Sociale
Una bottega che è laboratorio di vita, uno spazio dove le mani creano bellezza e ci sono voci che vanno oltre il silenzio. È stato presentato ieri mattina, nella sede di Perugia in via Fausto Luciani a Castel del Piano, il progetto Free Word – Parole libere che rendono liberi, l’ultima sfida lanciata dalla cooperativa sociale Re.Leg.Art, realtà che dal 1981 rappresenta un presidio fondamentale per la coesione sociale nel territorio perugino. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Intesa Sanpaolo, è iniziato lo scorso dicembre e accompagnerà dieci beneficiari per 12 mesi in un percorso integrato che unisce artigianato, benessere psicofisico ed espressività artistica.

Alla bottega Re.Leg.Art, tutti presenti i protagonisti dell’impresa. Un gruppo motivato e già al lavoro da qualche mese.
Loredana Zamponi, vicepresidente di Re.Leg.Art, ha illustrato il cuore pulsante di Free Word: “Nel titolo c'è descritto proprio il percorso che andremo a fare e perché prevediamo tre laboratori, un laboratorio artigianale che verrà svolto qui, un laboratorio di arteterapia sempre svolto qui, e uno di psicomotricità che verrà svolto in una palestra che ci ha concesso il Comune di Perugia”. “L’obiettivo centrale è l’inclusione in percorsi speciali di persone con disabilità, valorizzando ciò che in ognuno di loro è impareggiabile” sottolinea la presidente Silvia Romaniello. Le parole che emergeranno durante queste sessioni creative non resteranno confinate nel laboratorio, ma verranno riportate direttamente sui prodotti nei prodotti in cuoi realizzati nella bottega, diventando un messaggio concreto rivolto alla città.
Il valore scientifico e umano del percorso è garantito da professioniste del settore. L’arteterapeuta Silvia Macchioni ha sottolineato come l’ambiente non giudicante permetta di ricercare la preziosità individuale, trasformando le emozioni in parole impresse sugli oggetti. Parallelamente, la psicomotricista Federica Mazzeschi lavora sulla dimensione educativa basandosi sui pilastri di movimento, equilibrio e autonomia, per portare i partecipanti a una piena consapevolezza del proprio corpo e del proprio scopo.

La presentazione ha visto la partecipazione sentita delle istituzioni. Sarah Bistocchi, presidente dell’assemblea legislativa, ha ricordato come Re.Leg.Art dimostri da oltre quarant'anni che si può scegliere di “vivere la disabilità nel modo migliore ricercando la coesione sociale, anche attraverso il lavoro”. Significativo anche l’intervento dell'assessore comunale allo Sviluppo Economico, Andrea Stafisso, che ha rivendicato la sua presenza non come delegato al sociale, ma come rappresentante dell'economia cittadina: Re.Leg.Art è infatti una risorsa di sviluppo sostenibile che dimostra l’importanza di fare rete tra enti locali, cittadini e imprese. Da qui anche l’impegno di allestire presto un punto espositivo dei prodotti Re.Leg.Art nel centro storico di Perugia.
Anche Andrea Bernardoni, presidente di Legacoopsociali Umbria, ha rilanciato la sfida sul modello di welfare, evidenziando la necessità di rendere queste esperienze un tassello ordinario del sistema, integrando risorse di mercato e finanziamenti capaci di dare continuità nel tempo. In questo contesto, i 45 anni di vita della cooperativa si intrecciano con storie personali straordinarie, come quella di Roberto, che festeggia i suoi 40 anni dentro la struttura. Ma il senso ultimo del progetto risiede forse nelle parole della mamma di Luisa, una delle beneficiarie, che ha spiegato come la vera vittoria sia far nascere nei ragazzi la motivazione profonda che spinge ad andare avanti, a prescindere dal risultato finale.
Ogni partecipante individuerà nel proprio percorso laboratoriale una parola significativa che diventerà parte di oggetti artigianali unici – quaderni, album, pochette e segnalibri – simbolo concreto del percorso di crescita e inclusione. “Con Free Word - conclude Romaniello -, Re.Leg.Art. conferma il proprio impegno nel creare percorsi concreti di inclusione, valorizzando le capacità individuali, stimolando la creatività e promuovendo il valore sociale del lavoro artigianale”.
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