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CURIOSITA'

L'ospedale delle bambole di Napoli. Cos’è, come visitarlo e perché andarci durante le feste di Pasqua

24 Marzo 2026, 12:49

L'ospedale delle bambole di Napoli. Cos’è, come visitarlo e perché andarci durante le feste di Pasqua

L'insegna storica dell'Ospedale delle Bambole, Spaccanapoli, Napoli

A Napoli esiste un posto dove le bambole rotte ricevono una cartella clinica, vengono ricoverate e infine dimesse. Si chiama “Ospedale delle bambole” e sorge nel cuore di Spaccanapoli, in via San Biagio dei Librai. Da diverse generazioni cura e ripara pupattole e giocattoli di tutt’Italia. È un luogo magico da visitare, perfetto per una gita di Pasqua.

L’ospedale


In questo posto tutto è realizzato come una vera clinica con tanto di accettazione, corsie e ambulatorio (il bambolatorio) dove vengono accolti e curati pupazzi, bambole e giocattoli vintage. L’ospedale accoglie reparti dedicati, come quelli di oculistica, di ortopedia, di sartoria e trapianti. Si interviene su plastica, latta, legno e porcellana con un’attenzione particolare ai dettagli che in un giocattolo fanno davvero la differenza: acconciature (parrucche sintetiche, mohair, prodotti specifici), vestitini d'epoca, merletti e tessuti di ogni tipo. I dottori, rigorosamente in camice bianco, accolgono i pazienti, e, dopo aver compilato la loro cartella clinica con una diagnosi puntale, li rimettono in sesto restituendoli ai loro proprietari con l'aspetto che avevano un tempo. “Siamo in sala operatoria: questo è il posto dove si riparano veramente i giocattoli. Non è un gioco: lo facciamo per davvero”, spiega Luca Scivicco, che insieme a sua mamma, Tiziana Grassi (primaria) e ad altri collaboratori, porta avanti un mestiere che ha già compiuto 130 anni. Cosa fanno questi dottori? Rimettono in sesto giocattoli malandati: in tempi rapidi per i “codici rossi”, cioè i giocattoli dei bambini più piccoli, ma anche tre o quattro mesi di ricovero per i pazienti più anziani, quelli che richiedono interventi particolari perché hanno spesso storie emozionanti, come quella di una bambola Lenci, sulla cui schiena in tessuto qualcuno ha scritto a mano, quasi un secolo fa: “alla mia adorata Evelina. Michele. 15-9-1927”. Ecco il video:

La visita


Perché andarci? Perché è uno di quei posti che si fatica a descrivere: un museo piccolo, capace di lasciare a bocca aperta grandi e bambini. La clinica accoglie i suoi visitatori con una frase che anticipa l'atmosfera che si respirerà all'interno: “un luogo dove l'incanto dei bambini contagia gli adulti. Ci abitano santi, bambole, pupazzi e angeli”. Varcata la soglia dell’ospedale, si entra in un ambiente piccolo, accogliente e forse anche un po' inquietante. Ci sono arti e teste che penzolano dalle pareti richiamano, per un attimo, l'atmosfera di un ossario, ma la curiosità vince sull’inquietudine quando ci si avvia verso il bambolatorio, uno di quei posti che strappa un'esclamazione di stupore: lettini in cui riposano teneri pupazzetti, avvolti in morbide copertine, radiografie, sparse qua e là, segnali di un'operosità minuziosa. Sulle pareti gli articoli dei giornali d'epoca e le foto degli antichi dottori che hanno fondato la clinica e che l'hanno portata avanti anche negli anni difficili della Grande Guerra.

La storia


Il fondatore dell'ospedale delle bambole fu il primario Luigi Grassi che nel 1895 lavorava come scenografo nei teatrini dei pupi napoletani, occupandosi anche di eventuali riparazioni. La storia cambiò quando una signora, la sua prima cliente, gli chiese di mettere a posto la sua bambola malandata. Luigi Grassi se ne prese cura, restituendole una seconda vita. Da quel momento la voce si sparse e fu così che iniziò il suo viaggio nel mondo della riparazione dei giocattoli. A Luigi successe Michele Grassi (Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana) che con sua moglie Giovanna (addetta al trucco e al parrucco delle pupattole) gestì la bottega negli anni della guerra e che chiedeva solo un sorriso in cambio della riparazione. Poi toccò al nipote Luigi Grassi (stesso nome del nonno) e, infine, Tiziana Grassi, la prima donna primario della famiglia, che ha trasformato la storica bottega in un museo-clinica con tanto di accettazione, corsie e sala operatoria. Anche lei, come suo nonno, ha ricevuto un riconoscimento per il suo lavoro: nel 2024 la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e Maestri Artigiani le ha assegnato il titolo Mam (Maestro d’Arte e Mestiere). Oggi è primario della clinica-museo che accoglie mediamente 60mila visitatori all’anno.

Quando andarci?

Conviene andarci sempre, ma il periodo ideale è la primavera perché offre l'occasione di visitare tutta la città di Napoli. Le cose da vedere sono Spaccanapoli (la strada che taglia in due la città), il castello Maschio Angioino, il lungomare, il Rione Sanità (dove nacque Antonio De Curtis, in arte Totò), il Cristo velato della cappella Sansevero, via Toledo e i quartieri spagnoli, Castel Sant’Elmo, raggiungibile con la funicolare di Montesanto. L’ospedale delle bambole si trova in pieno centro, in Via San Biagio dei Librai 39, all'interno del Palazzo Marigliano, a pochi passi dalla Cappella Sansevero. Il biglietto di ingresso costa 5 euro per gli adulti, disabili e bambini sotto i 3 anni hanno diritto all’ingresso gratuito. La visita è prenotabile anche sul sito ufficiale ospedaledellebambole.com. Nella settimana di Pasqua l’ospedale è aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30.

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