quando costruite sull'insinuazione, nel minor tempo possibile e nel pieno rispetto delle regole e del funzionamento dell'istituzione che mi onoro di rappresentare.
Poi chiarisce: "Allo stesso tempo, è doveroso affermare un principio altrettanto chiaro, le eventuali responsabilità penali sono sempre e solo individuali. Qualora una persona fosse riconosciuta colpevole, la colpa di uno non potrà mai scalfire la dignità politica e morale di un movimento che è nato, cresciuto e si è espresso in difesa dei diritti umani, della pace e della giustizia, né potrà essere usata per delegittimare battaglie fondate su valori universali. Respingo con decisione ogni tentativo di criminalizzare il dissenso politico, di colpire la libertà di manifestazione o di gettare ombre su chi esercita diritti costituzionali in modo legittimo, pubblico e autorizzato. Questo non riguarda solo me, ma la qualità della nostra democrazia. Continuerò a difendere il diritto alla pace, alla giustizia, alla libertà dei popoli e alla vita, senza arretrare di un millimetro davanti a chi prova a riscrivere i fatti o a piegare le istituzioni a una polemica politica priva di fondamento", conclude Ferdinandi.
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