IL TEST DRIVE
C’erano una volta gli anni Novanta, le citycar che facevano scuola e una piccola rivoluzione chiamata Twingo. Oggi, in un mercato che ha perso certezze e soprattutto coraggio, Renault prova a fare la stessa cosa: ripartire da dove tutto era cominciato. Ma con una differenza sostanziale. Stavolta è elettrica. E soprattutto, finalmente accessibile.
La nuova Renault Twingo E-Tech Electric non è solo un modello. È un messaggio.
E il messaggio è semplice: l’elettrico può tornare a essere popolare.
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Non è un caso se Renault la definisce un “game changer” del segmento A. Perché il segmento delle piccole, dato per morto in Europa, in realtà in Italia vale ancora il quindici per cento del mercato. E qui, tra centri storici, parcheggi impossibili e traffico quotidiano, un’auto lunga 3,79 metri torna improvvisamente a essere una soluzione. Non un ripiego.
Piccola fuori e sorprendente dentro: la nuova Twingo resta quindi fedele a se stessa.
Linee morbide, frontale “sorridente”, richiami evidenti alla prima generazione. Ma è una nostalgia intelligente, mai stucchevole. Qui c’è un lavoro di design che non copia: reinterpreta. E soprattutto, funziona e colpisce positivamente. Perché sotto quella faccia simpatica c’è una struttura moderna: passo lungo da 2,49 metri, cerchi fino a 18 pollici, abitabilità da segmento superiore. Dentro si sta come su un’auto più grande. Fuori resta una citycar pura.

È il solito paradosso Twingo. Ma questa volta è ancora più evidente. Sedili posteriori scorrevoli, bagagliaio fino a 360 litri, modularità vera – non da brochure – e soluzioni intelligenti che riportano l’auto al suo ruolo originario: essere utile.
C’è poi tanta tecnologia, ma quella che serve davvero, non quella superflua e, a volte, poco utile. Qui, infatti, Renault ha fatto una scelta chiara: niente effetti speciali inutili. Solo tecnologia concreta.
Il sistema OpenR Link con Google integrato (per la prima volta nel segmento A) porta in dote navigazione intelligente, pianificazione delle ricariche e oltre cento app disponibili. L’avatar Reno ti parla, ti aiuta, ti accompagna. Non è fantascienza: è semplificazione.

E poi c’è la guida. One Pedal (sistema che, nella pratica, non rende necessario passare continuamente dall'acceleratore al freno), 24 sistemi Adas, parcheggio automatico, sicurezza attiva e passiva da segmento superiore. Tutto su una macchina che, nel passato, era considerata entry level. Qui, invece, entry level non significa più entry content.
La sostanza si traduce in: autonomia, consumi e prezzo competitivo. La vera partita però si gioca sotto la carrozzeria.
Motore elettrico da 60 kW, batteria LFP da 27,5 kWh, fino a 263 km di autonomia WLTP. Numeri che, letti così, possono sembrare contenuti. Ma è esattamente il punto. È una Twingo. Non deve fare Parigi‑Milano. Deve funzionare bene, in maniera affidabile, ogni giorno. E lo fa bene.

Consumi dichiarati di 12,2 kWh/100 km, peso contenuto in 1.225 kg, ricarica domestica in poco più di quattro ore. E per chi vuole di più, ricarica rapida in 30 minuti.
Qui entra in gioco il vero colpo di scena: il prezzo. Si parte da 19.500 euro. Sotto i 20 mila, quindi, come era stato preannunciato. Promessa mantenuta. E soprattutto, mantenuta senza tagliare contenuti.
Anzi: fari led, schermi, modularità e tanta altra tecnologia sono già di serie. Non è un dettaglio. È una presa di posizione.
Al volante si presenta più matura, più convincente delle Twingo del passato. Le nostre prime impressioni di guida, che ci hanno fatto percepire subito dove Renault ha lavorato con grande attenzione, sono state di un’auto cresciuta: più stabile, più solida, più “macchina” rispetto alle Twingo precedenti.
L’accelerazione è pronta, tipica dell’elettrico, ma mai brusca. Il telaio è reattivo, lo sterzo preciso. In città è agile, quasi giocosa. Ma la sorpresa arriva fuori: sulle strade extraurbane resta composta, sincera, mai in difficoltà. Forse un po’ rigide le sospensioni, ma il modello che abbiamo provato aveva cerchi maggiorati che per affrontare le schiene d’asino, i dissuasori di velocità, non sono di certo il massimo. La nuova Twingo, comunque, non è più solo una citycar: è davvero una piccola auto completa. E anche sulle quattro corsie, senza strafare e dove consentito, può toccare tranquillamente i 130 km/h.

Tradotto: puoi usarla tutti i giorni. Senza pensarci troppo. Il punto vero, riassumendo, è che non è solo una Twingo perché Renault stavolta non ha fatto solo un semplice nuovo prodotto: ha avviato un nuovo ragionamento. Ha preso un segmento abbandonato; lo ha alleggerito; ripensato; semplificato. Ha tolto il superfluo e rimesso al centro l’essenziale: prezzo, utilizzo reale, accessibilità.
E ha fatto una cosa che nel mondo dell’auto, oggi, non è scontato: ha costruito un’elettrica che ha davvero un senso. Perché è bella, perché è concreta, perché costa il giusto. E perché, per la prima volta dopo anni, non ti obbliga a scegliere tra portafoglio e futuro; tra compromessi e facilità di movimento.
La Twingo, insomma, torna a fare la Twingo. E a guardarla bene, con quel sorriso stampato sul frontale, sembra quasi dirlo da sola: Renault vuole ricominciare da qui.
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