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LUTTO

Addio ad Arnaldo Manini, l'etica prima del business

Sergio Casagrande

23 Gennaio 2026, 14:48

Addio all'imprenditore Arnaldo Manini, aveva 89 anni. Nel 2023 aveva ricevuto il titolo di Cavaliere del Lavoro

L’Umbria piange ancora. Prima, il 6 novembre scorso, Maria Grazia Marchetti Lungarotti. Poi, il 4 gennaio, Arnaldo Caprai. E ieri, 22 gennaio, Arnaldo Manini.

Tre grandi imprenditori, tre veri capitani d’impresa. Storie diverse, ma una stessa cifra morale: quella di imprenditori che non hanno mai confuso il fare impresa con il fare profitti e basta.

Anche Arnaldo Manini è stato questo: un uomo che ha saputo coniugare business e dedizione, visione industriale e responsabilità sociale, lasciando un segno profondo e duraturo.

Non solo nei numeri - pure importanti - di Manini Prefabbricati, ma nel modo in cui ha interpretato il lavoro.

L’avevo conosciuto nel 2023, pochi giorni dopo aver assunto la guida di questo giornale, in un evento in cui finimmo per conversare con Vittorio Sgarbi. Arnaldo Manini presentava, con orgoglio, la sua azienda in una giornata in cui aveva trasformato gli uffici in un luogo capace di coniugare genialità, cultura e arte. E scoprii che la parola impresa, per lui, non era una semplice variabile economica, né tantomeno un obiettivo da raggiungere per premiare il proprio ego: era un valore sociale. Un patto. Un impegno quotidiano esercitato nel rispetto dei diritti delle persone, dei dipendenti, del territorio. Un’idea di impresa che oggi viene spesso evocata e troppo raramente praticata.

Da Santa Maria degli Angeli al mondo, senza mai tradire le radici, Manini ha costruito un’azienda che è diventata una comunità. Una “famiglia aziendale”, come l’ha definita chi oggi ne raccoglie l’eredità. E non è una formula retorica.

Lo dimostra la lucidità con cui ha pensato al dopo, preparando la continuità, scegliendo la squadra, affidando il futuro dell’azienda a un solco ben tracciato. Anche questo è essere imprenditori illuminati: saper guardare avanti quando sarebbe più comodo fermarsi.

Nel saluto commosso dell’amministratore delegato Manuel Boccolini c’è forse la sintesi più autentica di questa figura: “Il suo spirito guida sarà sempre con noi a ricordarci di non mollare mai e di non rinunciare mai a credere che un sogno condiviso possa diventare realtà”.

Parole che raccontano un rapporto umano prima ancora che professionale e che spiegano, meglio di qualsiasi bilancio, perché Manini resterà.

Oggi l’Umbria è profondamente addolorata per questa ulteriore perdita, come lo è ancora per quella di Arnaldo Caprai, di Maria Grazia Marchetti Lungarotti e anche per quella — non va dimenticata — di Maria Sole Agnelli, che pur non essendo umbra ha dato tanto, soprattutto ai territori di Campello sul Clitunno e Spoleto.

Tutti loro hanno lasciato un segno.

Un segno importante, indelebile. Un faro possibile per i giovani imprenditori che si stanno formando oggi, chiamati a dimostrare che fare impresa significa anche - e soprattutto - assumersi una responsabilità verso la comunità.

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