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LA STORIA

Orvieto, consegnate le "Chiavi della Città" a Michelangelo Onigi: 105 anni e sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Buchenwald

Appuntato della Polizia di Stato in congedo dal 1979, ha ricevuto prestigiose onorificenze militari e civili. La cerimonia

16 Gennaio 2026, 12:32

Orvieto, consegnate le "Chiavi della Città" a Michelangelo Onigi: 105 anni e sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Buchenwald

Nella Sala Consiliare del Comune di Orvieto, il sindaco Roberta Tardani, alla presenza del Questore di Terni, Michele Abenante, ha consegnato le chiavi della città all’Appuntato di Pubblica Sicurezza in quiescenza Michelangelo Onigi, quale segno di profondo riconoscimento istituzionale per la sua lunga e onorata vita al servizio dello Stato.

Michelangelo Onigi rappresenta una testimonianza vivente della memoria del Novecento: è infatti sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Buchenwald, esperienza estrema che ne ha segnato profondamente il percorso umano e che rende ancora più significativo il suo successivo impegno nelle istituzioni della Repubblica, fondate sui valori di libertà, democrazia e dignità della persona.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto condiviso tra la Questura di Terni e l’Amministrazione comunale di Orvieto, volto a celebrare, nella medesima data del 16 gennaio, il 105° compleanno dell’Appuntato Onigi, quale significativo momento di valorizzazione della memoria storica, dei valori e del servizio reso alla Polizia di Stato.

L’Appuntato Michelangelo Onigi, classe 1921, ha prestato servizio nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza a partire dal 16 dicembre 1946. Collocato in congedo nel 1979, nel corso della sua vita è stato destinatario di numerose e prestigiose onorificenze militari e civili, tra cui due Croci al Merito di Guerra, la Medaglia d’Argento al Merito di Servizio conferita dal Ministero dell’Interno nel 1962 e, nel 2021 il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il Questore Abenante ha infine concluso affermando che "iniziative come questa rafforzano il legame tra la Polizia di Stato e il territorio e rappresentano un doveroso atto di gratitudine verso chi, dopo aver conosciuto la negazione assoluta dei diritti umani, ha scelto di servire lo Stato democratico".

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