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I carburanti e l'esplosione fuori controllo

Sergio Casagrande

12 Marzo 2026, 15:14

I carburanti e l'esplosione fuori controllo

Era chiaro fin da subito - e lo avevamo scritto - che la guerra nel Golfo sarebbe arrivata fino al distributore sotto casa. E sapevamo che non era una metafora, ma una facile previsione. Ma quello che sta accadendo non ha precedenti per velocità e consistenza: i listini dei carburanti viaggiano sull'otto volante. E quello del gasolio che, guarda caso, in Italia è ancora il carburante più venduto, è proiettato oltre i confini del sistema solare. Il servito può superare perfino i 2,6 euro al litro.

Una vera follia, se non fosse una realtà. Di ora in ora i listini continuano a correre come se qualcuno avesse tolto il tappo a una bottiglia di gassosa agitata prima per venti minuti ininterrotti.

Poco importa se il petrolio sale e magari, come ieri, torna a scendere di qualche punto: i mercati sono agitatissimi e alla pompa il conto cambia con aumenti che sbalordiscono tutti. Non di pochi spiccioli ma decine di centesimi al litro che per milioni di automobilisti e, soprattutto, per i pendolari che non possono fare a meno dell'auto, si traducono in centinaia e centinaia di euro in più.

C'è chi pensa di risolvere tutto con le “accise mobili”. Strumento utile, certo. Ma non illudiamoci: limare pochi centesimi quando i rincari galoppano di decine significa inseguire una Ferrari con un monopattino elettrico che ha la batteria scarica.

La questione è un'altra: servono controlli. Controlli veri. Serrati. Perché se è giusto partire dalla buona fede dei gestori, è altrettanto evidente che quando i listini si muovono con questa velocità da qualche parte qualcuno, lungo la catena che va dall'estrazione alla vendita al dettaglio, prova sempre a correre un po' più degli altri. E quei pochi centesimi “di troppo” moltiplicati per milioni di litri diventano somme enormi.

E non è soltanto un problema per chi fa il pieno per andare al lavoro o in giro con la famiglia.

In Italia tutto viaggia prevalentemente su gomma.

Quando aumenta il prezzo del carburante crescono i costi di trasporti, merci e servizi.

È una reazione a catena che finisce direttamente nel carrello della spesa degli italiani, come hanno denunciato con forza, ieri a Perugia, anche gli agricoltori di Coldiretti durante la protesta che ha visto invadere la città dai trattori.

È come un domino che parte dal Golfo Persico e arriva fino al portafoglio delle famiglie. Lo sappiamo bene, ma proprio per questo serve una vigilanza stretta e costante. Subito. Anche perché nessuno può scommettere che questa guerra durerà poco.

E quando, speriamo presto, le quotazioni torneranno a scendere, qualcuno dovrà controllare che i prezzi alla pompa scendano con la stessa velocità con cui oggi stanno salendo. E magari individuare anche chi ha approfittato della situazione, non per mettere qualcuno alla gogna, ma per dimostrare che i controlli esistono davvero.

Nel frattempo una cosa questa crisi l'ha già resa evidente: sul campo c'è uno sconfitto.

È il cosiddetto Mister prezzi, il garante che avrebbe dovuto vigilare sul settore.

Una figura nata con grandi promesse e che anche oggi, davanti alla corsa dei carburanti, appare poco più di un osservatore. Proprio quando servirebbe, invece, un arbitro attento, inflessibile. E, soprattutto, severo.

Non può sanzionare direttamente le speculazioni. Ma può accendere i fari sui rincari e segnalare le anomalie a chi ha il potere di intervenire. Perché quando la partita dei carburanti si fa dura, avere qualcuno che vigili bene sul campo diventa fondamentale.

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