25 aprile
(foto da pagina Facebook Victor Fadlun)
“La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” cantava Giorgio Gaber, ma il 25 aprile di quest’anno i soliti noti si sono arrogati il diritto di scegliere quale fosse il simbolo giusto da mostrare, la bandiera giusta da sventolare e l’inno giusto da intonare. Ed è ormai da qualche anno che la Brigata ebraica è diventata il bersaglio simbolico di alcuni gruppi pro-Palestina. Una visione, quella dei pro-pal, che ha sempre meno a che fare con il ruolo che i combattenti ebrei ebbero nella lotta per la liberazione dal nazifascismo e sempre più con riletture ideologiche parziali. Si copre sotto un ampio velo di ignoranza la differenza tra ebreo, ebreo sionista, sionista o israeliano, e si preferisce riassumere il tutto con un urla piene di cieco odio: “Siete solo saponette mancate”, “viva Hitler” e “fuori i sionisti dal corteo” rivolte all’indirizzo di coloro che hanno osato ricordare il corpo militare dell'esercito britannico che combatté anche al fianco degli italiani.
E non si è trattato di episodi isolati nelle grandi città. Anche a Perugia, Arianna Ciccone, fondatrice del Festival internazionale del giornalismo, è stata contestata e allontanata dalla manifestazione per aver esposto una bandiera ucraina — un simbolo considerato non più moralmente accettabile da alcuni.
All’indomani di questi episodi che rappresentano tutto tranne che libertà e democrazia, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, insieme a quelle di Milano, Bologna e Roma, hanno espresso “la più ferma e indignata condanna” per quanto accaduto e in una nota congiunta, denunciano come “episodi gravissimi e violenti abbiano deturpato una giornata che rappresenta un pilastro della memoria e dell’identità democratica del nostro Paese”.
“I violenti non possono dettare le regole di accesso alle manifestazioni né condizionarne il normale svolgimento - si legge nella nota - È particolarmente grave che sia stata presa di mira anche la memoria della Brigata ebraica, formazione composta da volontari ebrei che combatterono al fianco degli alleati per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo: offendere la Brigata ebraica significa offendere la storia stessa della liberazione italiana”.
Gli slogan apertamente antisemiti, spiega l’UCEI, sono il segnale di una preoccupante escalation di odio. “L’antisemitismo è una manifestazione che colpisce cittadini italiani e comunità radicate nella storia della Repubblica – prosegue la dichiarazione - La violenza è esplosa in molte città, finendo per colpire alcuni manifestanti, presenti con diversi colori e bandiere: assistiamo sempre più preoccupati alla manipolazione del 25 aprile e della Storia e alle derive ideologiche che alimentano disordine e creano un clima di odio”.
L’UCEI ha quindi rivolto un “sofferente” appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a nome delle 21 Comunità ebraiche italiane, affinché continui a essere garante dei valori costituzionali. “La libertà di manifestare non può mai tradursi in intimidazione o discriminazione verso altri cittadini, la libertà di parola non può essere compressa o limitata, come avvenuto nel corso della dittatura fascista” richiamando il principio costituzionale della libertà di espressione.
Il messaggio conclusivo è netto: “Il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani, nessuno escluso. Non permetteremo mai che venga dimenticato il contributo ebraico alla Resistenza e alla costruzione della Repubblica, né che venga stravolta la Storia o traditi i principi costituzionali”, conclude Livia Ottolenghi, presidente UCEI.
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