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Arte

Les Fleurs: petali d'emozione. Apre la mostra della pittrice dei fiori: Benedetta Ticchi

Sabrina Busiri Vici

07 Maggio 2026, 12:34

Les Fleurs: petali d'emozione. Apre la mostra della pittrice dei fiori: Benedetta Taticchi

Al museo del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano si apre sabato 9 maggio Les Fleurs di Benedetta Ticchi. La mostra è insieme racconto intimo e affermazione artistica: protagonista Benedetta, pittrice di 33 anni, la cui ricerca nasce da una sensibilità profonda e da uno sguardo capace di “fermare con un colpo d’occhio la realtà e di riprodurla”. L’esposizione resterà visitabile fino al 20 giugno e si presenta come un percorso coerente e riconoscibile, capace di proporre al pubblico un universo fatto di fiori, emozioni e stratificazioni interiori.


Benedetta è affetta da una malattia rara associata all’autismo, ma la sua produzione artistica si colloca su un piano che supera la dimensione clinica. La pittura, nel suo caso, non è terapia né semplice espressione: è linguaggio autonomo. “La sua capacità artistica è qualcosa che fa parte di lei, al di là della patologia; se non fosse al Serafico, lavorerebbe comunque in ambito artistico”, racconta la madre, Gabriella La Rovere, sottolineando come la neurodivergenza contribuisca piuttosto a una particolare intensità percettiva, a quella capacità di cogliere dettagli e sfumature che diventano materia pittorica.
Il fiore è il suo soggetto privilegiato, ma ridurlo a tema decorativo sarebbe fuorviante. Nei suoi lavori, ogni petalo diventa unità emotiva, ogni variazione cromatica traduce uno stato d’animo. Le “infinite sfumature” che caratterizzano le sue tele derivano anche da un lungo lavoro sui mandala, dove Benedetta ha sperimentato accostamenti audaci di colori, trovando armonie inattese. Ne emerge una pittura che parla per vibrazioni, per equilibri sottili, per tensioni cromatiche.
Tra le opere esposte, spicca il soffione realizzato in memoria di Eliza, un’operatrice uccisa dal marito: un lavoro segnato da una “pennellata rosso sangue” sullo sfondo, capace di trasformare il fiore in simbolo potente, quasi lacerante.
Il catalogo della mostra, curato da Angelo Moretti, offre una chiave di lettura critica che insiste proprio su questa doppia natura dell’opera. “I quadri di Benedetta sono ognuno diverso dall’altro e, allo stesso tempo, sembrano far parte di una stessa famiglia; sono come i petali di un fiore”, scrive Moretti, individuando in questa coerenza interna il segno di un’autentica ricerca artistica.
Ciò che colpisce, prosegue il critico, è “l’interna vitalità della stesura pittorica, la freschezza della pasta cromatica, la natura quasi palpitante del colore”, una componente che definisce “dionisiaca”, ma che non sfocia mai nell’eccesso. Al contrario, nelle opere di Benedetta “non c’è nulla di ingenuo o di acerbo; la sua spontaneità è vigilata e riflessa”, segno di una consapevolezza compositiva che struttura l’immagine.


Moretti individua infatti una tensione equilibrata tra impulso e controllo: “dopo la componente dionisiaca scorgiamo in esse quella apollinea, che ricompone la forza e l’energia del gesto pittorico in un sistema calcolato, bilanciato, armonico”. È proprio in questa sintesi che si definisce il linguaggio dell’artista. La pennellata diventa allora elemento decisivo: “sciolta, fluida, senza ripensamenti”, ma al tempo stesso “misurata come con un bilancino”, capace di costruire forme solide e riconoscibili. “Ogni pennellata materializza un petalo”, osserva ancora Moretti, descrivendo una tecnica che procede per accostamenti, per tasselli cromatici che, pur restando distinti, si organizzano in un insieme coerente.
“L’arte di Benedetta è l’incontro fra spontaneità e coscienza ordinatrice, ma anche fra istinto e coscienza, impulso e atto creativo”, conclude il saggio.
Benedetta è, come lei stessa ama essere riconosciuta, “la pittrice dei fiori”.

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