politica
Le parole di Donald Trump sui militari alleati in Afghanistan non sono soltanto un’infelice uscita da campagna elettorale permanente. Sono qualcosa di più profondo e di più grave. Perché dietro l’accusa di chi “stava lontano dal fronte” riaffiora una vecchia, stanca e pericolosa narrazione: quella che da oltre un secolo prova a raccontare il soldato italiano come un comprimario, quando non come un peso. È una storia che conosciamo bene. È la stessa sufficienza che attraversava certi ambienti militari tedeschi e austriaci già nella Prima guerra mondiale.
È lo stesso sguardo paternalistico - quando non sprezzante - che riaffiora nella Prima e Seconda guerra mondiale, anche nelle valutazioni attribuite a Erwin Rommel, spesso citato come esempio di una cultura militare che, nel giudicare gli italiani, confondeva gli errori della politica con il valore dei soldati.
Un errore storico, prima ancora che morale.
Oggi Trump aggiorna quello stereotipo con il linguaggio dei talk show. Ma la sostanza non cambia. Ed è per questo che la reazione del governo italiano è stata non solo legittima, ma doverosa.
Giorgia Meloni ha parlato di affermazioni “inaccettabili”.
Guido Crosetto ha ricordato, con sobrietà istituzionale, che i fatti valgono più delle caricature. Perché i fatti dicono che l’Italia, in Afghanistan, non è rimasta a guardare. Ha comandato settori strategici, ha operato sul campo, ha pagato un prezzo altissimo: 53 militari caduti, centinaia di feriti, famiglie spezzate.
Difendere il valore dei militari italiani non significa essere di destra.
Difenderlo non significa essere di sinistra.
Significa essere realisti. E soprattutto coscienti dei fatti.
È intollerabile, oggi come ieri, che chi non ha mai indossato una divisa usi il sacrificio altrui come argomento retorico.
È intollerabile verso chi ha combattuto nella neve delle montagne, nei deserti, nelle missioni di pace e in quelle che pace non erano affatto. È intollerabile verso chi ha dato la vita per ideali che non avevano colore politico, ma un nome preciso: dovere.
La storia militare italiana ha conosciuto errori, certo. Ma ha conosciuto anche coraggio, disciplina, sacrificio. E ogni volta che qualcuno prova a riscriverla con una battuta, bisognerebbe ricordargli una cosa semplice: le alleanze si reggono sul rispetto. Senza quello, restano solo slogan.
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