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La campagna elettorale e la lezione umbra

Sergio Casagrande

11 Aprile 2026, 16:14

Quanto guadagna Giorgia Meloni? Redditi della premier dimezzati e spunta una nuova casa

La campagna elettorale è già cominciata. E a dichiararne l’apertura, senza dirlo, è stata proprio Giorgia Meloni giovedì nell’aula della Camera. Toni alti, colpi bassi, applausi da curva. Più che un passaggio istituzionale, una prova generale da urne aperte. E in mezzo, la premier che prova a tenere il punto: “Ragà, è ancora lunga”. Vero. Ma il campo è già tracciato. Da una parte, le riforme annunciate e mancate. La giustizia su tutte, bocciata dagli italiani. E poi il resto rimasto a metà: premierato; autonomia; legge elettorale. Dall’altra, la difesa del governo: cuneo fiscale; immigrazione; stabilità; credibilità internazionale. Ma qui si aprono le crepe.

Nel centrodestra c’è un leader: Meloni. Che paga oggi, almeno in parte, lo scotto di scelte internazionali che all’inizio la rafforzavano. Trump e Netanyahu non sono esattamente un traino nell’umore del Paese. E il Medio Oriente resta una miccia accesa. Nel centrosinistra, invece, il problema è l’opposto: non c’è un leader. Né una squadra vera. Schlein e Conte si cercano e si evitano come una coppia in crisi che recita unità davanti agli altri. Il campo largo esiste sulla carta, molto meno nella realtà. E allora i nodi sono tutti qui. Il centrodestra deve recuperare consenso. Il centrosinistra deve trovare un leader credibile. In fretta.

E’ già successo, in piccolo, in Umbria nel 2024: una leadership forte, quella di Donatella Tesei, contro un’opposizione che ha dovuto inventarsi una guida. Qui il campo largo trovò la sintesi, vincente, in Stefania Proietti all’inizio molto titubante. Oggi, a livello nazionale, la partita è più grande. E molto più complicata. Le urne sono ancora lontane. Ma la corsa è iniziata. Sarà feroce. E questa volta, davvero, lunga. Ma non per tutti allo stesso modo.

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