ESTERI
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a puntare il dito contro i principali alleati Usa che si sono rifiutati di prendere parte alle operazioni militari nello Stretto di Hormuz: "Non sono sorpreso dal loro comportamento - ha spiegato il tycoon pubblicando un post su Truth - poiché ho sempre considerato la Nato, per la quale spendiamo miliardi di dollari all'anno per proteggere proprio questi Paesi, come una strada a senso unico. Noi li proteggiamo, ma loro non fanno nulla per noi, specialmente nel momento del bisogno". "Fortunatamente - continua - abbiamo annientato le forze armate dell'Iran e proprio in virtù di questo successo militare, non abbiamo più bisogno né desiderio dell'assistenza dei Paesi della Nato. Non ne abbiamo mai avuto bisogno. Lo stesso vale per il Giappone, l'Australia o la Corea del Sud. Siamo il paese più potente al mondo, non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno". "È un grande test per dimostrare che non saranno mai presenti per gli Usa - ha aggiunto il presidente ai microfoni dei media della Casa Bianca .- Sono tutti d'accordo con noi, ma non vogliono aiutare. Ed è un errore molto sciocco. Noi come Stati Uniti dobbiamo ricordarcelo, perché pensiamo che sia piuttosto scioccante".
Toni aspri che si allargano anche alla questione inerente alle dimissioni presentate poche ore fa dal capo del centro per l'antiterrorismo americano, Joe Kent, che su X ha scritto: "Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di rassegnare le dimissioni dalla carica di Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, con effetto immediato. Non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è evidente che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana. È stato un onore servire sotto la guida del Presidente degli Stati Uniti e del Direttore Generale del Governo Americano e guidare i professionisti del Centro Nazionale Antiterrorismo. Che Dio benedica l’America". Il commento di Donald Trump non si è fatto attendere: "Sono felice che sia fuori, sosteneva che l'Iran non era una minaccia. Era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza. Stando all'Iran ero contro prima ancora di pensare che Israele potesse attaccarlo", riporta il Corriere della Sera.
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