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La Quintana di Foligno e la concordia che fa galoppare una città e una regione

Sergio Casagrande

11 Marzo 2026, 14:21

La concordia che fa galoppare una città e una regione

Ottant'anni. Non è soltanto un numero che individua un arco temporale. È una storia che cammina, anzi che galoppa. E ieri mattina, nella Sala della Regina a Montecitorio, sede della Camera dei deputati, non si è celebrata una semplice presentazione istituzionale. Si è celebrata una storia italiana.

La storia della Giostra della Quintana di Foligno, che compie ottant'anni nella sua versione moderna e che, curiosamente ma non troppo, incrocia altri due ottantennali decisivi per il nostro Paese: la nascita della Repubblica e il diritto di voto alle donne italiane. Tre anniversari che parlano, in fondo, la stessa lingua: quella della rinascita.

Per capire la Quintana bisogna tornare a quell'anno spartiacque che fu il 1946.

L'Italia usciva da una dittatura, da una guerra civile, da bombardamenti che avevano lasciato ferite profonde nelle città e nelle coscienze. E Foligno non faceva eccezione.

Eppure proprio lì, tra le macerie morali e materiali del dopoguerra, qualcuno ebbe un'intuizione semplice e straordinaria: far rinascere la città attraverso una festa. Una festa che non fosse evasione, ma concordia. Che non fosse nostalgia, ma identità con una base storica.

Il sindaco di Foligno Stefano Zuccarini lo ha ricordato con parole nette: "In una città uscita dalla guerra, ferita e distrutta, qualcuno ebbe il coraggio di immaginare un momento di concordia e di identità condivisa".

Quel seme è diventato un albero. E oggi quell'albero si chiama Quintana.

Non è un'invenzione folcloristica. Le radici affondano nel 10 febbraio 1613, quando cinque giovani nobili folignati si sfidarono per stabilire cosa fosse più caro a un cavaliere d'onore: la grazia del principe o il favore di una dama.

Un episodio documentato nell'Archivio di Stato della città e diventato, secoli dopo, la scintilla di una delle rievocazioni storiche più affascinanti d'Italia.

Lo ha ricordato il presidente dell'Ente Giostra Domenico Metelli, sottolineando un dato che spesso sfugge a chi guarda la Quintana solo da lontano: "La Quintana non è una manifestazione inventata. Ha radici storiche precise". E quelle radici oggi sorreggono una comunità intera. Perché la Quintana non è soltanto il momento spettacolare della corsa al Campo de li Giochi, con il cavaliere che lancia il suo cavallo verso l'anello.

È un lavoro lungo dodici mesi. È l'impegno, condito da tanta passione, dei rioni, dei Priori, dei figuranti, delle sarte, dei musici, dei volontari. È una città che si mette in moto come un grande organismo collettivo.

È anche - e forse soprattutto - il rapporto tra cavallo e cavaliere. Un rapporto antico, fatto di fiducia, rispetto e cura.

Il cavallo non è uno strumento della gara: è il cuore della gara. E a Foligno questo principio non è una formula retorica, ma una regola concreta.

Lo ha ricordato lo stesso Zuccarini: "I cavalli sono l'anima della Giostra e a Foligno il loro benessere viene prima di tutto".

In una terra che ama definirsi cuore verde d'Italia, questo rapporto con l'animale diventa anche un simbolo culturale.

La presidente della Regione Stefania Proietti lo ha detto con chiarezza: "Non possiamo rappresentare l'Umbria senza la forza, i numeri e la bellezza della Giostra della Quintana. Sarebbe come rappresentarla senza Foligno". E poi c'è l'altro grande patrimonio della Quintana: i giovani. Ragazzi e ragazze che entrano nei rioni da bambini, imparano una tradizione, crescono dentro un racconto collettivo.

In un tempo in cui spesso si parla di disorientamento delle nuove generazioni, la Quintana offre una risposta concreta: appartenenza.

Metelli lo ha raccontato con un'immagine semplice e potente: "Vedere bambini di cinque, sei, sette anni entrare nei rioni e iniziare a vivere la Quintana è una delle soddisfazioni più grandi".

Ecco perché la cerimonia di ieri a Montecitorio non è stata un rito formale.

È stata, semmai, un riconoscimento. Una specie di sigillo istituzionale visto il luogo e la presenza di tanti parlamentari nella folta platea che ha riempito la sala. Il riconoscimento che quella intuizione del 1946 non fu soltanto una festa cittadina, ma una piccola metafora nazionale.

Come allora gli italiani scelsero la Repubblica per ripartire, così Foligno scelse la Quintana per ritrovarsi.

Ottant'anni dopo lo spirito è rimasto lo stesso.

La Quintana è ancora giovane. Come giovane, in fondo, è ancora la nostra Repubblica. E quando al Campo de li Giochi il cavallo parte al galoppo e il cavaliere abbassa la lancia verso l'anello, non è soltanto una gara. È una città che continua a dirsi, anno dopo anno, che insieme si può rinascere.

È il simbolo di un'intera regione - come ha osservato il deputato umbro Raffaele Nevi - che dimostra di essere viva e di avere anche un'anima.

Un'anima che crede in certi valori capaci di andare ben oltre le rivalità e le competizioni.

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