L'UMBRIA CHE ECCELLE
Trecento milioni di euro di ricavi, oltre 1.800 dipendenti, 1.700 ettari coltivati, 40mila metri quadrati di stabilimenti, 68 ricercatori e più di 10,7 milioni investiti in ricerca e sviluppo. Numeri solidi, che fotografano una realtà di primo piano nel panorama internazionale della salute naturale. Eppure non bastano a raccontare Aboca, perché qui la dimensione industriale si intreccia con una visione più ampia, dove sostenibilità e innovazione diventano pratica quotidiana.
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“Capire che uomo e natura sono la stessa cosa, condividono lo stesso linguaggio”: più che una suggestione, è il principio operativo su cui si fonda l’azienda, con sede a Sansepolcro e cuore produttivo a Pistrino di Citerna. Tra coltivazioni biologiche e laboratori ad alta tecnologia prende forma un modello che integra l’intera filiera, dalla terra al prodotto finito, passando anche per la rete di farmacie Apoteca Natura. Una struttura complessa, presente in 24 Paesi nel mondo, in cui - come sottolinea Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca - i numeri sono solo una conseguenza.
“Studiamo questo linguaggio con le tecnologie più moderne, dalla biologia dei sistemi all’intelligenza artificiale, per arrivare a prodotti biodegradabili, circolari, con un miglior rapporto rischio-beneficio. Non è tecnologia fine a sé stessa: è tecnologia al servizio della vita”.
È una linea che trova la sua sintesi nello stabilimento di Pistrino: una fabbrica 4.0 dove automazione e robotica convivono con una scelta radicale, quella di ridurre al minimo la chimica di sintesi. Oggi circa il 96% dei prodotti è composto esclusivamente da sostanze naturali.

Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca
“Preferiamo utilizzare energia, anche attraverso processi complessi, piuttosto che immettere sul mercato sostanze che si accumulano nell’ambiente o nell’organismo. La sostenibilità non è un’etichetta: è assumersi fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte”, evidenzia Mercati. Una coerenza che si riflette anche nelle certificazioni: B Corp, Società Benefit e standard per la parità di genere. “Sono metriche esterne, non autoreferenziali, che impongono un miglioramento continuo reale”, osserva Mercati.
Per comprendere fino in fondo questa traiettoria bisogna però arrivare nella sede direzionale di Sansepolcro, immersa nel verde, ed entrare nell’ufficio di Massimo Mercati tra libri, opere d’arte e fotografie - comprese quelle che lo ritraggono con Papa Francesco e Sergio Mattarella - dove emerge con chiarezza la dimensione culturale che accompagna quella industriale. È da qui che prende forma uno dei passaggi più significativi del racconto: l’incontro con il pensiero di Carlo III.

“Quando ho letto le prime righeThis is a call to revolution, ho capito che non era un semplice saggio, ma una chiamata a cambiare paradigma. Non piccoli aggiustamenti, ma un cambiamento profondo nel modo di vedere il mondo, l’economia, la società”. Un’intuizione che affonda le radici negli anni Settanta: “Già allora si parlava di ecologia e della necessità di superare certi modelli economici. Temi oggi urgenti, ma all’epoca fuori dal dibattito. Questo significa una cosa: siamo in ritardo”.
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Un ritardo che non può più essere ignorato. “Non possiamo continuare a pensare uomo e natura come separati o semplicemente interdipendenti. La loro connessione è strutturale”. Una visione che trova una forte convergenza anche nella Laudato si’: “Un testo insieme spirituale e scientifico. Ed è proprio in quella sintesi che dobbiamo stare, unendo conoscenza, responsabilità e visione sociale”.
Da qui nasce il concetto di “impresa vivente”. “Pensiamo l’azienda come una rete sociale - spiega Mercati che sull’argomento ha scritto anche un libro - non una struttura gerarchica finalizzata al profitto, ma una comunità che crea valore. Il profitto è necessario, ma è una conseguenza.
Un approccio che si traduce in scelte concrete: dal sostegno al territorio con la Fondazione Valtiberina allo sviluppo di modelli di economia civile, fino agli investimenti energetici.

Tra questi, l’impianto agrovoltaico tra Pistrino e Città di Castello, destinato a coprire fino al 50% del fabbisogno aziendale. “Tiene insieme produzione e territorio: non grandi infrastrutture scollegate, ma sistemi integrati che generano valore locale e riducono davvero l’impatto ambientale”. In questo quadro, anche l’innovazione cambia ruolo. “Se non abbiamo chiaro il “nord”, la direzione, rischia di diventare lo scopo. Ed è ciò che sta già accadendo in molti ambiti. Va riportata a essere uno strumento, al servizio di una visione”.
La parola chiave resta coerenza. “La lezione più importante è mantenere le promesse. E quando riguardano sostenibilità, salute, ambiente, mantenerle è difficile. Ma è l’unico modo per costruire qualcosa che abbia davvero senso”. In un contesto che premia velocità e adattamento, Aboca sceglie una strada più esigente: la continuità tra pensiero e azione. Un percorso iniziato quasi cinquant’anni fa e oggi proposto come modello. Più che un’azienda, una cultura industriale: “Ricerca, innovazione, naturalità - evidenzia Massimo Mercati - Ma soprattutto la consapevolezza che uomo e natura non sono separati. È da qui che bisogna ripartire, se vogliamo davvero cambiare”.
Tutto nasce sulle colline sopra Sansepolcro, dove sorge la tenuta acquistata negli anni Settanta da Valentino Mercati, determinato a cambiare completamente vita. “Mio padre era il più grande concessionario Alfa Romeo nel territorio umbro, finché, nella nuova proprietà, ha deciso di dedicarsi all’agricoltura biologica e alle piante medicinali”, racconta Massimo Mercati, attuale amministratore delegato di Aboca. La passione si trasforma in studio: Valentino riparte dalle antiche tradizioni, dalla sapienza popolare e dai volumi di botanica e medicina. Così matura la convinzione che, nel 1978, darà origine alla storia di Aboca: trovare nella natura le risposte ai bisogni legati alla salute dell’uomo, sviluppando modelli agricoli sostenibili e investendo nella ricerca scientifica.

“Erano gli anni del trionfo della chimica e dell’agricoltura intensiva. In televisione si vedevano le ruspe abbattere antiche masserie e oliveti secolari, diventati simbolo di povertà e arretratezza, per far posto alla nuova economia, all’industria. Gli stessi anni in cui venivano però pubblicati manifesti dell’ecologia profonda come Primavera silenziosa di Rachel Carson e Il Tao della fisica di Fritjof Capra. È qui che Aboca trova il proprio spazio, lungo una traiettoria che si sviluppa nella medesima linea di pensiero”.
L’approccio è rivoluzionario: una filiera produttiva completamente verticalizzata, dalla produzione della materia prima biologica alla ricerca fino agli stabilimenti. Tutto è progettato per realizzare soluzioni 100% naturali, rispettose dell’organismo umano e dell’ambiente.
Durante i primi anni di attività Aboca produce integratori alimentari e distribuisce i propri prodotti nelle erboristerie. Nel 1986 brevetta il concentrato totale del fitocomplesso, per la standardizzazione dei principi attivi delle piante medicinali. Dal 1994 inizia la distribuzione nelle farmacie italiane, mentre nel 1996 realizza il primo liofilizzato multifrazione.

Nel 1999 viene brevettata la prima compressa senza eccipienti e nel 2001 nasce il laboratorio di ricerca fitochimica. Dal 2006 arrivano sul mercato i primi dispositivi medici a base di sostanze vegetali, categoria che diventa in breve tempo il core business dell’azienda. Un ruolo particolarmente importante è svolto anche dalla distribuzione, grazie allo sviluppo di reti selettive e di un network di farmacie a marchio Apoteca Natura, nato nel 2000.
In breve tempo i prodotti Aboca arrivano a essere distribuiti in 24 Paesi, oltre all’Italia. Nel 2009 nascono i laboratori di genomica vegetale e biologia molecolare e vengono avviati in modo sistematico studi clinici per analizzare gli effetti terapeutici dei complessi molecolari naturali sull’uomo. Tre anni dopo nasce Aboca Edizioni.
Oggi l’azienda è proiettata verso il futuro grazie alla visione di Massimo Mercati e della sorella Valentina, seconda generazione della famiglia, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente e direttrice marketing.
“L’unico modo per avere successo è mantenere le promesse. Credo sia la lezione più importante ereditata dal cavalier Mercati, mio padre”. Un insegnamento che prende forma nella visione ecologica e sociale incarnata ogni giorno da Aboca. Massimo Mercati si riconosce nelle parole di Re Carlo III nel libro Harmony. Un nuovo modo di guardare al nostro mondo - This is a call to revolution, arrivando ad auspicare un vero cambio di paradigma: una diversa visione del mondo fondata sulle regole dei sistemi viventi applicate all’economia e alla società. L’impresa diventa così un sistema vivente, una rete sociale integrata nel territorio e orientata alla creazione di valore condiviso, non soltanto al profitto. “Quando le promesse sono queste, non è banale”, sottolinea l’amministratore delegato di Aboca.

Massimo Mercati nasce a Città di Castello nel 1971. Dopo la maturità classica si laurea in Giurisprudenza e, alla fine degli anni Novanta, entra in azienda iniziando a occuparsi della gestione strategica e del coordinamento operativo di marchi e brevetti. Fonda la rete delle Farmacie Apoteca Natura, primo network di farmacie in Italia, Spagna, Portogallo e Francia specializzate nell’ascolto e nell’accompagnamento attivo delle persone lungo un percorso di Salute Consapevole.
Coltiva una profonda passione per l’ecologia, con particolare attenzione alla visione sistemica della vita, seguendo gli studi portati avanti in questo ambito dal fisico Fritjof Capra. Per Aboca Edizioni, di cui si occupa direttamente dal 2014, ha pubblicato L’impresa come sistema vivente. Una nuova visione per creare valore e proteggere il futuro (2020). Da anni promuove progetti culturali e ambientali che approfondiscono, con il contributo di scienziati, filosofi, economisti e artisti, il rapporto tra persone e natura e le implicazioni dell’ecologia anche in ambito economico e gestionale.
È profondamente legato al messaggio di San Francesco d’Assisi e all’opera di Papa Francesco, definendo la Laudato si’ “un manifesto di visione sistemica a tutti i livelli”. “Dico sempre che la parola di Francesco va conquistata, guadagnata: non è solo valorizzazione del territorio, ma richiede di entrare nel merito. Il suo messaggio ci ha offerto costantemente l’opportunità di riflessioni che arrivano al cuore di una visione diversa del mondo”. Aboca è entrata a far parte della Circular Bioeconomy Alliance, organizzazione istituita nel 2020 da Re Carlo III, allora Principe di Galles, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso una bioeconomia basata sulla natura. Mercati ha incontrato il sovrano d’Inghilterra a Sandringham circa un anno e mezzo fa, nell’ambito della valutazione di progetti legati alla coltivazione di piante medicinali.
Non semplici parole quelle di Mercati. Sotto la sua guida e della sorella Valentina, Aboca ha ottenuto certificazioni sulla parità di genere e sulla salute e sicurezza (ISO 45001). L’azienda promuove inoltre progetti di integrazione culturale, borse di studio per i figli dei dipendenti e iniziative che celebrano la vita: dai corsi di accompagnamento alla maternità alla piantumazione di un albero per ogni nuovo nato, favorendo occasioni di incontro e partecipazione.
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