Il Lapis del Direttore
Siamo agli sgoccioli. Lunedì prossimo sapremo quale sarà il verdetto del referendum confermativo sulla giustizia. Un passaggio importante, perché riguarda regole che toccano l’equilibrio tra poteri dello Stato e il funzionamento di uno dei pilastri della democrazia. Eppure, alla vigilia del voto, una cosa appare evidente: il confronto si è trasformato troppo spesso in uno scontro politico. Un errore. Un errore del fronte del sì; e un errore del fronte del no. Perché quando un referendum viene raccontato come una partita tra partiti, il rischio è che il suo vero contenuto finisca in secondo piano.
Molti cittadini, così, andranno alle urne con lo spirito con cui si risponde a un sondaggio sul gradimento del governo invece che essersi ben informati sui contenuti delle novità che vengono richieste. Ma un referendum costituzionale non è questo. Non è una prova di forza tra maggioranza e opposizione. E’, o almeno dovrebbe essere, un momento di riflessione sulle regole del Paese. C’è però un aspetto che merita di essere sottolineato. In questo caso l’affluenza non determinerà la validità del referendum. Ma se la partecipazione dovesse essere alta, se servisse almeno a scalfire quel lassismo civico che ormai troppo spesso accompagna le consultazioni popolari, allora sì: sarebbe già un piccolo successo per la democrazia.
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