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Attualità

San Francesco di Assisi: fu davvero sorella morte ma lui è vivo

Sergio Casagrande

11 Gennaio 2026, 09:36

Fu davvero sorella morte. Lui è vivo

C'è qualcosa che, secondo i canoni dell'uomo comune, non torna.

Ieri si è aperto un anno di celebrazioni, di luci, di attese e di arrivi per ricordare una morte.

Il Transito di San Francesco d'Assisi, avvenuto ottocento anni fa, diventa il cuore pulsante di un nuovo ciclo francescano, inaugurato con una cerimonia solenne nella basilica di Santa Maria degli Angeli, là dove la Porziuncola continua a stare, piccola e ostinata, al centro della storia.

Eppure Francesco ci aveva avvertiti. Aveva spostato il punto di vista.

Per lui la morte non era una sconfitta, non era una fine da temere o da rimuovere, ma “sorella morte”. Un passaggio, non un precipizio.

Così, a distanza di ottocento anni, quello che per altri sarebbe un anniversario cupo diventa un atto di vitalità collettiva come dimostra anche il fatto che la celebrazione d'apertura è stata trasmessa e seguita in ogni angolo del pianeta Terra. Perché se dopo otto secoli c'è ancora chi si mette in cammino - fisico o virtuale - per ricordarti, allora non sei morto davvero. Sei, semmai, entrato in un'altra dimensione dell'esistenza: quella dell'immortalità morale.

Il passaggio di testimone dagli ottocento anni del Cantico delle creature a quelli del Transito non è solo una questione liturgica.

È una continuità narrativa potentissima. Dal canto della vita, della natura e del creato, al momento estremo che chiude il cerchio senza spegnerlo. Francesco resta coerente fino all'ultimo respiro e la sua lezione continua a essere sorprendentemente moderna in un tempo che ha paura di tutto, perfino di nominare la fine con la quale in troppi sono tornati a giocare.

Ma sarebbe miope (e anche un po' ipocrita) fingere che questo non sia anche un anno decisivo per l'Umbria. Spirituale, certo. Religioso, senza dubbio. Ma anche economico, culturale, turistico.

Migliaia e migliaia di arrivi sono attesi nei prossimi mesi, con un culmine destinato a segnare la storia: l'ostensione al pubblico, per un mese, dal 22 febbraio, dei resti ossei del santo.

Un evento senza precedenti - visto che le poche occasioni che ci sono state in passato sono state riservate quasi esclusivamente ai frati - che trasformerà Assisi e il suo territorio in un crocevia mondiale di fede, curiosità, emozione e memoria.

E non finisce qui. Proprio in questo stesso anno ricorreranno, a ottobre, anche i venti anni dalla morte di Carlo Acutis, il santo dei giovani, il ragazzo che parlava di Dio con il linguaggio del web e dei computer. Anche senza solenni celebrazioni ufficiali, la sua popolarità - crescente, travolgente - porterà con sé ulteriori flussi, ulteriori presenze, ulteriori storie. Perché i santi, quelli veri, non hanno bisogno di grandi apparati: bastano le persone che li seguono.

Ottocento anni dopo il Transito, Francesco continua a fare quello che ha sempre fatto: mettere in discussione le nostre certezze, ribaltare i nostri schemi, costringerci a guardare oltre, credenti o no, come seppe fare davanti al sultano della quinta crociata.

Anche l'Umbria è chiamata a misurarsi con questa eredità: non una reliquia da esporre, ma un'idea viva che chiede coerenza e che perpetua messaggi troppo spesso dimenticati.

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