Il Lapis del direttore
I maligni dicono che è propaganda. Che i 25 centesimi in meno di accise sui carburanti deciso dal governo Meloni per venti giorni servano più alle urne che ai serbatoi.
Può darsi. Ma chi in questi giorni ha fatto il pieno sa che la realtà è un'altra: i prezzi sono deflagrati, trascinati da una guerra che dal Golfo è arrivata dritta fino alle pompe.
Per questo il taglio può essere una boccata d'ossigeno vera. Non teorica. Su un pieno si traduce anche in 10, 15 euro in meno. E per chi vive o lavora al volante non è poco.
Il problema, ora, è durante e dopo. Perché i numeri non tornano: il gasolio continua a salire molto più della benzina. Segno che, accanto alla tensione internazionale, qualcuno corre ancora forte e più degli altri. D'altronde quando c'è da speculare, c'è sempre chi non si ferma a metà.
Il rischio è che questo sconto plachi per un attimo la rabbia, senza cambiare davvero la situazione. E allora bene il taglio, bene anche la promessa di un rafforzamento dei controlli. Ma stavolta servono severità e risultati.
Intanto, quindi, prendiamoli questi 25 centesimi. Perché in un tempo in cui la guerra si paga anche al distributore, ogni euro risparmiato conta. Ma stanghiamo subito i vampiri che pensano di soffocare i vantaggi con ulteriori aumenti speculativi.
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